Rap, donne e cultura italiana

Breve riflessione sulla scena rap italiana, versante femminile. Non una critica ma una personale analisi dell'attuale situazione tra musica e cultura italiana. Buona lettura!

Questa non vuole essere una critica al rap del gentil sesso, ma una riflessione sul perché in tutti questi anni in Italia nessuna artista femminile rap sia riuscita a conquistare il panorama mainstream come invece è riuscita la controparte maschile.

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Si permette di non considerare Baby K attivista della scena rap anche se inevitabilmente ci finisce dentro. Fare il classico singolo reggaeton ogni estate è un talento che si esaurisce in sé stesso, per cui non me la sento di assegnarle la bandiera del rap femminile.

Per iniziare la riflessione del perché in Italia solo ora ci sia un fermento femminile mainstream, è obbligatorio guardare indietro nel tempo, guardare oltreoceano e analizzare la cultura italiana. Procediamo con ordine.

Passato

Se si pensa al passato della scena rap italiana femminile il primo grande riferimento che viene in mente è La Pina. Dal 95 fino ai primi 2000 affiancata da OTR e Gente Guasta pubblicò tre album che ascoltandoli ancora oggi, per quanto grezzi e imperfetti, suonavano cazzuti. Dal 2000 inizia un medioevo rosa e, salvo qualche episodio isolato, le rapper scompaiono dal radar. Il concorso di colpa di questo vuoto va in gran parte all’assenza di riferimenti e stimoli affini.

Uno dei più grandi problemi della musica italiana in generale di questi ultimi 15 anni è stato il relegare le artiste a quasi un unico copione: quella mollata dal fidanzato. Con il termine relegare si intende un blocco evolutivo del contesto artistico dovuto a modelli di altre cantanti che funzionavano con la stessa formula, cioè classiche canzoni d’amore declinate in qualsiasi salsa.

Occhio qui: lista dei migliori rapper italiani

Oltreoceano

Basta riflettere su cosa invece ha offerto il panorama americano femminile in tutti questi anni. Pink, Gwen Stefani, Cristina Aguilera, Jennifer Lopez, Katy Perry, cantanti cazzute che hanno dimostrato personalità senza mettere però da parte la propria femminilità. La lista prosegue sfociando nella deriva più black con Lauryn Hill, Beyonce, Rihanna, Missy Elliot, Nicki Minaj, Cardi B, Billie Eilish e Rosalia. Nomi costantemente presenti nelle classifiche urban e hip hop, non come roseo condimento finalizzato a smorzare le strofe maschili ma come protagoniste che dimostrano di avere palle liriche.

Oggi negli USA troviamo un gruppo pop un po’ in discesa come i Maroon 5 che rinvigoriscono e portano ai vertici delle classiche globali un proprio singolo (Girls Like You) ospitando Cardi B una rapper ex spogliarellista classe 1992. In Italia solo oggi si è raggiunta questa volontà di demolire determinati stereotipi.

Cultura italiana

Va specificato che in Italia, ci sono sempre stati tabù culturali per i quali la figura femminile è stata cosificata a ruoli prestabiliti. Più che in altre nazioni questa tendenza si è sedimentata soprattutto nell’ambiente dello spettacolo. Pregiudizi e barriere che però sono stati abbattuti dalle nuove generazioni.

Oggi fenomeni che fino a 5 anni fa sarebbero stati ritenuti socialmente inaccettabili sono popolari. Basti pensare all’immaginario ostentativo della Dark Polo Gang, il vanto dell’utilizzo di codeina di Sfera Ebbasta, l’attitudine anti mascolina di Achille Lauro e il rap senza frontiere di Ghali.

Le colpe non vanno solo alla società e alle major. La scena rap tiene anche la sua parte. L’ambiente hip hop italiano non ha mai provato ad accogliere a braccia aperte la figura della rapper.

Inoltre il tanto discusso progetto Troupe D’Elité dei primi anni 10’ è stato uno dei rari sforzi di coinvolgere a 360 gradi una ragazza, anche se si è rivelato per l’ennesima volta eccessivamente in anticipo coi tempi. Oltre al tentativo di infrangere i confini del classico immaginario hip hop, tra gli elementi del gruppo vi era anche Maite, una costante presenza femminile che accompagnava quasi ogni traccia con strofe e ritornelli.

Oggi, in Italia

Attualmente ci sono tre personaggi femminili che grazie alla spontaneità della propria immagine potrebbero stimolare, ovviamente con differenti modalità, la scena femminile italiana. Per quanto i nomi possono sembrare delle provocazioni ritengo siano tre personaggi forti della distanza presa dallo stereotipo del rapper. Tre figure di rottura che non cercano di scimmiottare l’artista media italiano, ma con i dovuti rischi mettono in tavola tutta la propria personalità.

Elettra Lamborghini

La prima è Elettra Lamborghini, che ritengo un personaggio visivamente importante, di totale rottura con lo stereotipo della cantante italiana. Per quanto siano più che discutibili le skills al microfono, l’ereditiera che ha firmato con Cash Money Records, dimostra che buone dosi di carisma, sfrontataggine e cafonaggine possono fomentare colmando gap lirici.

Madame

L’artista urban rivelazione del 2019 ha spalancato gli occhi su quello che può offrire una donna di 17 anni. Donna perchè nonostante l’adolescenza afferma la propria personalità artistica senza remore. Un flow sbiascicato, sussurato, intimo ma che si fa comprendere ed apprezzare, un timbro delicato e incisivo allo stesso tempo, una figura che si distanzia dai cliché strettamente femminili ma che non cade nella mascolinità più banalotta.

Myss Keta

Infine, la terza è Myss Keta: le strumentali house, le rime e un sensuale timbro di voce con cui narra storytelling deliranti, la rendono un personaggio curioso e distinguibile.

Per approfondire: i migliori storytelling rap

Conclusioni

L’Italia è pronta a dare la giusta considerazione alle cantanti urban e rapper nostrane. Le ultime generazioni e parte della società sembrano aver finalmente preso le distanze dalla categorizzazione uomo che fa solo l’uomo, donna che fa solo la donna.

Oltre alle tre citate vi sono diverse ragazze che stanno lentamente trainando su di sé l’attenzione degli ascoltatori come Beba, Comagatte, Loop Loona, Chadia Rodriguez, McNill, Priestess e CRLN. Le porte per accedere al grande pubblico ora esistono, e solo la creatività e il talento delle artiste potranno aprirle.

Uno psicologo tirocinante, un fondatore di Boh Magazine e una persona umana