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Interviste

Quattro chiacchiere in salotto coi bnkr44

bnkr44 è un collettivo di ragazzi tra il 2000 e il 2001, appena tornati con il loro nuovo disco. Abbiamo fatto quattro chiacchiere in salotto con loro

Quattro chiacchiere in salotto coi bnkr44

In occasione dell’uscita di Farsi Male A Noi Va Bene 2.0 ho fatto le famose quattro chiacchiere con i bnkr44 e ora ti racconto com’è andata.

Prima di tutto, i bnkr44 sono da poco tornati con Farsi Male A Noi Va Bene 2.0, una ri-edizione dell’omonimo disco uscito a fine 2021, con la nuova versione pubblicata quasi in concomitanza con la partenza del Summer Tour 2022, iniziato il 28 maggio al Mi Ami Festival 2022. Il progetto conta ben venti tracce, con le uniche collab di Ariete e Tredici Pietro.

La 2.0. nasce dal pensiero di suonare Farsi Male A Noi Va Bene anche d’estate e non solo nei club e continuare a portare avanti questo viaggio sia estetico che concettuale. Invece di interromperlo adesso, a soli 6 mesi di vita, abbiamo aggiunto qualche altra traccia, così ci racconta Gherardo, in arte gheray0, manager e direttore creativo del collettivo.

A parlare con noi, oltre al manager, ci sono Piccolo e Erin, entrambi conosciuti anche per i rispettivi progetti solisti pubblicati negli ultimi due anni. Abbiamo il piacere di chiaccherare con tre dei sette membri che compongono il collettivo bnkr44 (stilizzazione di “bunker44”). Gli altri sono Caph, Fares, Faster e Jxn, produttore.

Intervistare un collettivo al suo completo è una bella sfida, vederseli tutti e 7 davanti sarebbe stato sicuramente stimolante, ma onestamente avrei fatto molte più figure a riconoscerli uno per uno. Siamo abituati mi tranquillizzano sorridendo mentre scambio Gherardo per Jxn.

Riferimenti estetici e musicali, tra ieri e oggi

Decido di sciogliere ulteriormente il ghiaccio e parto con il chiedere loro se per caso abbiano colto i riferimenti evidenti – almeno per la mia generazione (classe ‘91) – con i Backstreet Boys o, più in generale, all’estetica di boy band tipica della fine degli anni ‘90.

Erin e Piccolo rivelano subito la boomer che c’è in me, segnalandomi che forse neppure tutti i bnkr44 conoscono davvero i Backstreet Boys ma mi seguono in questo trip ammettendo una fascinazione dal punto di vista di estetica e di immagine.

Una volta che abbiamo capito di essere un collettivo e appartenere, quindi, a quella categoria abbiamo cercato delle referenze, imbattendoci quindi nei Backstreet boys come nei Brockhampton mi raccontano riportando, giustamente, l’attenzione alle origini del bunker da cui sono nati.

E’ stato un procedimento al contrario e nel tempo: un anno fa il bunker è successo quasi per caso, poi con il tempo ci siamo uniti più dal punto di vista estetico diventando una sorta di boy band, mi segue nel flow Erin.

Lo sanno anche loro, quindi, e oltretutto mi sorprende in positivo questo interesse nell’andare a rivedere reference, studiarsi atteggiamenti e l’estetica tipica di un mondo per loro abbastanza lontano, almeno anagraficamente. Piccolo si sbottona addirittura raccontandomi che vorrebbero prima o poi partorire un outfit identico per tutti: non abbiamo mai fatto un live con un completo uguale, anche perché, pur trovandoci benissimo insieme, siamo tutti diversissimi. Non ci troveremmo mai d’accordo, ma magari un’apparizione simbolica, chi lo sa.

Non sanno che, in quanto figlia di quegli anni, quando sono andata questo inverno a sentirli live all’Apollo con le mie amiche coetanee mi divertivo proprio a riconoscere il tipo di ognuna e ad apprezzare il bello che sta proprio in questa diversità. “No ragazzi, ognuno deve rimanere con la propria identità, promettetemelo” li intimo.

I live e il pubblico dei bnkr44

Un altro aspetto che mi aveva colpito durante il live invernale era l’energia trasmessa sul e sotto il palco. Ed è per questo che mi viene spontaneo chiedere, anche in occasione delle nuove date, le prime impressioni sul loro pubblico, una sorta di identikit.

Mi risponde Gherardo Personalmente sono molto contento, generalmente sono della nostra età o anche più piccola. Li vedo sempre presi bene, il fatto che la gente poghi sui nostri live la trovo una cosa bellissima., aggiunge Erin A Bologna, per dirti, hanno pogato su tracce che non avevano neppure la batteria, un interlude praticamente. Mi spiegano che l’aggiunta dei remix spinge ancora di più la gente a pogare e a farsi del male, ma la cosa che apprezzano di più è il senso di collaborazione e, come biasimarli, la presa bene.

Farsi Male A Noi Va Bene 2.0: la cover del disco e i nuovi pezzi

Andiamo avanti in questa chiacchera tornando sull’album con le sue due edizioni. In particolare, chiedo loro di raccontarmi la storia dietro alla cover, anzi le cover.

