Marracash: il conflitto interiore è risolto?

Persona è il quinto disco di Marracash. Dopo un lungo silenzio, la penna più stimata del rap italiano torna con un album dal concept ambizioso e introspettivo, rispettato solo in parte.

A 4 anni da Santeria con Gué Pequeno e 5 da Status, Marracash torna con Persona dopo una lunga attesa, sia per lo stesso che per il pubblico. Anni contraddistinti da un silenzio mediatico, distanziandosi con fermezza dai social network, ma anche da una quiete artistica. Sono limitati gli episodi in cui Marra è comparso sulla traccia, sintomo, come ha fatto intendere lui stesso, di una depressione riguardante sia l’artista che la persona.

Concept e aspettative

Marracash ed in particolare Persona sono l’artista e il disco che più hanno subito lo tsunami dell’hype. Aspettative rincarate dall’annuncio di  titolo e cover in pompa magna, con un riferimento esplicito all’omonimo film cult d’autore, Persona di Ingmar Bergman.

Vedendo il film (che consiglio vivamente), l’intenzione era di proiettare un concept riferito a un conflitto interiore lacerante tra artista, cioè il vissuto più sintetico ed esposto pubblicamente, e la persona, cioè il poter vivere la quotidianità, senza filtri e maschere.

Concept cinematografico completato con una seconda citazione ad un altro classico di Bergman, Il Settimo Sigillo, ritrovabile nel teaser d’annuncio, in cui un Marra adulto gioca a scacchi con un Marra infante, concretizzando metaforicamente il dissidio psichico tra presente e passato.

Il secondo concept fa riferimento ad alcune parti del corpo umano ognuna associata e affiancata a un titolo delle tracce, a metaforizzare un sacrificio fisico per la realizzazione del disco.

L’album viene quindi incorniciato da un immaginario più che ambizioso, facendo prospettare massicce dosi di liricisimo intelligangsta e una dedita introspezione.

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Bene

Persona si rivela completo sul fronte lirico, tonico su quello metrico e variegato su quello musicale.

In Quelli Che Non Pensano, Marra riesce a bersagliare sistema e società a fianco di una colonna portante del rap italiano. Il rischio di toccare una traccia del calibro di Quelli Che Ben Pensano di Frankie Hi-nrg e fare un becero pastrocchio opportunista era elevato, il risultato suona invece di buon gusto e valorizza ancor di più la traccia originale in un’attualizzata veste critica anche se a tratti da ok boomer.

Sport, fa respirare una domestica aria di quartiere in cui Marra riprende il flow birichino proposto in Maserati mentre Luchè dopo diversi mesi offre finalmente una strofa degna del suo status artistico.

Qualcosa In Cui Credere è un dei casi più incisivi di tutto il disco. Marz attinge, dalla stessa traccia campionata da Kanye West in Ykes, dei cori afro soul che vengono calcati da una cadenza molleggiatissima di Marra e da un pacchetto di rime del Guercio impeccabile, in cui non ne sbava mezza. Una piacevole combo deja vu che riporta ai tempi di Santeria.

G.O.A.T. è un altro episodio piacevolmente disteso su una produzione synthwave anni 80 di Big Fish, mentre Poco di Buono si rivela una delle tracce più grintose su un groove rockeggiante in cui sempre Marz spilla un campione che ben si presta a Marra, cioè Ragazzo di Strada dei Corvi un emblema di ribellione degli anni 60.

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Promesse non mantenute

Il disco però non mantiene i concept promessi, non che questa mancanza lo svaluti, ma dopo 4 anni di mutismo eremitico e di un’introduzione al disco con un concept così bramoso, se questo non viene rispettato è lecito accusarne l’assenza.
La scissione interna tra Marra e Fabio che avrebbe dovuto trainare le liriche del disco, nell’organico di 15 tracce, passa in secondo piano, lasciando spazio a un altro conflitto, nei confronti della società e a logorii sentimentali.

Marra porta quindi i suoi disagi e le sue battaglie, non nei confronti di sé stesso, ma nei confronti del cultura narcisistica, dell’estetica, dell’immediato, in cui si è inevitabilmente immersi.
Le canzoni in cui è mantenuto invece quel concept, rendendo onore all’intento iniziale, sono Body Parts, Qualcosa In Cui Credere, Appartengo e Tutto Questo Niente, queste due ultime il cuore del disco, tracce da pelle d’oca che riescono empaticamente a trasmettere l’ostilità inconscia cumulata.

Purtroppo anche il secondo concept riguardante la tracklist costituta dai nomi di alcune parti del corpo non è stato mantenuto, o meglio è stato sfruttato in fase promozionale e successivamente lasciato un po’ a sé stesso.

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Marracash – Tutto questo niente (2019)

Feat che cercano il meme

Le collaborazioni per quanto genuine risultano playlistate, cioè con l’obiettivo di far entrare le tracce in più playlist su Spotify e quindi a più target di ascoltatori. Tracce come quella con con Mahmood e con Sfera Ebbasta e Tha Supreme, per quanto ben strutturate ed efficaci musicalmente non facendosi skippare, sono imbucati educati fuori luogo all’interno di un disco con tale ambizioni e aspettative liriche.

Non perché Sfera Ebbasta, Tha Supreme, Mahmood non siano all’altezza, anzi portano il meglio delle rispettive personalità artistiche, ma non era il disco in cui ospitare a tutti i costi i trend del momento pur validi che siano, perché come dice il professor Oak: C’è un luogo e un momento per ogni cosa! Quel luogo sarebbe un mixtape, un Roccia Music 3, non un disco introdotto da due film di Bergman e da teaser esistenzialistici.

Ad aggravare questi episodi sono i titoli cioè Non Sono Marra, Supreme, Greta Thunberg o anche G.O.A.T. che rimandano alla ricerca di un’immediatezza da meme che non rispetta il prestigio che investe disco e autore.

Conclusioni

Persona è un ottimo quinto disco solista in carriera, un buon upgrade non scontato, rispetto a Status, per un artista come Marracash, ma soprattutto un prodotto più che onorevole rispetto a quelli di tanti altri colleghi coetanei partecipanti al campionato del rap mainstream.

Purtroppo le ambizioni iniziali di un progetto tendente alla perfezione, svincolato dalle esigenze commerciali, inciampano sulla linea del traguardo in una frenesia evitabile, come alcuni featuring contemporanei, i titoli meme e la dichiarazione di cattivo gusto aver scritto il disco in soli 3 mesi, infrangendo con quest’ultima le perversioni degli ascoltatori che si immaginano i grandi artisti costantemente assorti nell’ispirazione del processo creativo.

Non rimane che gustarsi Persona, digerirlo con quel poco di amaro in bocca e augurarsi come fu per Status, il dessert, una meritevole rifinitura del progetto in un secondo momento, e perché no in una deluxe con i grandi assenti desiderati come Jake La Furia, Tedua e Johnny Marsiglia.

L’uomo non nasce buono, però un po’ i miei lo sono
a volte che vorrei essere semplice come loro
e il risultato è che ho rifiutato il mio sangue

Marracash – Appartengo

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