Mattoni: regoli per lego di Night Skinny

Più di 20 artisti hanno cagato a casa di Night Skinny per l’album Mattoni: il risultato finale è un bagno intasato. Troppi ingredienti gestiti male per fare contenti tutti e nessuno.

Night Skinny è fuori con Mattoni, il nuovo album. Ti do una brutta notizia: non è un capolavoro, non è il disco dell’anno. Difficile sviscerarlo, difficile comunicare quel poco di positivo che riscontro e quei tanti piccoli risolvi non positivi che, a mio modo di vedere, fanno di Mattoni un lavoro da tanto hype, come vuole la tradizione, ma poco arrosto.

Recensione di Mattoni, album di Night Skinny

Due parole e riflessioni random su un disco forse più facile da realizzare che da raccontare. Piccola premessa, non vorrei ti spaventassi: no, non è tutto da buttare. Au contraire, ci sono input interessanti.

Il problema è che sono troppo pochi e, per questo motivo, faticano ad emergere. Night Skinny si ritrova con un potenziale di risorse importante ma se la gioca davvero male. Il disco è confuso e tanti innesti lasciano più ombre che luci su un progetto che non (mi) convince.

Andiamo con ordine, amico mio. Metti su un buon caffè perché c’è comunque tanto da dire, nel bene o nel male. Ti lascio alle mie riflessioni – il mio punto di vista – su Mattoni di Night Skinny.

(foto in copertina © Leonardo Scotti)

Light Skinny

Su questo album c’è forse più la mano della major che quella del producer molisano. Quel mood cupo, freddo e gothic che permea i suoi predecessori, Pezzi in primis, viene a mancare per dare spazio all’accessibilità.

Tutto a favore del grande pubblico. Sotto allora con i grandi nomi, quelli dal grande hype. Nessuna chiamata internazionale, nessun azzardo, nessun rischio, nessuna scommessa oggi per Night Skinny.

Gente che entra, gente che esce

Mattoni vede la rinuncia ai numeri fatti sul beat a suoni di metriche, barre e spessore lirico per dare spazio ai numeri meno genuini del riscontro dato dal pubblico. La rinuncia si traduce quindi nell’assenza di nomi come Nex Cassel, Mecna, Johnny Marsiglia, Ghemon, Nitro o Dargen D’Amico per dare spazio a newbie del calibro di Taxi B, Side, Capo Plaza, Shiva o Chadia Rodriguez. A te le valutazioni.

Per approfondire: cosa significa liricista?

Chi sì, chi no

C’è abbondanza di partecipazioni al microfono ma il producer di Termoli non riesce a gestirla e valorizzarla. Sfido io, con 25 cristiani in 16 tracce. Questo fa sì che i brani più solidi del disco (mattoni è un parolone) non brillino troppo nell’economia di questa compilation all’insegna del tutti dentro.

Ti segnalo, per punti, alcuni tra tracce e brani più convincenti:

  • Street Advisor, più per il beat che per le strofe
  • Saluti (nonostante la poca resa di Rkomi, sul quale torno a breve)
  • Bad People: torno ai temi di Italian Psychos e In Testa
  • Stay Away: bene Ketama126 e Franco126, un po’ meno Side
  • Mille Strade: duetto azzeccato Ketama e Izi
  • Rosso: grande Madame, frizzante, mi piace

Parabole discendenti

Sono passati almeno dieci anni da Italian Psychos e In Testa, Noyz Narcos e Fabri Fibra tornano a collaborare sulla stessa traccia e il risultato e anche discreto.

Air Force-Marra dopo la mega strofa di F.A.K.E. cicca le chiamate nei dischi di Machete e appunto Night Skinny. Si ridimensiona ad un normale Boeing 747 di linea. Speriamo bene per il suo album in arrivo.

Più in generale per questi nomi storici e blasonati, l’impressione è che abbiano perso parecchio smalto. Non pervenuto quel guizzo, quella giocata da top player che ci si aspetta da loro. A tratti sembrano quasi rinunciatari e svogliati. Come detto, l’augurio è che il meglio sia in cantiere per i propri dischi.

La solita minestra di Luchè

Luchè riesce nell’ardua impresa di presentarsi ancora con un paio di flow che ricalcano la già sentita Al Mio Fianco, proprio nel disco precedente dello stesso Night Skinny. La minestra è ormai surriscaldata, il risultato inconsistente.

L’apice (al contrario) è rappresentato da Prometto dove il poeta di Marinella fa coppia con il mai sbocciato Nas di Calvairate. E qui capisco che la minestra, oltre ad essere riscaldata, è stata fatta col dado Star. Allegria, come diceva il compianto Mike Bongiorno.

Club Godo

Buonissima prova per gli ormai ex Club Dogo: Guè Pequeno e Jake La Furia fanno il loro e lo fanno bene. Guè difficilmente sbaglia questo genere di appuntamenti e oggi non è da meno: Faccio un milio’ (milione), tu fai post-post. Sto così in botta che penso sono Ray Liotta in Goodfellas col ferro in bocca, è il mio flow che, fra’, ti gunshotta (Saluti).

Jake ci propina singoli estivi di dubbio gusto e qualche partecipazione sotto tono come nel disco di Junior Cally Ricercato. Quando però viene stuzzicato a dovere, ecco che regala ancora belle strofe e barre, come nel caso di 0 Like, traccia che lo vede in solitaria.

Tassa Rodriguez

Per avere in cuffia un bel singolo di Jake La Furia ecco, immancabile come i cinesi a Venezia, Chadia Rodriguez, la tassa da pagare. Qui Night Skinny si supera lo ammetto: la ragazza non sa scrivere, non sa cantare, non sa fare niente ma è lì. Eppure Sciacquati La Bocca riesce a suonare quasi bene. Mistero della Fede (cit.)

Rkomi vende cose

Altra tassa da pagare è Rkomi, che non brilla affatto in nessuna delle sue molteplici apparizioni. Tolto il ritornello di Saluti (!!) e l’accoppiata con Madame in Rosso (uno dei pochi momenti davvero piacevoli del disco) non mi sento di promuoverlo, anzi.

Suona un po’ come il venditore di rose che ti trovi ovunque quando sei in giro. Si avvicina, prova a vendertene una. Rifiuti con garbo. Poi però torna, questa volta con accendini e sigarette. Ma tu non fumi. E allora torna con gli ombrelli. Peccato non piova nemmeno.

Mattoni: considerazioni in calce

Concludo. Al netto di un possibile intervento in major Mattoni potrebbe anche essere un lavoro da sufficienza piena. Le produzioni di Night Skinny sono di buonissimo livello. Peccato per questo investimento in termini di seguito e hype a discapito dello spessore musicale. Troppe scelte non convincono, alcuni accostamenti sembrano forzati e passare da mattoni a regoli è davvero un attimo.

Questo è il mio umile parere da occhio più curioso, più attento e critico che si avvicina al quadro più possibile finché non balzano agli occhi le pennellate e quindi anche le diverse sbavature. Nel suo complesso resta un album comunque meritevole di ascolto.

Nano sardo col vizio di scrivere. Padre di Boh Magazine, fondatore di Beat Torrent, vecchio brontolone. Lavoro come WordPress Developer e mi occupo di scrittura online. Rimo da quando si spammava su MySpace.