Roland TR-808: il mito e la rivoluzione

Il rap, la dance, le grandi produzioni pop internazionali passando per l'elettronica. Dagli albori ai giorni nostri, la storia della drum machine che ha cambiato la musica.

Che ti sia appena affacciato al mondo delle produzioni o che tu sforni decine di beat al mese, quasi sicuramente il tuo risultato ambisce a dare quel tipo di potenza e risonanza che faccia percepire all’ascoltatore la strumentale piena e corposa. Per ottenerlo, sono certo che ricorri sempre, tra gli altri strumenti, all’808. Ma sei sicuro di conoscere ciò che stai utilizzando?

Roland TR-808

Se non hai idea di cosa sia l’oggetto qui sopra, potresti essere sorpreso dal fatto che i tipici bassoni che senti nei beats di Sick Luke, piuttosto che in quelle di producer super blasonati come Metro Boomin nasca dall’evoluzione di questa macchina dei primi anni ’80.

Premessa: quando sentiamo parlare di 808, automaticamente tutti associamo il tipico basso prorompente tipico della musica trap, che va ad intersecarsi al kick creando il pattern delle drums. In realtà, quel suono altro non è che la modifica e la personalizzazione di una Sine Wave che alimenta le basse frequenze. Sequencer come FL Studio hanno poi permesso di introdurre nel programma i cosiddetti “sample packs“, dove all’interno troviamo questi campioni già pronti da draggare&droppare, favorendo il processo compositivo.

Leggi anche: perchè FL Studio è il miglior sequencer

Nei paragrafi successivi proverò a concentrare alcune informazioni essenziali che riguardano la storia e l’evoluzione della Roland TR-808, soffermandomi su alcuni passaggi che l’hanno resa protagonista di una vera e propria rivoluzione sonora.

Le origini

Tutto nasce da Ikutaro Kakehashi, un ingegnere e imprenditore giapponese scomparso l’1 aprile 2017, che nel 1972 fonda la Roland Corporation, storica azienda di strumenti musicali che tutti conosciamo. Sull’onda delle prima drum machine prodotte da Eko proprio nel ’72, 6 anni dopo nasce il primo esperimento di Kakehashi. La CR-78, infatti, è una drum machine programmabile che anticipa quella che un paio di anni dopo sarebbe divenuta ben più conosciuta.

Nel 1980 vede però la luce anche la Linn LM-1, macchina americana che, al posto di utilizzare transistor, prende i suoni originali della batteria e li digitalizza. Grazie a questa nuova funzione di campioni digitali riceve tantissima attenzione, arrivando ad essere utilizzata dagli artisti più famosi dell’epoca. In tutto ciò la Roland TR-808, uscita lo stesso anno, si propone come principale competitor, rimanendo però in produzione solo per 3 anni per un totale di 12000 esemplari scarsi.

Dovendo ricorrere necessariamente ad un taglio dei costi di produzione, Kakehashi utilizza dei transistor difettosi, i quali non venivano considerati dalle aziende in quanto incapaci di produrre un suono godibile. Inspiegabilmente, complice anche il prezzo (cinque volte inferiore rispetto alla LM-1), la TR-808 riesce a far parlare di sè e tagliare i primi traguardi. I suoni caratteristici della macchina sono alla base del tipico pattern dirty south e, per intenderci, raggruppa il clap, il kick, la cowbell, gli hi hats e lo snare, ancora oggi studiati e manipolati dai producers e dai fonici per adattarli alle produzioni moderne.

Per approfondire: il mestiere di tecnico del suono

Primi esperimenti

Dall’altra parte il mondo, contemporaneamente un dj di nome Afrika Bambaataa, interessato a contaminare la musica e il movimento che insieme alla sua Zulu Nation cerca di mettere pace tra le gang, compie il primo storico passo per il genere. Planet Rock, uscita nel 1982, è infatti il manifesto della TR-808 nella black music.

La traccia campiona Trans Europe Express dei tedeschi Kraftwerk, considerati i pionieri della musica elettronica. Si tratta di un vero e proprio Big Bang, un esplosione che genera a catena storie diverse in gran parte degli USA. Se a New York gruppi come Run DMC e Public Enemy hanno scritto la storia dell’hip hop in parte lo dobbiamo anche a questo strumento, che intanto contribuisce anche allo sviluppo di altri generi che adattano i suoni contenuti nella drum machine per nuovi movimenti, come quello Techno a Detroit e House a Chicago.

Il fenomeno globale

Tra i grandi cantautori che, fuori dal rap, hanno fatto uso della TR-808 il primo nome che viene sempre citato è quello di Marvin Gaye. La sua celebre Sexual Healing, infatti, fin dall’inizio presenta un pattern di drums facilmente riconducibile alla nostra cara e amata protagonista.

Allargando il discorso, persino Phil Collins nel 1985 trova nella TR-808 un valido sostituto per la parte ritmica di One More Night. Nata grazie ad un esercizio di improvvisazione, il brano si distacca completamente dal suo repertorio classico e si rivela una scommessa vinta.

E non solo per lui. Ben presto, infatti, come successo prima per il rap e per la musica elettronica, anche nei circuiti mainstream lo strumento comincia a prendere piede prepotentemente. Produttori e popstar internazionali ne intercettano le grandi potenzialità rivoluzionarie e fanno a gare per accapparrarsi un modello di quell’hardware, che di lì a poco però finisce fuori produzione, portando con sè l’alone leggendario che ancora oggi gli è giustamente riconosciuto.

I giorni nostri

Ed eccoci arrivati, probabilmente, alla parte che credevi fosse la prima e unica da dedicare all’argomento: la 808 associata alla musica trap. La sua influenza, nonostante sia ampiamente presente nella musica odierna, risale ai primi anni 2000. I più ferrati sul genere saranno sicuramente a conoscenza del periodo crunk, che vede in personaggi come Lil Jon e T.I. due dei massimi esponenti, piuttosto che dei più famosi rapper americani come Gucci Mane, Rick Ross o Lil Wayne, giusto per citare i capisaldi e i più alti vertici dell’albero genealogico di questo tipo di rap.

Anche in Italia l’808, come saprai, è ovunque. Sarebbe scontato precisare quanto di ciò che è stato appena riportato abbia influenzato le nuove leve e i newcomers del rap italiano. A proposito invece di pionieri, siamo tutti d’accordo sul fatto che Don Joe e i Club Dogo abbiano portato grosse novità nel gioco. E, in questo caso, non solo dal punto di vista dello stile, dell’immaginario e dell’attitudine, ma anche da quello dei singoli suoni. Quelli dell’808, appunto.

Per concludere

Spesso può risultare utile e interessante compiere questo tipo di viaggi e di ricerche “alla scoperta di“, soprattutto per conoscere. Lo studio, unito alla sperimentazione e al rispetto per ciò che c’è stato, hanno permesso a questi grandi artisti di rimanere nella storia.

Nel caso specifico, tutto è nato da un aggeggio programmabile che è stato concepito per errore. Curioso, no?

Dalla provincia di Varese, un appassionato di Rap ed Elettronica. A metà tra street credibility e club culture, scrivo di musica con la stessa passione con cui Ozzy Osborne sceglie i suoi cereali preferiti.

Boh Magazine presenta Factory