Shiva: fare trap non è obbligatorio

Routine è il nuovo disco di Shiva, in cui prova ad abbracciare completamente la trap più gangsta abbandonando il liricismo più introspettivo del passato.

Il 31 gennaio è uscito Routine, il nuovo EP di Shiva. Dopo una sequela di singoli sostenuti da nomi più o meno noti, come Soldi in Nero con Sfera Ebbasta, Tuta Black con Paky, Non Sto Più in Zona con Pyrex, Mon Fre con Emis Killa ed Holly e Benji con Capo Plaza, il progetto post notorietà ha incuriosito e si è fatto desiderare come biglietto da visita di uno dei newcomers più sovraesposti del momento.

Si sottolinea post successo, perché per quanto il nome di Shiva possa invitare a un ricorrente: “ma chi è Shiva”, e come quello di un emergente in rapida ascesa, ha nel suo portfolio già due dischi in studio, Tempo Anima del 2017 e Solo del 2018, entrambi prodotti e distribuiti da Honiro Label.

Rivalsa che non appartiene

Il primo EP del nuovo ciclo artistico, targato Sony, è perfettamente coerente ai singoli precedenti, cioè liricamente insipido. Nella ristrettezza del progetto di 7 tracce, l’autore ricalca evidentemente l’attitudine delle new big things americane, come A Boogie Wit A Hoodie, Lil Baby, Gunna e Roddy Rich, senza però coglierne quell’essenziale credibilità di strada.

Shiva ha dalla sua un timbro vocale morbido e malleabile, che si presta alla semplicità, ma in questa sintesi potenzialmente efficace inciampa proprio sui suoi testi.

Nonostante lo street rap giri da sempre intorno a 4 concetti ovvi, cioè soldi, rispetto, rivalsa e fratellanza, Shiva gli ripropone in modo impersonale, come se avesse seguito un tutorial lirico e non fosse convinto di ciò che sta raccontando. Tradurre fratello in 3 lingue diverse purtroppo non è sufficiente a raccontare la fratellanza, e riproporre in 2 tracce su 7 la rima fratello-coltello in Scarabeo e fratelli-coltelli in Figlio della Calle, è indice di un evidente limite e/o pigrizia linguistica.

Eh, non voglio mai tradire un fratello
Nella mano l’aiuto, nell’altra un coltello

Scarabeo – Shiva

Mi chiedo perché la strada ha baciato i miei fratelli
Ma poi li ha risputati in mezzo alla sabbia e ai coltelli

FIglio della Calle – Shiva

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Beat e feat salvavita

Se i testi non reggono la credibilità dei concetti esposti, alcuni flow non sono da meno. L’EP si apre con Domani, traccia in cui, per la prima metà del minutaggio, le parole si prendono a pugni tra loro, riportando una difficoltà nella distribuzione sillabica sul tempo fastidiosa all’ascolto.

Va sottolineato che il comparto strumentale del disco è molto scorrevole. Le produzioni di Adam11, tra chitarrine latineggianti e 808, distraggono dall’inadempienza lirica, rendendo così le 7 tracce simpatiche per un ascolto senza pretese.

I feat fanno risultare ancora più simpatici 2 dei 7 episodi, come la solare Calmo con Tha Supreme e Milano Ovest, club banger dalla strumentale clamorosa e da una strofa monolitica di Marra.

Anche in questo progetto, come in tutti i singoli precedenti citati all’inizio, viene confermata la necessità di Shiva di appoggiarsi a nomi caldi per poter veicolare dell’attenzione sul proprio operato.

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Shiva featuring Marracash – Milano Ovest

Rimandato

Routine per quanto possa essere un dischetto godibile svela delle lacune d’attitudine che un ragazzo di 21 anni non dovrebbe avere. A maggior ragione se queste non si percepiscono nei dischi precedenti. Shiva ha virato bruscamente da un rap conscious a una street trap, switch penalizzante che si accusa anche se ammortizzato dal supporto di strofe amiche che sostengono una street credibility non pervenuta.

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Uno psicologo tirocinante, un fondatore di Boh Magazine e una persona umana