In ufficio con Frenetik e Asian Fake

Due chiacchiere con Frenetik a proposito della sua etichetta discografica Asian Fake e della situazione lavorativa in tempi di quarantena.

Ho fatto due chiacchiere con Frenetik, A/R di Asian Fake. Abbiamo parlato dei progetti futuri e del delicato stato dell’arte.

Frenetik, al secolo Daniele Mungai, è conosciuto ai più per aver prodotto numerose hit in duo con il socio Orang3, collaborando con la quasi totalità della scena che gravita attorno al rap italiano: Gemitaiz, Coez, Salmo, Achille Lauro, Noyz Narcos sono solo alcuni.

Leggi anche: L’importanza del beatmaker

Da produttore a direttore artistico

Quello che qualcuno potrebbe invece non sapere è che Frenetik è anche A/R e socio dell’etichetta indipendente Asian Fake, nata nel 2016 e che annovera nel suo roster alcune delle più belle sorprese degli ultimi anni e numerose belle promesse (anche Inoki si è recentemente unito alla scuderia) con un occhio di riguardo per la sperimentazione senza confini di genere.

Procediamo con ordine.

Di cosa si occupa l’A/R di una etichetta discografica? Dall’inglese “Artists & Repertoire”, sostanzialmente si occupa della scoperta dei talenti e di mettere gli artisti sotto contratto. Spesso è il vero e proprio direttore artistico, che presiede le sessioni in studio e supervisiona i progetti che vengono prodotti.

Potrebbe interessarti anche: come si diventa tecnico del suono?

L’universo Asian Fake

In poco più di 3 anni di attività Frenetik, in società con Filippo Palazzo (CEO) e Yuri Ferioli ha raccolto numerosissime uscite ed altrettanti successi, lanciando successi come quelli di Venerus e Coma Cose, annoverando al contempo veterani come Drone126 e Inoki, condendo il tutto con Sxrrxwland, DARRN e altri ancora.

RD: Qual è l’idea da cui nasce Asian Fake?

Frenetik: Asian Fake nasce dall’esigenza di creare un nuovo spazio all’interno del mercato discografico italiano. Sentivamo e sentiamo il bisogno di far sentire a quante più persone possibile le voci fuori dal coro, mettendole al centro del palco. 

RD: Quali sono gli obiettivi a lungo termine? Avete in progetto un’espansione su altre discipline artistiche?

Frenetik: L’obiettivo a lungo termine è lo stesso con cui è nata questa realtà ormai tre anni fa. Diventare polo attrattivo di ricerca, diversità e sperimentazione. Al centro del nostro lavoro c’è la musica ma già dal primo giorno (penso alle opere di Marco Locati) ci siamo aperti a contaminazioni con l’arte visiva, la moda, il design. Un altro esempio, più recente, sono gli Asian Fake Temporary Store: ne abbiamo aperti due, a Roma e Milano, e al loro intero trovavi vinili e quadri, linee d’abbigliamento in collaborazione con tante realtà interessanti come Diadora, Eastpak, Galleria Varsi e Burro Studio. Pensa che c’erano pure le opere di Fontanesi e come sai Fontanesi non esiste. 

Dai un’occhiata a: Emo rap e nostalgia adolescenziale

Non sarà la quarantena a fermarci

L’11 marzo la COVID-19 (COronaVIrus Desease 19) viene dichiarata una pandemia globale. Tutta l’industria dell’intrattenimento, non solamente quella discografica, è stata colpita più duramente di qualunque altra. Questo diventa di particolare rilevanza se si considera che è altrettanto probabilmente il settore più produttivo ed in crescita del nostro paese.

Oltre ai disastrosi effetti sulla salute e la sanità pubblica, è altrettanto cruciale l’impatto economico e sociale che il Coronavirus porta con sè, e di cui abbiamo appena iniziato a conoscere gli effetti. Una delle grosse incognite che il settore deve fronteggiare è quando sarà possibile riprendere da dove si era lasciato. Quando riprenderà la normalità?

 Di certo non è il momento di leccarsi le ferite e darsi per vinti. Chi si ferma è perduto. Quali sono le possibilità per affrontare questa crisi? Questa è l’unica situazione in cui Boh non è una risposta accettabile.

RD: Quale strategia operativa pensate di seguire per fronteggiare l’emergenza Coronavirus?

Frenetik: L’operatività è sempre dall’interno verso l’esterno. Come una fucina produciamo idee e contenuti che poi condividiamo con il pubblico. Internamente ci siamo adattati al periodo con il lavoro che diventa tutto online, mentre nel nostro rapporto con il pubblico sentiamo anche una motivazione in più. Ci sentiamo come un’astronave, capace di portare via una persona dalle quattro mura di casa e farla viaggiare per i minuti di una canzone. Questo è l’aiuto che possiamo dare, senza tralasciare un supporto più diretto a chi davvero combatte in prima linea. Abbiamo aperto una raccolta fondi per il gruppo ospedaliero San Donato, il nostro contributo è una goccia nel mare ma andava fatto, dobbiamo uscirne insieme e anche un piccolo gesto può fare la differenza. 

RD: Quanto sono cambiati obiettivi e priorità a breve e lungo termine?

Frenetik: Quando un obiettivo è forte e trasparente non cambia neppure di fronte alle difficoltà. La priorità è immettere bella musica nel sistema, che passi dalla cuffie o da un palco. Ecco sicuramente l’aspetto dei concerti è quello che ci preoccupa di più ma troveremo una soluzione anche per questo, i problemi possono spesso diventare opportunità. 

RD: Quanto influisce il distanziamento sociale sulle vostre attività?

Frenetik: Ci influenza in tutti gli aspetti d’aggregazione legati alla musica, questo è chiaro. Siamo di fronte a una sfida ma se ci penso posso dirti che – sia con le persone con cui si lavora che con quelle che ci ascoltano – mentre aumentava la distanza fisica si riduceva quella mentale. 

RD: È possibile programmare il ritorno alla normalità lavorativa, pur non sapendo quando e come l’emergenza evolverà?

Frenetik: Cos’è la normalità lavorativa? Ci siamo evoluti nel tempo e ci evolveremo ancora una volta, la musica dà questa forza non solo a chi l’ascolta ma anche a chi la crea. 

Da leggere: Quanto costa fare un disco rap

Conclusioni

È difficile riuscire a fare delle considerazioni a mente lucida sulla delicatissima situazione globale, nel giro di poche settimane pressoché chiunque ha visto la propria vita stravolta. L’Italia, ed il mondo insieme a essa, vestono a lutto e piangono le numerose perdite, che hanno i volti dei nostri cari, amici e parenti.

Nell’unirci al cordoglio vorrei invitare i nostri lettori a non lasciarsi prendere dallo sconforto, mantenere un comportamento responsabile e continuare a lottare per difendere chi e ciò che si ama.

“Il malessere è strumento per reagire e risalire adesso.”

Studente (pessimo) universitario classe '97, adottato dalla città che non dorme mai senza abbandonare la provincia milanese, dove il dolce far nulla culla la passione per la musica.