Infernum è la catabasi di Claver Gold e Murubutu

Infernum è il joint album di Claver Gold e Murubutu, ispirato alla Divina Commedia dantesca. Non è facile raccontare un disco così intenso. Ci provo.

Infernum è il frutto della collaborazione di Claver Gold e Murubutu, che si ispira alla Commedia di Dante Alighieri e si presenta carico di aspettative: è il primo disco scritto a quattro mani dai due artisti, che nel corso degli anni hanno cooperato in diversi singoli e si sono più volte attestati fra le migliori penne del panorama musicale italiano. 

Vediamo se questa prima collaborazione, tanto attesa dai fan e anticipata dall’uscita del singolo Paolo e Francesca è riuscita. Spoiler: sì, e anche bene.

Per me si va ne la città dolente

Il disco, dopo uno skit introduttivo dai toni claustrofobici che trasmette subito il mood giusto, ci catapulta nell’Antinferno: qui Claver Gold, nei panni di Dante, inizia a descrivere la situazione intorno a sé e poco dopo un Murubutu-Virgilio spiega con metrica chirurgica chi sono gli ignavi e come vengono puniti dal contrappasso dantesco.

Senza voler approfondire troppo la Commedia e le continue citazioni, poiché si cadrebbe in un’analisi del testo troppo ampia, sorprende come i due artisti abbiano deciso di abbinare a una più prevedibile, imponente valenza lirica il racconto in prima persona, tanto fondamentale nell’opera originale quanto necessario in questo progetto per rendere coerente la simbiosi fra versi danteschi e intarsi rappati.

Questa scelta stilistica, tanto semplice quanto efficace, riesce a rendere sensato il gioco di ruolo che si instaura fra i due liricisti, i quali mantengono i rispettivi ruoli di pellegrino e guida spirituale per l’intero lavoro, e permette una immedesimazione maggiore da parte dell’ascoltatore.

Amor, c’ha nullo amato amar perdona

Il progetto prosegue e la tracklist vede un totale di 9 tracce (più intro e outro), ognuna dedicata a un personaggio chiave dell’opera originale, proposte nell’ordine prefissato da Dante per la discesa negli Inferi.

L’immedesimazione di cui si parlava prima non viene interrotta neppure dagli ospiti, che anzi sono tre: un numero che torna spesso nella Commedia, tanto caro al suo autore perché simbolo della Trinità, della conoscenza e della perfezione.

Vincenzo di Bonaventura, un attore abruzzese che presta la sua voce per i versi decantati nell’intro, Davide Shorty, per il ritornello di Antinferno, e Giuliano Palma, che collabora in Paolo e Francesca, grazie alla loro familiarità o col mondo dantesco o coi due padroni di casa portano a un risultato degno di nota, partecipazioni potenti e intense incorniciate da un tappeto musicale di rara bellezza.

I producer invitati alle macchine, tra cui spiccano Il Tenente, KD One e Dj Fastcut, riescono a combinare i loro stili e i loro punti di forza per creare atmosfere sì cupe e piene di tensione, ma anche scorrevoli e godibili. Una gioia per le orecchie, anche le più esigenti.

Leggi anche: il beatmaker ha un ruolo sempre più importante

Anche se vivi già morti e ignavi

Volendo approfondire meglio i due artisti, si nota come Murubutu si mantenga fedele all’opera originale, coerentemente col suo ruolo di Virgilio, e la esponga con uno stile ricercato ma più cattivo e aggressivo del solito, dalle barre veloci e serrate che ricorda molto “Il giovane Mariani”, e regali extrabeat e strofe ricche di citazionismo e tecnica.

Quasi a voler trarre insegnamento dai suoi lavori solisti, dove un difetto poteva essere la mancanza di un ritornello più “attraente” per l’ascoltatore, Murubutu mantiene la potenza espressiva dei testi ma calibra bene i refrain, andando ad aggiungere quell’appeal che un utente non abituato al suo stile può non trovare nei suoi dischi.

Questa pioggia qua non spegne i fuochi, bagna i solchi ai bordi del sorriso opaco.

Taide intanto con lo sguardo incanta, guarda quanto manca, quanto resta ancora.

Guarda stanca mentre l’alba calda canta, cambia gamba e intanto si consola. 

Murubutu – Taide

Leggi anche: i migliori rapper liricisti

La vita a volte corre mentre tu cammini

Claver Gold, che invece interpreta Dante, non si avvicina alla Commedia con la stessa attenzione di Murubutu: mette in secondo piano tecnicismi e testi troppo aulici in nome dell’introspezione e di uno spunto riflessivo differente. 

Condisce i versi danteschi con se stesso, il suo passato, e li attualizza.

In un certo senso non si innova, non esce troppo dalla sua comfort zone e non si sgancia troppo dalla caratteristica che ha da sempre contraddistinto la sua musica, ma sotto un altro punto di vista questa è una dimostrazione di forza: Dante si è calato negli Inferi “di persona”, perché non imitarlo immaginando Caronte come metafora dell’eroina? Perché non instaurare un dialogo con Pier della Vigna, scrittore e politico suicida, e tramutarlo in un ragazzo solo e bullizzato fingendo di essere un suo amico? Personalmente è una scelta che approvo e apprezzo, ai posteri l’ardua sentenza.

Nessuno gli chiedeva mai, mai “come stai?”, scoppiano bolle che contengono la fantasia.

Io ti dicevo: “Vai tranquillo, Pier, che ce la fai”, mentre cercavi di nascondere ogni tua fobia.

Claver Gold – Pier

 …e quindi uscimmo a riveder le stelle

Infernum si attesta dopo diversi ascolti come un ottimo lavoro. Nasce come un progetto ambizioso e riesce a centrare il concetto di omaggio ad un’opera ineguagliabile della cultura italiana, presentandola in un modo originale e quanto più rispettoso possibile, unendo anche quel “pizzico” di attualità che rende la Commedia ancora più un classico senza tempo.

Un disco che intrattiene se lo si ascolta con un approccio più superficiale grazie alla scorrevolezza dell’insieme, ma che consente all’utente più attento di scavare nella metrica per analizzare e scomporre le citazioni e i testi in generale.

Dante, nella sua Commedia, poneva spesso al centro delle questioni Beatrice, ora detentrice di verità, ora portatrice di conoscenza, ora insegnante dell’ordinamento divino. Claver Gold e Murubutu, dal canto loro, pongono al centro del loro lavoro la cultura personale, l’introspezione e la narrazione.

E la musica, un’arte che grazie a dischi di questo calibro ne esce arricchita.

Boh Magazine presenta Factory