Jack The Smoker: Meglio tardi che mai

Ho Fatto Tardi è il nuovo disco di Jack The Smoker, lo scienziato del rap italiano, letteralmente unico nel suo genere, con pregi e difetti.

Con Ho Fatto Tardi, Jack The Smoker già dalla scelta titolo sembra fare sia una presa di coscienza che una dichiarazione di intenti, offrendo uno spunto per descrivere sia pregi che difetti del suo nuovo lavoro.

Il tempo passa veloce quando ci si diverte, Jack in questo è un maestro. Tant’è che sono passati 17 anni da quando, poco più che ventenni, due ragazzi milanesi pubblicano un album destinato a diventare un classico.

Era il 2003, Jack The Smoker e Mace sotto il nome La Crème debuttano con L’Alba, unico disco del duo.

Da quel giorno si è imposto come uno dei migliori liricisti e giocolieri con le parole della penisola, abbinando spesso e volentieri un flow magistrale.

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Del ragazzo che cantava la frustrazione di una generazione sopra dei beat acerbamente caserecci di Mace, aggraziati soprattutto dal buongusto del produttore, insieme ai soci Spregiudicati resta molto più di quanto non potrebbe sembrare a prima vista.

Oggi come all’epoca in Ho Fatto Tardi si respira l’aria di Milano, sintomo di quanto Jack abbia vissuto la città a fondo, mentre per molti è vissuta come un semplice motore economico e sociale fatto di spazi vuoti (luoghi ai quali non viene attribuito alcun significato) e nonluoghi (spazi privi di espressioni simboliche di identità, relazioni e storia, come aeroporti e hotel).

Il Fumatore ha un percorso molto vario, ha aperto uno studio di registrazione dove fa anche il fonico, è un buon produttore, parte di una crew attivissima come la Machete ed infine direttore artistico e “padrino” di Dani Faiv.

Nonostante questo fermento artistico e poliedricità, dai suoi testi si può notare una sedentarietà tipica della periferia di Milano, dove luoghi e persone costituiscono un immaginario che rimane grosso modo sempre invariato.

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Scusate il ritardo

La tecnica di Jack The Smoker è ormai talmente affinata da assere quasi incriticabile: la densità di giochi di parole attraverso i quali riesce anche a costruire degli storytelling è unica ed inimitabile.

Richiede diversi ascolti attenti (e magari l’aiuto di genius ndr.) per cogliere tutte le sfumature ed i livelli degli incastri, inevitabilmente appesantendo l’ascolto del disco ad un pubblico meno tenace o suggestionabile dai funambolismi lirici di Jack.

Le produzioni, curate da un considerevole numero di produttori, non alleggeriscono lo scenario proseguendo nella direzione stilistica del Machete Mixtape Vol.4, ho particolarmente apprezzato i brani curati da Big Joe, Strage, Dj 2P e Jack stesso (con Strage e Cesare Pizzetti), riusciti ad esaltare al massimo le liriche. Diversi gli episodi in cui non ho invece apprezzato il tappeto musicale, ad esempio di Low Kidd, che sta un po’ esasperando quel tipo di sonorità che lo contraddistinguono.

Featuring d’eccellenza che non deludono, la chimica con Dani Faiv è ovvia ed evidente e regala uno dei pezzi migliori del disco, Fashion Week, Madman rinnova la tradizione di collaborazione con Jack ricordando i tempi del Game Over Mixtape.

Jack The Smoker – Fiero Di Me feat. Madman & Gemitaiz

Super trio in Mister con Lazza e Jake La Furia, entrambi in un periodo di forma entusiasmante non si lasciano sfuggire quest’occasione per sferrare le punchline più crude del loro libro di rime.

Nitro relegato al ritornello in Che si Fa? fa comunque una bella figura e la sua piccola parte, cosa che non mi sento di dire per Izi, unico neo tra i featuring. La sua strofa è al limite dell’incomprensibile e sebbene sia probabilmente una scelta di stile (mumble?), la trovo decisamente opinabile, un po’ di cattivo gusto.

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Ai miei tempi

Ai tempi in cui il rap italiano non era un successo commerciale e fenomeno culturale di tale portata, Jack The Smoker è stato uno degli artisti che ha più sperimentato e anticipato sonorità con un’occhio volto agli USA, rimanendo sempre un fiore all’occhiello della scena Hip Hop underground, probabilmente per una mancanza di imprenditorialità organizzata unita ad una certa reticenza ad uniformarsi alle regole di mercato. V.Ita ad esempio, uscito nel 2009 rimane una piccola perla nascosta.

Ho Fatto Tardi è il secondo progetto ufficiale dopo Jack Uccide (2016) pubblicato con Machete, ed entrambi condividono l’inadeguatezza al nuovo e vastissimo pubblico al quale, invece, colleghi con penne sopraffine e carriera decennale come Guè e Marra (per dirne due a caso) sono riusciti ad arrivare, almeno in parte.

Non è una bestemmia, se limitiamo il discorso al rap, scomodare due esempi come sopra per dare un’idea della qualità del lavoro di Jack, per quanto discograficamente siano due mondi completamente opposti. Il rap nudo e crudo non fa classifica, i riferimenti culturali e musicali sono decisamente più di nicchia.

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Conclusioni

Il nuovo disco di Jack The Smoker è una boccata d’aria fresca per i feticisti della lingua italiana, lui è un maestro nel giocare con i mille suoni e sfumature, lasciando spesso da parte la parte melodica. È il migliore nel fare quello che fa, ma la sua musica rimane un prodotto molto ricercato, per pochi, che arricchisce molto invece la biodiversità del genere.

Difficile che questo disco riscuota successo commerciale, se fosse pubblicato su carta stampata assomiglierebbe più a un saggio di sociologia in rima che ad una poema in versi. Sfido a fare un bestseller con la sociologia.

Jack è lo scienziato del rap italiano, letteralmente unico nel suo genere, con pregi e difetti.

Studente (pessimo) universitario classe '97, adottato dalla città che non dorme mai senza abbandonare la provincia milanese, dove il dolce far nulla culla la passione per la musica.

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