Elo è la Fase 2 di DrefGold

DrefGold, a quasi due anni dal primo album ufficiale, torna con Elo. La Kanaglia del rap italiano riparte dunque, già dal titolo, da dove tutto è iniziato.

DrefGold timbra il cartellino e segna ufficialmente il suo ritorno con un nuovo album, Elo. Si tratta del suo secondo disco, che viene alla luce a distanza di due anni da Kanaglia. Due anni di feedback mai pienamente positivi. Qualcosa è cambiato. Anzi, meglio: è cambiato qualcosa in questi due anni? Rivaluteremo DrefGold in positivo? Stiamo a vedere.

Recensione di Elo, album di Drefgold

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista. Lo è per chi ha avuto un exploit positivo, figuriamoci per DrefGold, il quale non godeva esattamente di stima assoluta dal fan medio, ad esempio, degli ospiti coinvolti in questo progetto. Diversi ospiti a coprire quasi la metà del disco.

Trattasi di recensione un po’ delicata ma per ELO voglio mettere da parte Kanaglia, i due anni che sono intercorsi, il numero consistente di featuring e quanto altro. Massimo distacco senza essere prevenuti. Come è giusto che sia.

Level Up

Ad un primo ascolto, di quelli fatti a caldo traccia dopo traccia, si ha subito la sensazione che questo album sia più di qualche gradino sopra Kanaglia. Lo è, naturalmente, da un punto di vista musicale, di produzioni e di topline, che giocano il ruolo di maggior importanza per questo tipo di artisti, anche se non unico.

Non fraintendiamo, oltre ad un paio di richiami alla spiacevole vicenda personale che ha coinvolto il rapper di San Vitale, il mondo fatto di backwoods e lean anche qui tiene botta, ci mancherebbe altro.

Ciò che però accosta è un evoluzione di quel mood allegro & spensierato che caratterizza il suo personaggio, un’importante consapevolezza degli errori fatti in passato (scelte artistiche e non) e, soprattutto, l’assenza di contenuti impegnati.

Già, potrebbe suonare strano, ma l’accenno, seppur minimo, a tematiche sociali, sarebbe potuto risultare una forzatura che avrebbe scaturito un effetto esattamente opposto a quello desiderato.

Per approfondire: Quali sono gli effetti della lean

Guitar Helo

Un elemento fondamentale che ha permesso quell’upgrade di giochi & colori di cui sopra, è la presenza di chitarre alle strumentali. Daves The Kid e Drillionaire hanno adattato bene le produzioni allo stile di Dref, personalizzando persino l’abusato preset In Memorium che tutti associamo alle hit trap da qualche anno a questa parte.

Le chitarre suonate però hanno decisamente avuto quel valore aggiunto che caratterizza i beats, per esempio, di newcomers d’oltreoceano come Lil Mosey o iann dior (giusto per citare due nomi) che spesso e volentieri ricorrono allo strumento a corde da intersecare ad un 808 corto e impattante.

Tale percorso è iniziato con Drip, uscita esattamente un anno fa, che subito mette in risalto un’affascinante, storica e riconoscibile Gibson Les Paul sulla quale DrefGold saltella e si diverte.

In questo album è probabilmente un qualcosa di più vicino a una Fender Telecaster che arpeggia in STUPIDO DRIP, WICKR ME ed ENJOY. A proposito di quest’ultima, Tedua aveva ragione: la sua strofa è quanto di più musicalmente piacevole e tecnicamente impeccabile prodotto ultimamente da lui.

In SNITCH E IMPICCI il riferimento è più acustico, in 223 addirittura si identifica in un sample di una vecchia composizione di Mauro Giuliani, mentre in CALMA si unisce ad un inaspettato coro di bambini e ad un whistle per il brano forse più particolare e significativo del progetto.

Chi se lo sarebbe mai aspettato che uno come DrefGold avrebbe potuto contribuire, consapevolmente o meno, alla rinascita di una popolazione dopo due mesi di lockdown totale?

Oggi sicuro è un giorno migliore
Non lo dico io, sono tutte le persone
Brilla la mia collana, splende nel cielo il sole
Non posso stare in casa, esco, giro varie zone

DrefGold – CALMA

BHMGG

L’altra metà di ELO si concentra più sul suo animo trap, ricordando le panchine in Via Massarenti che oggi si fondono con le personalità più esposte della scena rap italiana.

Bene FSK e Tony Effe, Capo Plaza fa inizialmente ben sperare ma finisce col perdersi nel suo solito flow. Lazza va diretto di punchline a cascata, Guè Pequeno lo segue a ruota non tirandosi di certo indietro, mentre con Luchè si segnala un’inaspettata drillata inglese.

Il singolo più quotato, atteso e potenzialmente esplosivo arriva già alla seconda traccia. Sfera Ebbasta al ritornello + seconda strofa, tresillo che lascia leggermente spazio all’ondulazione del corpo e testo facilmente tumblrabile. Tiktoker vi vedo.

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Conclusioni

Complessivamente, ELO può essere visto come l’ennesima esperienza nel CV Billion Headz Music Group, del quale il protagonista fa parte. Nonostante la sovrabbondanza delle collaborazioni che, inutile nasconderlo, hanno (anche) il compito di piazzare il prodotto alle differenti fanbase, la raccolta ben si inserisce nell’economia di un gruppo che ha nell’ambizione internazionale il suo main focus.

Ed è proprio qui che la fotografia dell’attuale panorama italiano viene in aiuto a chi, con un occhio verso il Bel Paese, cerca nomi nuovi con cui poter invest..ops, collaborare. Ma forse su questo siamo già a buon punto.

Dalla provincia di Varese, un appassionato di Rap ed Elettronica. A metà tra street credibility e club culture, scrivo di musica con la stessa passione con cui Ozzy Osborne sceglie i suoi cereali preferiti.

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