Forever: Rosa Chemical è la rivelazione dell’anno?

Forever è il primo disco ufficiale di Rosa Chemical, artista tanto ambiguo quanto poliedrico. Riuscirà a soddisfare le aspettative?

In Forever, il primo disco ufficiale di Rosa Chemical, l’arte è il fulcro, la leva che muove il tutto, il divino che si tocca con mano. Qui l’arte viene portata a un livello successivo dopo essere stata modellata a piacimento, ma non con la delicatezza di uno scultore, ma passandole sopra con i piedi.

la mia recensione di Forever, il primo disco ufficiale di Rosa Chemical

Il risultato, benché raggiunto tramite impeto e in modi tutt’altro che convenzionali, risulta sublime, maestoso e fermo come il David di Michelangelo.

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Talento e Furbizia

Partiamo dagli ingredienti fondamentali che hanno fatto sì che il progetto raggiungesse la perfezione, ovvero quel filtro d’amore dato dal talento e dalla furbizia.
Il talento è l’elemento che consente di passare da brani totalmente distruttivi e devastanti a pezzi più introspettivi e riflessioni profonde, da sfoghi intimi a balli popolari, con la stessa facilità di un battito di ciglia o, trattandosi di Rosa, del tempo di mettere lo smalto alle unghie.

La furbizia è la componente che invece aiuta a creare quell’immaginario ambiguo e dissacrante, letale per qualsiasi bigottismo, estremo nella sua semplicità e nel lucido turbinio di riferimenti sessuali espliciti ed orgasmici.
L’occhio vuole la sua parte e Rosa Chemical è catchy al punto giusto per pararsi ai nostri occhi promuovendo la sua immagine in modo sfavillante, sul modello di illustri predecessori quali Renato Zero e in tempi recenti Achille Lauro.

Nel calderone dell’eccitazione quindi talento e furbizia legano alla perfezione, riuscendo a far godere i nostri cinque sensi in uno spumeggiante risultato finale in cui immagine e musica si intersecano indissolubilmente.

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Sesso italiano

Il 2020 sarà a tutti gli effetti un anno rosa?
Per carità, non è la prima volta che qualcuno cerca di fare qualcosa di disruptive, però Rosa ha quel quid in più, dettato non soltanto da un estro creativo mostruoso, ma da una voglia di emergere e di mettere a 90° la scena italiana che spinge da dentro.

Forever, peraltro, è un disco non qualificabile in nessun genere musicale preciso: non è soltanto rap e non è soltanto trap, strizza l’occhio al pop ma non si può ridurre solo a questo, ha attimi di delirio da festa rave che quando finisce di salire procede sui binari dell’introspezione, ed ha anche il momento hip hop vecchia scuola a metà tra il parodico e il serio, a testimoniare l’eclettismo dell’artista torinese.

Franco muta dunque la forma, adattandola verso ciò che più anela, non celando il suo aspetto da extraterreste arrivato sul pianeta per diffondere quel nuovo genere identificabile come Sesso Italiano, pronto a scopare con vigore le nostre menti per introdurvi il seme della novità.

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Featuring e produzioni

Tale trasformismo musicale è sicuramente consentito anche dal giro di persone giuste, e qui diciamo che il reparto degli ospiti soddisfa qualsiasi voglia.
I feat di Dani Faiv e Thelonius B. risultano essere altisonanti, Rkomi e Boro Boro si adattano al mood dei loro brani facendosi pienamente apprezzare, Wayne non sfigura pur non riuscendo totalmente a entrare nel pieno della wave.

Se invece guardiamo alle produzioni il risultato è impeccabile, con strumentali coerentemente ambigue e calzanti con i mood diversi che l’artista torinese padroneggia.
Greg Willen non ha dormito e si vede, ma ha creato la danza dell’anno, BDope oltre alle bitches ha portato la qualità, DBack ha suonato i tasti giusti, così come uno sporco ma meraviglioso lavoro è arrivato anche da Nikeninja, Mace e Luca La Piana.

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Macchia di rossetto

Se dovessi pensare a un’immagine per descrivere Forever, penso a Rosa che squarcia la scena italiana non aprendosi un varco con le mani, ma infilandoci il membro in tutta la sua virilità. Alla fine dell’atto, invece della solita sigaretta, Rosa mette il rossetto.

La scena italiana è stata spogliata delle sue certezze (e dei suoi vestiti) e messa a nudo davanti a uno specchio, per essere ammirata dopo tanto tempo come mamma l’ha fatta, dimenticandosi anche del fatto che anni di musica senza verve ne avevano quasi rovinato l’antico fascino e la sua purezza.

Rosa Chemical, da amante focoso, ha capito che l’arte non si può fermare, abbattendo qualsiasi muro di Berlino che si parava sulla propria strada.
Cingendo da dietro la scena l’ha delicatamente abbracciata e baciata sul collo e poi sulle labbra, prima di unirsi a lei in un vortice di piacere.
Per proprietà transitiva Rosa ci ha baciato tutti, macchiandoci del suo rossetto lucente, facendoci aprire gli occhi per diventare quei nuovi gay adepti al suo credo, al suo culto, al suo sesso, forever.

Volevo essere un rapper, poi ho scoperto che mi viene meglio fare altro, tipo mangiare.

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