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Interviste

Clementino è il Black Pulcinella: il lato oscuro di Iena White

Clementino è il Black Pulcinella: il lato oscuro di Iena White

Come stai Clemente?

Sono felicissimo, sto bene. C’è molto lavoro da fare ora, perché la mia brillante idea di inserirmi in più categorie, rap, spettacolo

Veniamo interrotti da un bell’abbraccio con Rocco Hunt, anche lui negli studi di Sony Music. Molto naturalmente andiamo a parlare di Rocco e di come sia nata la loro bellissima amicizia

L’ho visto crescere… Eravamo a Salerno, sale sul palco ad una gara di freestyle ed io ero in giuria. Penso ma chi è sto bastardo, aveva 14/15 anni, era troppo forte. Vince lui, arriva con l’SH dietro il palco, sale e ricomincia a fare freestyle. Il giorno dopo mi chiama per mangiarci una pizza a Salerno, nasce O’ Mar e O’ Sol ed il resto è storia. Era il 2011, lui era un pischello e mo ha un figlio, pensa te.

Questo album rispetto ai precedenti mi sembra molto più vicino alle tue radici…

Si nu mostr, come mi piace che mi dici questa cosa. Quando mi dicevano Clemè non sei più quello di Napoli Manicomio, e ora mi diranno sei quello di Napoli Manicomio.

Sì, ho scoperto che voglio fare quello che mi piace; non che quello di prima non mi piacesse, però era arrivato il momento di fare il rap a tutti gli effetti, portando il boom-bap, il rap anni ’90 nel 2022.

Infatti tutti i featuring sono più giovani i me, mi piaceva questa cosa perché avevo sicuramente bisogno di sfogare, e questo è un disco rap senza censure, sboccatissimo.

Il contrario di quello che ci si potrebbe aspettare da uno che fa The Voice, o Made in Sud. Il mio disco è l’opposto di quello che sta a The Voice, perché tira fuori tutta la mia parte scura. Scura assolutamente non in senso di horror, parlo di tutto ciò che non si può dire o fare perché sei mainstream.

Dobbiamo rompere le regole, fare l’opposto di quello che la gente si aspetta. Il disco si chiama appunto Black Pulcinella perché è il mio lato oscuro, del Pulcinella napoletano. Ho potuto parlare anche del mio passato turbolento, con la lucidità di adesso riesco a spiegare meglio quale fosse il mio lato oscuro.

È un po’ come l’asso di picche nel mazzo di carte, che è il lato oscuro del mazzo di carte, quello è Black Pulcinella.

Tra l’altro c’è tantissimo rap in questo disco (non che sia mai mancato nei tuoi lavori) e tantissima Napoli (che altrettanto non è mai mancata). Anche più del solito…

La maggior parte delle volte che mi sono esibito, pure altri cantanti di altri generi, quando mi sentono fare freestyle o le rime in extrabeat dicono qua sei il numero 1, allora ho detto cazzo dobbiamo un attimo tirare fuori questa cosa e ricordarci che comunque nonostante la mia età voglio ancora dare mazzate al microfono.

Questa cosa mi sta piacendo farla, mi sto divertendo. Secondo me è importante questo, altrimenti cosa dovrei fare, scrivere sempre per piacere alla gente? Il controsenso poi è proprio quello, alla gente piace questo Clementino, quello che Spakk e Vetrin.

Poi arrivano anche i progetti più pop, con il pezzo strappalacrime, e va bene. Questo però era un momento in cui dovevo dare gli schiaffoni, paccheri all’italiana.

Che poi c’è tantissima attenzione anche alle linee melodiche dei ritornelli…

Sì, quello sempre. Però fondamentalmente io sono sempre stato un B-Boy. Quindi Writing, Breaking, i DJ che fanno il crab come Qbert, i grandi writer italiani che erano fortissimi.

La cultura Hip-Hop mi ha sempre colpito e negli ultimi anni questa cultura è stata un po’ tralasciata, è diventata più una cultura Instagram che è diversa come cosa. Il vero riconosce il vero e l’Hip-Hop è vero.

Tutto quello che è stato fatto negli anni, la gavetta nei centri sociali, vanno raccolti un po’ i frutti. Altrimenti sembra che basti essere il figlio di un goielliere, farsi regalare 5.000€ per comprare la collana, per essere un rapper. No. Per fare il rap bisogna studiare, io non ho collane o braccialetti perché per me sono cose futili.

Poi arrivano pure eh, per orgoglio, perché ho lavorato tanto e ora mi posso permettere pure questa cosa e anche questo fa parte dell’Hip-Hop. Però non è la prima cosa, la prima cosa è la musica.

I featuring con Ensi, Mattak, Nerone e, perché no, anche Nello Taver, sono un vero e proprio tributo al rap…

Io penso che Napoli, anche geograficamente, sia un po’ la West Coast d’Italia ed il mio tipo di rap preferito non è quello di New York, che è in battere, ma quello di Los Angeles, che è in levare.

Il suono di Los Angeles, Detroit (…) arriva un po’ in ritardo, come Troisi scusate il ritardo. Mi sono rispecchiato molto nel rap californiano, Cypress Hill, Kendrick Lamar, Dr. Dre, Snoop Dogg, mi ha sempre fatto impazzire.

Non mi piace il rap col cappotto, a me piace la camicia a maniche corte e fiorellini, devo rappare al mare io.

