Lazza, J è un atterraggio di fortuna

"J" è il nuovo mixtape targato Lazza: gioco lirico riuscito o buco nell'acqua?

Essendo un fan dei mixtape da sempre, colgo favorevolmente l’annuncio di J, il nuovo progetto firmato Lazza, nella speranza di trovarmi tra le mani e nelle cuffie una bomba nucleare che mi faccia volare come uno scudetto dell’Inter.

la mia recensione di J, il nuovo mixtape di Lazza

Viste le aspettative alte, come sarà stato l’impatto reale?

Prima di iniziare: Chi è Lazza

Album o Mixtape?

Prima di addentrarci nel favoloso mondo di Zzala, cerchiamo di capire una cosa: stiamo parlando di un album o di un mixtape? Non farò una discussione barbosa spiegando le differenze, visto che sul tema ci sono mille correnti di pensiero e anche lo stesso Lazza si è espresso in una recente intervista su Rolling Stone.

In pratica parliamo di un mixtape, vista l’assenza di tematiche conscious e le barre di facile digeribilità, che però possiamo considerare come un disco mascherato, poiché il progetto viene caricato su tutte le piattaforme di streaming e sui digital stores, a discapito del buon vecchio e ormai dimenticato free download.

Nulla di così strano, con J che segue la scia del tape/non tape aperta recentemente da Tedua con Vita Vera. Barre e flow sì, ma lautamente pagate!

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Da partecipante ad attore

Dopo Re Mida, album ufficiale uscito lo scorso anno, Lazza è diventato come il formaggio sulla minestra, avendolo visto praticamente fare featuring un pò ovunque negli ultimi tempi, partecipando con strofe succose ai recenti dischi dei colleghi del rap game. Se consideriamo le nuove uscite del 2020, lo troviamo in Elo di Drefgold, Gemelli di Ernia, Mr. Fini di Guè Pequeno e Ho fatto tardi di Jack the Smoker, giusto per citare le release più importanti.

Dopo tutte queste collaborazioni era quanto meno necessario regalare un progetto da attore principale, che lo ponesse al centro della mappa e che potesse rappresentare, nel caso specifico, un buon viatico per il prossimo disco ufficiale. Lazza ha quindi sparato la sua freccia, ma il bersaglio non è stato propriamente centrato.

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Esercizio di stile riuscito?

Uno dei migliori flow in Italia, immagine perfetta di un rapper con fame e talento: quanto basta per far presupporre un filotto di rime da capogiro su cambi vocali esaltanti e produzioni grezze come Cristo comanda.

Lazza conferma sicuramente che può plasmare ogni strumentale a proprio piacimento, aprendola in due come Mosé il Mar Rosso e che J è un momento di frizzi e lazzi in attesa di qualcosa di più concreto, ma nel complesso l’esercizio di stile riesce a metà.

Il livello che ti aspetti da Lazzino è superiore, c’è poco da fare. Se penso a un tape ignorante mi immagino punchline che piovono dirompenti come piogge acide, barre prorompenti come una tipa con la quinta, flow spaziali che fanno navigare nello spazio più profondo fino a girare tra gli anelli di Saturno. In J c’è tutto questo, ma ridotto a un 20% del potenziale.

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Adattamento al livello dei featuring

Questa è la nota più dolente, come un dente del giudizio bastardo che invece di uscire in tutta la sua bellezza decide di bucarti la gengiva. Lazza esprime il meglio di sé quando il livello sale, esempio lampante è il brano Moncler. omaggio allo scomparso Pop Smoke, di ispirazione UK drill insieme a Pyrex, che non sbaglia un’entrata dai tempi della Lira, e a Guè Pequeno che dimostra come sempre che quando c’è ignoranza la sua tag è fondamentale.

Brani in cui Lazza dice assolutamente la sua sono anche Slime, con il giovane cavallo di razza Rondo, così come Clean, nel quale salva un pezzo reso fin troppo sonnolento da un quanto mai pigro Tony.

Senza infamia e senza lode sono le collaborazioni con Emis Killa, con quest’ultimo che realizza una strofa alquanto intima e personale in L’erba voglio; così come quelle con il monocorde Capo Plaza in Alyx e il talentuoso Geolier, che però sceglie di non osare in Friend. In questi feat. Lazza raggiunge il break even point, ovvero non perde e non guadagna, assestandosi su un’aura generale da strofa media.

Avremmo invece fatto volentieri a meno dei featuring di Tha Supreme e dei suoi 2 Tiri, che non si esalta e non esalta; del cantastorie di canne e fumo Gemitaiz che rimane nel Limbo e, rullo di tamburi come fosse una sorpresa, di uno Shiva che compare addirittura due volte, in Friend e Mon Amour e che si manifesta fastidioso come un pop-up molesto dei cookie mentre navighi su una piattaforma di e-commerce. Quando il livello si abbassa Lazza non spinge, con strofe che si presentano piatte come il mare ad agosto.

Butta un occhio a:

Atterraggio di fortuna

Tutti conoscono Zzala ma nessuno Jacopo è una barra di J, la title track, che è anche il brano sicuramente più conscious del mixtape, il quale pareva annunciasse delle ottime premesse che, inevitabilmente, si vanno poi sul proseguo della narrazione a disperdere nell’aria come polline in primavera.

Chiaro che nessuno si aspettasse di entrare nell’intimo profondo di Jacopo in un contesto del genere, visto che parliamo di un esercizio lirico il cui destino è quello di intrattenere. Sicuramente J, pur funzionando per le logiche del mercato odierno, non muterà di una virgola la fisionomia del rap italiano, soprattutto perché formato da tracce compitino e da rime normali che fanno storcere il naso se si pensa all’estro del giovane artista.

Rimanendo in tema volo iniziale, J è come un aereo che ha una mezza avaria durante il viaggio e che deve compiere un atterraggio di fortuna, che fortunatamente riesce per la gioia dei passeggeri e della cabin crew. Il capitano, del resto, ha le skills giuste per portare tutti con il culo a terra, ma questa volta è stato più vicino a schiantarsi che ad atterrare.

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Volevo essere un rapper, poi ho scoperto che mi viene meglio fare altro, tipo mangiare.

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