J-Ax: l’impero dello Zio continua

J-Ax torna con "ReAle", un disco veritiero e sincero, destinato a far durare il regno ancora per molti anni.

Se mi incontri frà usa la z quella di zio: nell’indimenticabile brano di Space One, dal titolo Pallottole nelle lettere, Jake La Furia ci insegnava l’alfabeto lettera per lettera in una strofa che mentre vi scrivo questo articolo sto canticchiando a memoria.
Questo salto nel passato serve per introdurre Lo Zio per eccellenza, quello che tutti noi hanno, ancora più zio del fratello di vostro padre che durante il periodo natalizio vi ha riempito di soldi, schiaffi e sorrisi.

Per coloro i quali al termine zio non collegano immediatamente J-Ax, vi chiederei gentilmente di mollare il colpo e andare a farvi un giro da qualche parte. No vabbè, scherzo, però feeega, non mi cascate sul concetto.

Eternità musicale

Arrivato quasi alla soglia dei ’50, J-Ax tira fuori un altro disco che sarà destinato a far parlare di sé ma che, allo stesso tempo, sarà destinato a durare. Perché, miei cari signori, sfido chiunque a trovare un artista così longevo che sappia suonare allo stesso tempo teen friendly pur mantenendo un’integrità musicale degna di nota e lo smalto dei vecchi tempi (e con smalto non intendo quello dei trapper, ndr).

Non c’è segno del tempo che può uccidere la buona musica, non c’è ruga che può bloccare l’estro creativo di un personaggio che ci suona familiare come il pranzo domenicale dalla nonna, non c’è fine al genio se usi il giusto filtro per descrivere la realtà.

ReAle è un album totalmente adatto, attuale e veritiero, nel quale si respirano sia gli effluvi del J-Ax tarantolato dei tempi Articolo 31 e nel quale si sente il “peso” della saggezza e della maturità di un uomo che ha attraversato diverse fasi dell’esistenza fino ad arrivare a capire che nella vita la normalità è tutto, espressa in gesti che valgono più di mille parole, come ad esempio tenere tra le braccia un figlio, il regalo migliore che la vita ti può donare.

Reale sinonimo di regale

Portamento fiero e petto in fuori, così Ax viene fuori in tutta la sua magnificenza, passando dall’essere un Cavaliere senza Re in perenne fase di conquista al diventare quel sovrano che quella Corona la possiede e la merita.
Il Re Ale domina incontrastato con un disco che è capace di spaccare tutto con pezzi che riecheggiano di verve giovanile come la title track, o che fanno emozionare tipo Cristoforo Colombo, o ancora riflettere grazie a storytelling da brividi come Beretta, nel quale viene raccontata la terribile piaga della violenza sulle donne.

In ReAle troviamo tutto e lo troviamo fatto bene, con featuring creati con logica e perfettamente adattabili ai brani e alla non “gran voce” di Ax (cogliete la citazione e non fate gli haterzzz!).
Se state ancora pensando che la presenza di Chadia Rodriguez o del Pagante possa essere sinonimo di “oh mio dio che disgrazia!” o che i cantanti pop presenti (Annalisa, Boomdabash, Paola Turci, Max Pezzali, Enrico Ruggeri, Sergio Sylvestre) possano rendere il disco un prodotto mainstream di bassa lega, vi state sbagliando in maniera grossolana. Sicuramente la presenza di tutte queste figure aiuta a vendere, ma il prodotto è di qualità, come il pesce fresco appena comprato dalla barca del pescatore.

Il re è nudo

Da fottuti nostalgici quali siamo riprendiamo un claim di un altro brano storico (qual è miei cari?) per rapportarlo all’attuale J-Ax, ma con una differenza sostanziale. Se quel re era nudo perché dei fantomatici sarti lo avevano canzonato al punto da convincerlo di indossare degli sgargianti abiti invisibili, Ax si spoglia sicuramente dei propri veli, ma nel senso che si racconta senza freni e senza problemi, nella consapevolezza di chi sa cosa conta nella vita, pur senza perdere il contatto da quello che fu e che lo ha reso quello di adesso.

A volte per fare musica degna di essere raccontata bisogna re-inventarsi: c’è chi da rapper underground diventa trapper con il makatussin e lo xanny per provare a risalire la fantomatica scala sociale del rap, c’è chi da rapper inizia a cantare canzoni pop melense per un pubblico di adolescenti con sbalzi ormonali e chi, semplicemente, si espone, con la testa ormai matura di chi ha imparato a contare fino a 10 prima di sputare ma che comunque continua a sbattere in faccia a tutti quella cosa perfetta che è il dito medio, il simbolo di una carriera intera.

Dominio incontrastato

Il regno dello Zio sembra dunque destinato a durare a lungo, no bullshit. Perché signori miei, amici, confratelli, la faccia di Ax rimarrà impressa ancora nelle nostre menti in maniera forte e il suono di ReAle si fossilizzerà nel nostro cervello, grazie all’alternanza tra hit effettive, potenziali e pezzi talmente belli da non poter passare in radio: usando questi ingredienti Ax ha costruito (l’ennesimo) saldo castello di certezze, dal quale dispensare con benevolenza il verbo al popolo formato dai milioni di nipoti che ama, ma con il pugno duro di chi sta stringendo ancora per le palle il mercato musicale.

Volevo essere un rapper, poi ho scoperto che mi viene meglio fare altro, tipo mangiare.