1990, la macchina del tempo di Achille Lauro

1990 è il ritorno dance di Achille Lauro. Ennesimo tentativo di cover vintage sdoganato o un'originale interpretazione dell''eurodance dei '90?

Venerdì 24 luglio è uscito 1990, l’ultimo lavoro di Achille Lauro, da lungo tempo ormai preannunciato e atteso. Il titolo riprende l’anno di nascita del cantante e segna il traguardo dei 30 anni, il quale è stato raggiunto attraverso una ricca e variegata produzione e sperimentazione musicale, che lo ha reso in tutti questi anni un artista multiforme e completo, che lo ha portato ad attraversare 50 sfumature di rap, tra hardcore, trap, samba tribale e brit rock.

La mia recensione di 1990, il nuovo album di Achille Lauro

Il disco è quello che Lauro ha definito il suo side project, accantonando momentaneamente tutto l’immaginario rock platinato che stava portando alla ribalta, per indossare un altro appariscente abito provocatorio, calzando delle nuove vesti che come al solito, grazie alle sue straordinarie doti da trasformista, lo portano a ripercorrere i grandi successi della eurodance dei mitici anni ’90.

Dall’alto dei suoi tacchi che si ergono come i trampoli di un circense, la divina Achille ci regala un ennesimo momento incantato, traslando le nostre menti nel suo nuovo mondo. Dove ci porterà questo viaggio?

Prima di iniziare: Chi è Achille Lauro

Eclettismo, Introspezione, Stravaganza

1990 è un disco corposo che dietro alla copertina dance nasconde, ma non troppo, le complessità dell’artista stesso e della sua anima eclettica.

Suona fluido e scorrevole già dal primo ascolto, in una perfetta commistione di basi da una musicalità travolgente e di testi più profondi con tratti personali e introspettivi.

Introspezione ed eclettismo, ma anche un progetto che corre su altri binari, quelli della stravaganza. Stravaganza che ormai, nel senso più positivo del termine, è il biglietto da visita del buon Lauro De Marinis, la quale viene intesa come incapacità di percorrere la solita via conosciuta e battere strade che si preannunciano nuove, amene e sinuose, come le curve di un corpo perfetto pronto per essere amato e compreso in tutta la sua bellezza.

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Il bello che balla

A primo impatto può sembrare un album per far ballare, ricco di sonorità dance e con le molteplici riprese di grandi hit italiane ed europee degli anni ’90, basti pensare a Scat Man del compianto Scatman John o Blu dei mirabolanti Eiffel 65. Certamente è un disco che fa muovere, ma non si può ridurre l’analisi a questo magro commento.

Infatti, così come l’artista ha un’anima complessa, anche il disco è costituito dalle plurime sfaccettature che si mescolano e si fondono all’unisono, rappresentando al meglio il personaggio eccentrico che lo ha creato. 

Il carattere provocatorio è forse il primo che balza all’occhio guardando la copertina, aspetto di Lauro che lo ha sempre distinto. Dall’ascolto, poi, emergono l’attaccamento alla tradizione della dance e il desiderio di valorizzarla, attualizzandola. In che modo? Riprendendo grandi classici come Sweet Dreams degli Eurythmics e mettendoci sopra la straordinaria voce di Annalisa oppure facendoci vibrare la mente e il cuore con l’esplosivo remake di You & Me di Alexia, riproponendoli attraverso una moderna chiave di lettura musicale, convertendoli a sonorità che vanno oltre il rap e che si plasmano alla ricerca e sperimentazione musicale.

Infine, a fondamenta del disco, si riconoscono le origini underground del cantante che, nonostante i suoi cambiamenti di genere, non abbandona mai. A supporto di quest’ultima affermazione, nella versione deluxe possiamo trovare degli intermezzi denominati FM, ognuno con una differente frequenza, che vanno a raccontare diversi momenti dell’ei fu Achille e del suo peregrinare in terra, attimi indelebili e importanti sui quali l’ascoltatore si sintonizza per comprendere a pieno la persona prima ancora del personaggio.

Le origini appunto, l’inizio del tutto, i primi passi che hanno condotto a quest’ultimo, sfarzoso e bellissimo ballo, a indossare la scarpetta da principessa che Lauro porta in tutta la sua eleganza.

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I partecipanti al ballo

Le collaborazioni all’interno del disco sono tutte degne di nota, alcune inaspettate e molto ben riuscite. Questo è il caso di Summer’s Imagine con Massimo Pericolo, il cui timbro sposa armonicamente il beat, a riprova di come il ragazzo di Brebbia sulla traccia sia sempre sinonimo di successo.

Gemitaiz e Achille in Scat Men sono un’accoppiata vincente già comprovata da tempo, si pensi ad esempio a pezzi divenuti iconici come Ulalala, e che si riconferma tale nonostante il cambio di genere musicale. Nella stessa traccia Ghali completa l’opera e aiuta a comporre un brano che ha tutti i crismi per entrare a gamba tesa nell’airplay dei tormentoni estivi.

Capo Plaza riesce ad adattare il suo stile e realizza una strofa assolutamente all’altezza; Alexia, gli Eiffel 65 e Benny Benassi sono la macchina del tempo che ci riporta indietro ad anni che mai dimenticheremo; Annalisa dimostra perché sia una delle voci pop più belle della Penisola.

Ma a questo grande ballo fondamentali sono le produzioni. La separazione musicale da Boss Doms, seppur sia stata un piccolo colpo al cuore, non pare aver lasciato musicalmente strascichi, con Lauro che si è affidato per la costruzione di 1990 a Marnik, Gow Tribe, DRD e alla quanto mai misteriosa DIVA, che ci piace pensare sia la personificazione strumentale dello stesso Achille. 

Se il risultato finale fa ballare ma porta inevitabilmente anche a riflettere, il merito basilare va a chi riesce a sistemare il tappeto musicale adeguato sul quale la reginetta del ballo riesce a esprimersi al meglio.

Butta un occhio:

Conclusioni

La grandezza di 1990 sta nell’essere un album letteralmente senza tempo. Proiettato al futuro ma con le radici nel passato, offre al presente un duplice spunto di riflessione, diventando portatore di un messaggio atto all’annullamento delle dicotomie temporali e delle intrinseche contraddittorietà, offrendo un nuovo modo di valorizzare la storia della musica e, al contempo, i suoi continui progressi

Achille Lauro ha dunque fermato la clessidra per l’ennesima volta, riuscendo a fotografare un altro attimo perfetto, destinato a rimanere impresso, destinato a far ballare per sempre.

Romana acquisita, studio economia alla ricerca di una concretezza che compensi l'immaterialità delle mie molteplici passioni.

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