Blue Virus: la tragedia e il Sublime in Moebius

Il terzo disco di Blue Virus e Jack Sapienza è un progetto ambizioso e ricercato. Ti spiego perché è una mosca bianca nella scena italiana.

Per un artista è difficile riuscire a riconfermarsi disco dopo disco, cercando al contempo di alzare il livello dei propri lavori. Nel caso di Blue Virus e Jack Sapienza, l’asta da superare è Fosse per lei , disco che rappresenta un classico per gli appassionati dei temi tristi.

(foto in copertina © Federico Melis)

Il risultato – spoiler – è ottimo, ma non adatto a tutti.

Fuori dalle attuali logiche di mercato

Prima di analizzare il disco, voglio fare una panoramica sulla finalità dello stesso. Moebius va controcorrente in una scena schiava dell’hype e presenta ben diciassette tracce – quattordici togliendo intro e intermezzi, ma conta comunque un numero doppio di brani rispetto a uscite recenti.

Blue Virus gioca in casa firmando il terzo album con Jack Sapienza e rinuncia alla spinta di featuring studiati a tavolino, perché avrebbero potuto appiattire un disco fortemente personale, e di singoli anticipatori, perché avrebbero impedito la piena comprensione della storia.
Non mancano, però, brani che possono suonare come singoli: su tutti, Lieto fine, Bugiarda e La retta via sono tra gli episodi più orecchiabili.

L’obiettivo non è piacere a tutti seguendo i trend del momento, ma raccontare il concept evolvendosi gradualmente e aspirando a un pubblico ben preciso, quello rimasto già colpito da Fosse per lei, che può di sicuro apprezzare lo studio che c’è dietro.
Per questo motivo, l’ascolto di Moebius può risultare pesante a un pubblico abituato a testi leggeri e immediati.

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Il concept

Il concept album è ispirato al nastro di Moebius, una figura topologica non orientabile costituita da un solo lato e un solo bordo, tale che percorrendo un giro ci si ritrova alla parte opposta e per tornare al punto iniziale occorrono due giri interi.
Il concept del disco è strutturato su più livelli: il micro-tema riguarda la vicenda di un romanziere di trent’anni e un ragazzo ventenne con disturbi mentali, mentre il macro-tema riprende la teoria freudiana dei tre luoghi psichici dell’individuo: Es, Io e Super-Io.

Il romanziere è ossessionato dalla paura di un tradimento da parte della compagna, paranoia che si rivela fondata come più volte sottolineato da Blue Virus. In una climax di dubbi e deliri, arriva al punto di uccidere la ragazza e suicidarsi nel suo Breve viaggio, percorrendo il primo giro del nastro di Moebius. Qualcosa, però, va storto: in Al mio tre infatti il personaggio non muore, ma si risveglia nel corpo di un ventenne. La trasformazione è accompagnata da automazioni del pitch della voce che ben rendono l’idea di una metamorfosi improvvisa e fuori controllo.

Il ragazzo organizza una strage con una sua coetanea, per la quale prova un’attrazione morbosa. Il finale è un cliffhanger, un’interruzione brusca dopo un colpo di scena: in Esodo il ragazzo arriva davanti alla porta di casa della ragazza, la sorella della vittima precedente, ma quando lei apre la porta si trova davanti uno sconosciuto, dato che il ragazzo ha assunto nuovamente le sembianze dello scrittore, concludendo il giro del nastro.

Per approfondire adeguatamente la storia dietro al disco, ti consiglio di ascoltare il Moebius Podcast disponibile su Spotify.

Il sublime e la tragedia purificatrice

Estendendo il discorso oltre Moebius, le immagini crude e dolorose dipinte da Blue Virus mi riportano in qualche modo al Sublime, concetto estetico rielaborato più volte sin dall’antichità e che qui ritroviamo nell’accezione pre-romantica di Edmund Burke, che lo aveva definito l’orrendo che affascina: il terrore dell’individuo, però, non è più dovuto alla contemplazione della natura e alla paura della morte, ma alla distanza incolmabile dalla persona amata, per cui i personaggi raccontati da Blue Virus preferiscono chiudersi nel dolore e usare la morte come espediente di fuga.

Il racconto del dolore provato permette all’ascoltatore di empatizzare e di riconoscersi all’interno di questi brani, finendo per rivivere e demistificare quel male che termina con il disco. In questo modo, ricorda la funzione catartica della tragedia secondo Aristotele come esperienza di purificazione dalle emozioni negative rivissute intensamente durante l’ascolto dallo spettatore che riesce infine a liberarsene.

Conclusioni

Moebius è l’ennesima prova dell’affiatamento di Blue Virus e Jack Sapienza: coesistono sonorità di generi diversi, ma il risultato è un progetto coeso e dinamico che evolve gradualmente a supporto della storia. Il tappeto strumentale steso da Jack Sapienza risente in positivo della serie Sampling nel mondo e unisce nuovi suoni a una ricercatezza melodica rara nella scena odierna.

Da segnalare il cambio di passo di flow di Blue tra strofe e ritornelli – che più che cantati, vanno urlati sotto un acquazzone – che accompagna le montagne russe di emozioni.

In conclusione, Moebius è disco memorabile e, sicuramente, un passo avanti.
A questo punto il dubbio viene: cosa si inventeranno per alzare il livello col prossimo disco?

Torinese classe '98, un fondatore di Boh Magazine. Studente di medicina, cerco di essere la vita non sprecata di Tyler.