Quelle di Samuray Jay sono Lacrime di Sentimento

La nuova scena rap campana ormai, si sa, è una fucina di talenti. Tra questi, diversi giovani artisti hanno esordito con il primo album ufficiale. Venerdì 23/10 è toccato a Samurai Jay con Lacrime. Vediamo com'è andata.

Il giovane Samurai Jay ha fatto, tutto sommato, un primo percorso artistico coerente e senza intoppi. Classica prima raccolta, uscita nel 2018, che riscuote i primi risultati importanti, collaborazioni con nomi più affermati come Livio Cori, Boro Boro e Geolier (questi ultimi ritrovati in questo album) e la firma con Universal lo hanno portato alla realizzazione di Lacrime.

Recensione "Lacrime" Samurai Jay

La prova del nove, il lavoro che arriva senza aver creato chissà quali aspettative, ma allo stesso tempo maledettamente importante per lanciare la propria carriera nel mondo dei grandi.

All’appuntamento, come anticipato, il ragazzo ci arriva bene. Presenta la sua musica con un’attitudine fresca, vera. Non disturba particolarmente chi di quelle cantilene trap ne ha piene le orecchie, ma ugualmente è lecito lamentare una carenza tecnica nel rap che, ahimè, è riscontrabile anche in questo progetto d’esordio.

Diversamente da quello di Geolier, per citare un nome vicino sia a livello anagrafico che geografico, che ha ampiamente soddisfatto (anche) da quel punto di vista.

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Amore Amaro

Ma torniamo a lui. Samurai Jay è un ragazzo a cui piace divertirsi, girare con la gang, fare casino. Ma è anche uno che è cresciuto in un contesto non facile, senza l’aiuto di nessuno. E che, se potesse, non cambierebbe le sue origini per nulla al mondo. La trama non è di certo nuova e/o particolarmente sorprendente tra i newcomers, ma la semplicità con cui viene trasmessa e la lealtà dei suoi concetti arriva. Perciò va bene così.

Inoltre, è stato innamorato, e nel corso delle 13 tracce si percepisce più e più volte. Così è come Lacrime si divide: tra i pezzi smaccatamente pop, dove le produzioni, super curate ed efficaci, scoprono la personalità del protagonista rimasta un po’ più nascosta fino ad ora. E gli street bangers , che designano la solita voglia di rivalsa.

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Samurai Jay – Boss (prod. Saffehbeats)

L’impressione è che, però, quanto riportato faccia subito collegare un immaginario davvero troppo inflazionato e, di conseguenza, distolga l’attenzione dall’ascolto per focalizzare l’ennesimo riferimento in cui (anche) Samurai Jay va a identificarsi.

OK Chorus

La musicalità per Gennaro è un fattore fondamentale, primario, imprescindibile. Su questo aspetto non delude: le linee melodiche sono ineccepibili e gli si adattano senza dubbio molto bene. Buona anche l’interpretazione, specialmente nei ritornelli.

Sia nelle tracce più cafone e autocelebrative dove c’è da catturare l’ascoltatore e martellarlo con quei 10 secondi catchy che si ripetono nel mezzo, che, ovviamente, negli episodi più ariosi e musicali, Samurai si fa trovare pronto (Eroi e Canzoni D’Amore su tutte, perchè in Ricordi il mega beat di Mace con quel ricalcare vocalmente il sample serve un assist troppo facile da spingere in goal).

Eccezion fatta per Maldito Amor feat Boro Boro, personalmente non pervenuta. Da un grande fan e amante del reggaeton, il pezzo non decolla ma cerca di barcamenarsi su un mood troppo confusionario. Peccato che i due siano scivolati proprio qui, potenzialmente era lecito aspettarsi di più.

Lacrime, il primo album ufficiale di Samurai Jay

No Bridge

Più della metà dei brani sono di durata inferiore ai 3 minuti. Può sembrare una sciocchezza, ma il salto di qualità per le buone canzoni contenute potrebbe davvero essere l’aggiunta del classico bridge prima dell’ultimo ritornello.

Aspetto spesso sottovaluto, la dote di songwriter non può prescindere, in futuro, dal migliorare la tecnica di scrittura, che passa anche dal senso di impostazione della traccia.

In questo senso, com’è stato dimostrato ancora una volta lo stare in studio e il confronto con dei professionisti, uno su tutti Dat Boi Dee, non può che far bene e stimolare sotto diversi punti di vista la creatività di Samurai.

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Ospiti

Le restanti produzioni sono affidate a Shablo, Junior K, al già citato Mace in combo con Swan, ai due olandesi Saffehbeats e Jimmy Huru, Tom Trigger e Kina. Nel complesso buona qualità media con picchi di eccellenza, in particolar modo quando la vibe richiama un RnB dei primi 2000 che sta piacevolmente tornando in auge. Cosa Vuoi Da Me è l’esempio più rappresentativo di ciò.

Le quattro collaborazioni al microfono vedono un Guè Pequeno che ormai a copincollare il flow del rito comincia a prenderci gusto. Ma che gli vuoi dire, spacca sempre. Coraggiosa la scelta di mettere Geolier alla prova in un mood inaspettato, più prevedibile l’apparizione di Rkomi (che comunque, quando trova terreno fertile ascoltarlo è più che piacevole).

Conclusione

In generale, l’esordio di Samurai Jay è positivo. Chiaro, barre e metriche da farti saltare dalla sedia non ce ne sono (o meglio, conosci già di meglio).

Quello che trovi è semplicemente Gennaro, con le sue emozioni, le sue esperienze e quelle di chi gli sta accanto, condite da ricordi che hanno segnato i suoi 22 anni.
Il tutto ordinato dalla musica, che per i ragazzi di Napoli è davvero la via di fuga e l’alternativa racchiusa in un sogno.

Dalla provincia di Varese, un appassionato di Rap ed Elettronica. A metà tra street credibility e club culture, scrivo di musica con la stessa passione con cui Ozzy Osborne sceglie i suoi cereali preferiti.

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