Tocca a Piccolo “In realtà la copertina, la prima, è nata da un miscuglio di tante cose e da tentativi precedenti. Poi, filmando il video del trailer del disco avevamo fatto costruire da mio padre un cubo di legno e carta velina che abbiamo bruciato per fare le riprese” continua Gherardo “ma prima ancora abbiamo fatto una Polycam, ossia uno scan 3D di questa cosa e dallo screen di questo abbiamo tirato fuori la copertina su cui Duccio ha disegnato sopra, rendendola viva. Abbiamo voluto darle un’impronta un po’ PlayStation 1 conclude Duccio. “E Art-Attack”, aggiunge la solita boomer.

Il cubo di plexiglass però esiste davvero, mi raccontano, ed è quello che si portano durante il tour e che, di fatto, rappresenta il fil rouge che unisce le due copertine. La luce nella seconda versione, invece che venire dal cubo – mi spiega sempre Piccolo – viene da fuori cambiandone il senso oltre che i colori. Un po’ di esoterismo non guasta, ridono.
Erin che è sicuramente il più preciso del gruppo, infine, mi mostra la foto e ci tengono a sottolineare che l’hanno fatta a Cesena ma non in spiaggia.

Tocca a me di nuovo, e decido a questo punto di chiedere loro come nasca un pezzo. Mi collego al fatto che So chi sei è la terza traccia in cui compare il tandem (parola che li fa sorridere, sì continuo a boomerare) Piccolo-Caph, quindi chiedo loro come funzioni questa scelta delle coppie.
Erin si lascia andare, prima con uno spontaneo A sentimento direi! , poi si ricompone spiegandomi che è un discorso di sonorità, in cui la maggior parte delle volte è il produttore che dà la direzione, ma non sempre. A questo punto interviene Piccolo e scherza, forse non troppo, sul fatto che in realtà a volte capita pure che la scelta sia ancora più spontanea: capita che qualcuno abbia fatto qualcosa e poi prende sotto braccio la persona che crede possa completare il pezzo. A me viene subito in mente una sorta di “ce l’hai” ma al contrario.

Parlando di So chi Sei mi ricollego al trend lanciato su Tik Tok che ha anticipato il pezzo. Per i meno social il trend consisteva nell’inquadrarsi con la scritta “ecco cosa vedresti se facessi un tuffo nei miei occhi”, il filtro poi zoomava fino alla pupilla per rivelare un immagine (Caph e Faster che si baciano, nella versione di Piccolo e una ricerca Google su come capire se si soffre di autismo in quella di Erin) il tutto con il suono con parte del ritornello, chiaramente. Con questo esempio in testa chiedo loro come si trovano con questo nuovo mezzo di promozione.
Non può che rispondermi il manager Ne parliamo tanto, però siccome non siamo dei creatori di Tik Tok ci dobbiamo spremere per utilizzarlo e lasciamo un po’ di energie su questa cosa. Ci troviamo tutti d’accordo, Erin in particolare, sul fatto che non dovrebbe essere un social a dettare l’andamento meno di un pezzo ma di fronte alla realtà dei fatti tocca farsi aiutare e così è successo.

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Di nuovo, mi piace la meticolosità e la cura che ci mettono questi ragazzi in un progetto che non richiede solo musica, ma anche cura estetica, marketing e ovviamente tanta passione, ma questa la diamo per assodata.

Procedendo sulle tracce nuove auto dichiarandomi Best Fan Girl nel leggere in Cosa Ci Resta un richiamo del pezzo della 44.DELUXE intitolato Sparisci. Sono tutti colpiti da questa mia “nerdata bunkeriana”, ma Erin ci tiene a precisare con assoluta educazione che sono due pezzi scritti da due persone differenti a due anni di distanza, solo il produttore è lo stesso. Credo comunque di aver fatto colpo, anche su Erin.

Su questa mia perla Piccolo ci lascia (giustamente?) per andare a farsi la doccia, così concludo la chiaccherata con Gherardo ed Erin procedendo con Giorni Vuoti.

Chiedo loro di raccontarmi come è nato il feat con Tredici Pietro e scopro con piacere che si è trattato di un bell’incontro genuino. É nata a casa mia, nello studio che ho in mezzo al salotto, racconta Erin, Pietro è venuto da noi, è stato qua tre o quattro giorni, ma in sola mezza giornata abbiamo fatto questo pezzo con una session in 5 o 6 persone e varie discussioni. Conclude Gherardo: Si sente che è uscita a seguito di un po’ in realtà.

Conclusioni

Chiudiamo la chiacchera scambiandoci qualche opinione su Twitch (data anche la loro ultima collaborazione con Simone Panetti nel pezzo Morirei) e gli impianti in Italia che non gasano abbastanza. Se il volume è basso la gente non si foga riassume bene Erin il motto di questa propaganda.

Li sorprendo, infine, chiedendo loro in quale festival europeo o extra vorrebbero essere ospiti. Escono fuori tanti nomi alcuni tra cui il Coachella per volare alto, ma anche più possibili come il Primavera di Barcellona o lo Sziget.

Li saluto e auguro loro un bell’aperitivo (essendo ormai le 18:00 di un venerdì sera) e anche di calcare prima di subito uno di questi grandi palchi non solo perché mi ricordano i miei miti da giovane sedicente sedicenne ma soprattutto perché questi ragazzi oltre ad un innato e finora dimostrato talento, ci mettono un’intelligenza critica non banale di questi tempi.

Il mio preferito se fossi 10 anni più giovane? Erin, lo ammetto.

Foto di Margherita Rotelli per Boh Magazine

Nella vita mi occupo di marketing digitale come schiava basic del sistema e gestisco progetti di branding come freelance. Perché mi piace veramente, invece, scrivo di musica e quando si stava meglio organizzavo pure concerti in casa.

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