Vediamo se conferma o ribalta il risultato.
‘Sto sipario non vuole abbassarsi.
Si chiude così Hybris, la traccia d’apertura di The Globe, il primo disco ufficiale del rookie dell’anno Kid Yugi.
Il sipario, in realtà, si è appena alzato.
Il ragazzo ha, infatti, strappato una “prima” da ovazione folle, al punto che in confronto i 92 minuti di applausi di fantozziana memoria erano roba da pivelli.
The Globe è un concentrato di liriche detonanti e barre radioattive che si abbattono senza pietà con la loro crudezza, raccontate con il livello culturale di un professore blasonato nelle più prestigiose università mondiali.
Kid Yugi aveva già ben impressionato con i primi singoli, da Grammelot a Sturm und drang, ma con l’intero progetto ha sbalordito tutti, creando atmosfere abbacinanti, che mettono in evidenza la più schietta trap life nonostante citazioni colte sviscerate a pacchi.
Non è però soltanto trap, in quanto The Globe è un testamento spirituale scritto col sangue su fogli ardenti, la precisa linea di demarcazione tra la vita al limite di un passato non troppo lontano e una vista cerulea al futuro.
Il disco è un piccolo masterpiece, oasi di pathos e turbinio fervido di emozioni, in grado di regalare alla scena un talento variopinto, dotato di un vigore lirico e di una prepotenza lessicale in grado abbattere qualsiasi cortina di ferro che si presenti lungo il cammino.
The Globe è l’emblema del genio quasi “osceno” di Kid Yugi, magistrale interprete in un universo di teatranti senza visione e senza arte. Lo spettacolo, a questo punto, non può più fermarsi.
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