Dio Perdona, Enzo Dong no: l’attesa è stata ripagata?

Enzo Dong pubblica dopo una lunga attesa Dio Perdona, Io No, il suo primo album ufficiale. Il gioco sarà valso la candela?

Spero in un progetto di Enzo Dong da almeno tre anni, tre. Questo è sicuramente un periodo piuttosto lungo, in cui possono succedere tante cose: puoi cambiare città o lavoro, puoi tagliare i ponti col passato e cambiare sesso (e non solo quelli), puoi anche partorire almeno un paio di volte.

Recensione dell'album Dio Persona Io No di Enzo Dong

(foto in copertina © Gianluca Caldara)

La visione del parto è quella sicuramente più azzeccata per descrivere l’attesa intorno al primo disco ufficiale di Enzo, Dio Perdona, Io No, la cui gestazione è stata lunga e difficoltosa. È nato comunque un bimbo grasso e in salute, ma ci si pone comunque una domanda: tutto questo tempo è giustificato?

Figlio di Secondigliano

Prima di dettagliare, un assunto obbligatorio e sul quale non crediamo di poter essere smentiti. Enzo Dong è e rimarrà per sempre il figlio di un luogo Dove Ognuno Nasce Giudicato e nel quale, erroneamente, si è portati troppo precipitosamente a etichettare le persone come dei poco di buono. Dong, purché attaccato alla sua terra come un tronco alle radici, ha lottato per cambiare il corso di una storia che è già scritta soltanto per chi non ha il coraggio di guardare oltre.

Secondigliano Regna ancora ad alta voce grazie (anche) alla voce di uno dei suoi figli prediletti, che non dimentica che si è svezzato nei palazzi e a quei luoghi porta il giusto tributo anche in questo suo primo progetto ufficiale, sul modello di tutta la produzione antecedente.

La via del perdono

Immaginiamo un peccatore che, arrivato alla fine di un pellegrinaggio di redenzione lungo ed estenuante, viene assolto da tutti i suoi peccati da un prete che lo stava attendendo al traguardo della salvezza. Prendete questa immagine da catechismo pomeridiano e ribaltatela, perché Donghito è quel prete più bastardo del Babbo di Billy Bob Thornton che accoglie a braccia aperte il malcapitato pronto per essere condotto simpaticamente tra le fiamme dell’inferno.

Costellando il disco di provocazioni tipicamente di matrice donghiana, Enzo Dong alza la cresta e fa risaltare la sua attitudine da unico gallo nel pollaio che cerca di dominare sul territorio circostante. Tra chicchirichì più apprezzabili e altri meno, Dio Perdona, Io No vive sempre e comunque sulla consapevolezza del ragazzo di essere il migliore, che se ci pensate è un concept che nel rap fa sempre la sua bella figura.

Featuring

Le collaborazioni a primo impatto mi avevano dato la sensazione di essere un pò casuali, ma si sa che la prima impressione a volte è una schifezza. Tedua e incredibilmente il buon Drefgold appaiono in forma straordinaria, contrapponendosi a un Fibra in un periodo di scarsa vena creativa e a una Dark Polo Gang in versione compitino. In ultimo Gemitaiz e Fedez offrono un loro personalissimo e gradevole tocco, non dispiacendomi assolutamente nell’ascoltarli. Col senno del poi scelte che hanno un senso, magari il mio desiderio da uomo del Sud è che next time ci possa essere un pizzico di napoletanità in più che non guasterebbe.

Il gioco vale la candela?

Immagino il DM di Enzo Dong, subissato da messaggi di fan che chiedono “we Enzù ma sto disco?”

Probabilmente al giorno d’oggi siamo abituati ad artisti che pubblicano un progetto dietro l’altro, tipo Gué Pequeno, la cui creatività e capacità immediata di adattamento ai tempi ha un riflesso quasi sempre positivo nella musica proposta. Il rovescio della medaglia è dettato invece da dischi che per una questione di obbligo del mercato musicale vengono pimpati in maniera del tutto immeritata e fatti uscire senza un reale processo di perfezionamento dietro, dando vita a dei prodotti senza né capo né coda.

Fare un album però non è semplice come timbrare il cartellino a lavoro o come bere un caffè, sebbene i tempi ci stiano portando a pensare questo. Dietro un progetto può esserci un lavoro minuzioso, un procedimento certosino di miglioramento o, banalmente, gli umori e le insicurezze di un artista, che lo portano inevitabilmente a rallentare l’abbraccio al grande pubblico.

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Chiedo scusa per il ritardo

Enzo Dong ha sudato il progetto che ha realizzato, ha atteso e fatto attendere, ma ha acceso la candela nel momento propizio, proprio mentre il buio stava diventando più fitto. Dio Perdona, Io No non è il disco del 2019, ma suona e convince, ed è soprattutto il disco giusto al momento giusto.

Toppare i tempi avrebbe portato il ragazzo a trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliatissimo, invece questa partita a scacchi Enzo l’ha vinta portando il suo sguardo verso sinistra mentre tutti stavano guardando in direzione opposta, colpendo la scena con una Kansas City di pregevole fattura.

Dio sicuramente non perdonerà, ma noi abbiamo capito la situazione, e ti perdoniamo caro Enzo. Però facci fare almeno un giro in Limousine!

Volevo essere un rapper, poi ho scoperto che mi viene meglio fare altro, tipo mangiare.