Il featuring con Madame e Nicola Siciliano com’è nato?

Io ho fatto le strofe e mio fratello Paolo ha scritto il ritornello di Amore Lo-Fi, su quel pezzo Madame e Siciliano erano i più adatti perché sono molto bravi a parlare d’amore.

La cosa che mi ha colpito è che Madame non ha cantato ma ha rappato, anche Madame è diventata Black Pulcinella in quel momento. Questa cosa mi ha fatto impazzire.

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Nello Taver invece?

Nello Taver è uno psicopatico come me. Io ho scritto questa canzone che prima si chiamava Grosso guaio a Nola York, che io sono di Nola, poi l’abbiamo cambiata in Crazy Shit; non l’ho scritto perché c’era Nello Taver. Dopo averlo scritto ho pensato di aver bisogno di uno pazzo.

Ho scelto Nello Taver perché secondo me ha delle genialate nelle sue metriche che sono pazzesche.

Anche se in questo disco, come tuo solito, non ti sei preso troppo sul serio, sei riscito comunque ad entrare in una dimensione intima e privata. Sei migliorato in questo?

Credo di sì perché negli ultimi due anni ho letto circa 50 libri, cosa che non era mai successa. Tutte le autobiografie: Paolo Vilaggio, Will Smith, Jim Carrey, Walt Disney; tutti i libri di Saviano, i libri di Jules Verne, tantissimo. Il libro è diventato mio amico, ora nello zaino ho il libro dei The Jackal.

Mi piace leggere, ho scoperto che è una delle mie passioni, come il collezionismo di vinili o action figures (ce le ho tutte). Ora colleziono anche libri, però li leggo.

Mi piace, mi aiuta sulla comunicazione; sto facedo bene anche le interviste ora, prima abbreviavo ora invece mi piace e ho scoperto questa cosa della comunicazione, che è importante.

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Qual è il libro che ti ha più impressionato tra quelli che hai letto recentemente?

Sembra strano ma l’autobiografia di Will Smith; a parte l’episodio all’Academy, il suo libro mi ha spiegato tanto anche perché lui è passato dal rap, alla TV, al cinema.

Allora ho detto fammi vedere, lui è uno stakanovista, lavorare sempre. Questa cosa mi ha aiutato tanto, perché magari io avevo un testo davanti a mezzanotte e mi staccavo, invece ho detto aspetta posso stare fino all’1, e in quell’ora in più esce qualche idea, qualche cosa, un taglio, un aggiusto.

Ho scritto forse 80 tracce, finite. Prima, seconda, terza strofa e ritornello; dopo sono andato a scegliere quelle più adatte.

Questo me lo avevi detto anche per il disco Tarantelle…

Perché per Tarantelle ne avevo scritte 70-qualcosa; ho fatto tanto per il rap italiano, ed il rap italiano ha fatto tanto per me.

Ad esempio ti ha portato a Made in Sud…

Sì, se penso che grazie al rap uno può arrivare anche alla televisione mi chiedo cosa stia succedendo. Però mi godo il qui e oggi, perché pensare a ieri, ai problemi, a domani cosa succede, aspetta un momento.

Ora sono qua con te, stasera esce l’album. Non vedo l’ora, i miei amici hanno organizzato Aspettando Black Pulcinella ad un pub di Nola, verranno tutti; Nicola Siciliano, Ensi che è lì coi Subsonica… è bello perché ti senti circondato da una famiglia che ti vuole bene dal giorno 1, non che ti è stata vicino solo perché eri famoso.

La cosa incredibile poi è che il mio DJ è di Nola, il mio personal Zio Sal (che è mio zio veramente) è di Nola, i grafici, Francesco Paura che ha realizzato la maschera è di Nola, i videomaker di Nola. C’è una famiglia, mi sento protetto, anche perché loro sanno cosa ho passato.

Io penso che gli amici stretti, la famiglia, la fidanzata (perché ora sono fidanzato) sono la chiave, altrimenti il successo ti dà alla testa e impazzisci.

Lo staff di Big Picture, di Sony Music/Epic è straordinario, riesco ad apprezzare e anzi penso in passato come io non abbia molto spesso apprezzato la gente che era con me a lavorare perché io non ci stavo con la testa. Dicevo che palle devo fare l’intervista, che palle devo andare di là.

Porca troia, stanno lavorando per me, dovrei fargli una statua. E infatti adesso sono il primo propositivo. Devo ringraziare di lavorare con ciò che amo fare e questa è una cosa che non devo mai dimenticare.

Immagino tu sia felice di tornare in tour, anche perché il palco è il tuo ambiente…

Sisi, il palco è la tana della iena. Faccio tanto freestyle, porterò i brani vecchi storici ma mi concentrerò su Black Pulcinella. Ci saranno dei ragazzi anche con me, mi daranno una mano sulle doppie, tra l’altro sempre di Nola.

Cioè c’è tutto il paese; che poi quando vai a suonare all’Alcatraz a Milano vedi che di lato c’è gente del tuo paese, che è una cosa bellissima.

Quest anno girerò solo col DJ perché è un disco molto rap, ma ci saranno anche date a cui dovrò andare con la band, sempre di Nola.

Ultima domanda: La direzione artistica del disco l’hai curata tu?

Mio fratello Paolo, PJ Gionson, LDO, insieme a me e con una mano da tutti i ragazzi di Sony.

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