Geolier: tricolore azzurro

Emanuele è il nome di battesimo ed il primo disco ufficiale di Geolier, naturale conseguenza del suo breve ma intenso percorso artistico. Ti racconto perchè lo promuovo a pieni voti.

Le aspettative della critica per un primo album di un ragazzo giovane, in relazione al genere rap e al fatto che si sia affermato con una manciata di singoli e comparse caratterizzate da un elevato tasso di viralità, non sono fatte per essere alle stelle.

Recensione di Emanuele, primo disco ufficiale di Geolier

Ma Geolier non lo sa. Anzi, lo sa, ma nel dubbio fa un lavoro che convince e si fa apprezzare sotto diversi aspetti. Vediamo quali.

Nuova Napoli

Il titolo del bel progetto dei Nu Guinea, come facilmente intuibile anch’esso di stampo interamente partenopeo, sintetizza in maniera tanto semplice quanto efficace BFM Music. La label creata da Luchè, infatti, vede protagoniste le nuove leve della città. Che ora candidano Geolier come uno dei maggiori esponenti.

Milano e Roma hanno avuto dall’inizio un ruolo attivo nello sviluppo di questo genere. La loro supremazia costrinse artisti provenienti da altre città italiane addirittura a trasfervici. Non è un caso che Vale Lambo e Lele Blade, tra i precursori di questa nuova ondata campana, furono notati e presi sotto l’ala di Don Joe, quindi prodotti fisicamente fuori casa.

La principale differenza è che Geolier invece intende partire dalla sua città per conquistare gli ascoltatori: lo testimoniano, insieme a questo primo album, gli instore organizzati, l’affetto e il supporto dei fan e i live, che rimangono la vera prova del nove per tutti in quanto a presenze e a risposta sotto al palco.

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Geolier = Emanuele

16 tracce su 16 rappate e cantate in dialetto non possono che proiettare il focus su quest’ultimo. In una recente intervista CoCo afferma che:

Napoli è una piazza a parte. C’è il resto d’Italia e c’è Napoli, che vive di vita propria. Un artista napoletano può anche decidere di nascere e morire qui, dove se vieni accolto puoi suonare in ogni parte della Campania con continuità.

Intervista a Geolier per Esse Magazine

Vero. Ed è proprio questo il motivo per cui la scelta del vocabolario di questo album potrà a primo ascolto sembrare superficiale e desiderosa di ricercare quell’apparente scorciatoia linguistica. In realtà, ad un’analisi più approfondita, il progetto, così impregnato di situazioni di quartiere e di esperienze, rappresenta un paradosso più che positivo.

Perchè Emanuele non vuole rinunciare a parlare della sua gente e con la sua gente filtrando i termini. Non ha interesse a raccontarti di paure e di amore come lo fanno gli altri, semplicemente perchè non sarebbe lui al 100%. Il contesto e le sensazioni sono troppo personali per provare a tradurre la barra in modo da essere comprensibile a tutti.

Anche i cosiddetti bangers da club, presenti in buon numero, in dialetto hanno tutto un altro sapore: oltre a farti doppiamente saltare dalla sedia, creano quello strano effetto, paragonabile alle hit americane, per cui il fatto di non capire il testo te le fa apprezzare di ancora più. Alcuni lo riconducono ad un discorso puramente tecnico, per cui gli incastri e le rime risultano più fluide, altri ad un fattore psicologico. Boh. Sia come sia, spacca.

Fattore Dee

Se questo disco suona così inaspettatamente vario ed originale, il merito è anche di Dat Boi Dee.

Senza nulla togliere a Valerio Nazo (quel flauto sul beat di Senz E Me ti cattura all’improvviso), a Hippy Jack (un sample meraviglioso, tagliato e risuonato altrettanto lodevolmente su Provino e finalmente una produzione per un brano dalla wave latina che non strizza l’occhio alle classifiche su Mala), a Noden (una strumentale di rara fattura, dal retrogusto smooth per Vogl Sul A Te) e a Jacob Lethal (i risultati di Yacht gli danno ragione), è Quel Ragazzo che si incarica del ruolo di direttore artistico.

Oltre ad essersi occupato dei restanti brani, tra cui spicca Chicano, Dat Boi Dee supervisiona e fa funzionare alla grande, ancora una volta, il comparto musicale.

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Conclusioni

Traccia dopo traccia si susseguono varie personalità, che ci permettono di conoscere meglio Emanuele. Il ragazzo stupisce, riuscendo a districarsi molto bene su diversi stili e diversi generi e a fondere egregiamente attitudini e metriche.

L’augurio per il futuro, in questi casi, è sempre quello di potersi riconfermare al meglio. Riguardo al dialetto, è ancora presto per capire se possa trattarsi di un’arma a doppio taglio. Di certo, Geolier dovrà essere bravo a non renderla limitante. Per gli altri, perchè a lui ha permesso un gran disco.

Dalla provincia di Varese, un appassionato di Rap ed Elettronica. A metà tra street credibility e club culture, scrivo di musica con la stessa passione con cui Ozzy Osborne sceglie i suoi cereali preferiti.