Mr. Fini è un vero gentleman

Mr. Fini? Potenziale da disco dell'anno ma un po' di amaro in bocca. Forse si sarebbe dovuto alleggerire il carico.. Leggi ora la recensione di Mr. Fini di Guè Pequeno.

L’emblematico ritorno di Guè Pequeno dopo l’ultima release ufficiale nel settembre 2018 si ritrova nel nuovo album Mr. Fini, uscito il 26 giugno 2020. Disponibile in copia fisica e su tutte le piattaforme di streaming. Annunciato e pubblicato in poco meno di due settimane, preclude la possibilità di poter assaporare un progetto corposo, il secondo dopo essersi unito al roster BHMG di Sfera Ebbasta. Progetto che però ha un distanziamento totale dall’ormai lontana realtà dei Club Dogo, in quanto né Jake La FuriaDon Joe sono presenti all’appello.

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Un disco senza tempo

Oltre ad essere racchiusa nel titolo stesso (Mr. Fini è un autoelogio in quanto Fini cognome dell’artista, ndr.), quest’espressione può essere attribuita al merito del concept che Guè sostiene di adottare per questo disco: un progetto timeless, per l’appunto, con l’intenzione di essere ricordato a lungo. In un album dall’ideale vintage e poi rivisitato troviamo pezzi molto forti ed altri in cui gli argomenti sono delle novità, talvolta diversi affinchè ci possa essere un maggior apprezzamento da parte dell’ascoltatore.

A primo impatto, la copertina ricorda quella di Vero. Effettivamente è un tributo a quel progetto che ha segnato il suo percorso artistico in quanto uno dei pezzi da 90 della sua discografia, e per volontà di Guè Pequeno si pensa Mr. Fini possa essere un sequel di Vero, ma non come ritorno al passato poichè controproducente, bensì un progetto che riesca a racchiudere ogni fase temporale della sua discografia, e che abbia un suono senza tempo e ispirato da tutti tempi: anni 80, il reggae, anni 90. Non un disco di tendenza come Sinatra, che fotografava un momento storico, che era ludico.

Il fatto che Guè Pequeno abbia dedicato del tempo a sè stesso per poter realizzare un disco anche intimo per certi aspetti si ritrova in quanto detto all’interno del suo libro. Ne sono esempio Giacomo con Young Rame, dove con uno storytelling si allude alla vita di un ragazzo che ricerca la stessa attitudine di Guè, o anche Immortale, uno degli episodi più profondi in cui Cosimo tratta con malinconia la sfiducia nel futuro, proiettandosi al momento della propria morte e la possibilità, mancata volontariamente, di diventare padre.

Questa generazione è persa
pensa se tenevamo il figlio

Gué Pequeno – Immortale

Come antipasto di questo ricco banchetto, il 15 giugno 2020 pubblica la sua Red Bull 64 Bars prodotta da Shablo, dando dimostrazione di quanto possa avere in serbo nelle ben 17 tracce presenti nel disco.

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Guè Pequeno – 64 Bars (prod. Shablo) | Red Bull 64 Bars

Analogie con il passato

A primo ascolto è facile osservare quanto le sonorità e i contenuti siano fedeli al precedentemente citato Vero, ma altre volte è altrettanto facile percepire le sonorità di Gentleman e post. Il vario e ben curato assetto musicale del progetto per merito principalmente dei 2nd Roof e Sixpm, con singole produzioni per Shablo, Takagi, Ketra, Low Kidd, Rvchet, AriBeatz, Night Skinny, offre un piacevole ascolto, permettendo alle tracce di poter assumere un senso di scorrevolezza non indifferente, presente anche in Gentleman ma assente in Sinatra, poichè ad oggi comunque pochi album hanno un nesso logico comprensibile per la dispozione delle tracce in tracklist e a volte risultano compilation con aggiunte fuori luogo tra una traccia e l’altra.

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Affollamento di collaborazioni

Con ben 12 featuring distribuiti in 10 tracce (su un totale di 17 tracce complessive), la tracklist viene monopolizzata dagli ospiti, di cui alcuni fondamentali, e di cui altri si poteva fare anche a meno poichè forzati o solamente inseriti per gonfiare l’hype e il successo del progetto. Ho deciso di indicare in modo pressochè soggettivo quali artisti hanno avuto un ruolo determinante e chi meno all’interno delle tracce a cui hanno partecipato:

Importanti: Sfera Ebbasta, Rose Villain, Lazza, Paky, Young Rame
Sottotono: Luchè, Marracash, Geolier
Trascurabili: Carl Brave, Alborosie, Noizy, Mahmood

Da chi ci si aspettava molto ne è risultata una presenza fiacca, dove anche chi ha chiuso una sola rima (si parla di Paky, ndr.) suona più adatto al contesto del brano e più accattivante.

La forzatura di alcune collaborazioni addirittura rovina brani che da solisti avrebbero avuto una resa maggiore rispetto a quanto dimostrato. Nel complesso l’aspettativa di resa dei featuring non è stata soddisfatta, a discapito del loro reale scopo di promozione commerciale del disco, meritevole di aver creato molto hype in breve tempo, promuovendo anche un’applicazione dedicata per smartphone con cui entrare a conoscenza di anticipazioni riguardo l’album.

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Conclusioni

Mr. Fini ha sicuramente molto di cui far parlare, e complessivamente lo ritengo un progetto di buon livello, considerando che sarebbe potuto essere eccellente con un ridimensionamento della lista degli invitati. E’ probabile che sia un progetto destinato a rimanere negli anni, magari a diventare un punto di riferimento per il nuovo decennio in corso, con un Guè Pequeno sempre pronto a rinnovarsi. È vivamente consigliata la visione del video-documentario distribuito su Rai Play e la sua breve intervista per Red Bull dove risponde ad alcune domande sul disco.

Guè Pequeno – Saigon

Ho 19 anni e vengo da Cogoleto, periferia ovest di Genova. Appassionato di informatica, e musica di ogni genere.

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