23 6451: tha Supreme gioca un campionato a parte

18 anni, il suo primo disco è uno dei progetti più originali dell'anno e il secondo album più streammato nelle prime 24 ore.

Tha Supreme è l’enfant prodige che ha letteralmente monopolizzato le prime posizioni della classifica Spotify col suo disco d’esordio, posizioni ricoperte a più riprese nel 2019 tra singoli e featuring.

Con aspettative e hype a questi livelli è sicuramente impossibile fare tutti contenti.
Come se la sarà cavata?

Le basi della carriera

Prima di analizzare il disco, occorre fare un passo indietro e inquadrare bene la figura di tha Supreme: il ’01 yungest moonstar è per prima cosa un produttore anomalo, autore di strumentali complesse, tanto estreme quanto orecchiabili e ipnotiche.
Basta farsi un giro sul suo canale YouTube per ritrovare pepite come Wickedboi, Circus, Suego Boy, i remix di Ninna Nanna o di Buon N*****, fuori dalle normali produzioni che possiamo trovare sul Tubo.

tha Supreme – Circus (2017)

Le produzioni sono inoltre accompagnate da un immaginario visivo creepy, talvolta estrapolato da film come The Nightmare Before Christmas – è il caso di Wickedboi. Il primo brano che lo vede protagonista sia come rapper, sia come producer è 6itch, uno sfogo/esperimento dove mostra una sensibilità musicale fuori dal comune e tratta uno dei temi ricorrenti dei suoi brani.

Lo spot animato Mask, ripreso nel video di 6itch

Comincia a farsi conoscere con le strumentali per Dani Faiv (Gameboy Color e La La La La La), mentre a fine 2017 arriva la chiamata di un peso massimo come Salmo per il singolo Perdonami che presenta il producer romano al grande pubblico.
Le uscite successive sono una climax di numeri partendo da 5olo, scuol4, passando per Oh 9od con Nayt e arrivando fino a M8nstar.

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La tracklist

Arriviamo finalmente al disco. Venti tracce per quasi un’ora di musica, viste le durate dei dischi recenti, sono un’enormità, soprattutto se si pensa al disco d’esordio di un artista. Tra queste venti, però ci sono sei singoli già usciti – 5 se non contiamo 6itch remix – che messi uno dietro l’altro rendono piuttosto pesante l’ascolto del disco seguendo l’ordine delle tracce.
Da segnalare le modifiche ai master dei brani già usciti, particolarmente accentuate in scuol4, 5olo e 6itch, che possono disorientare un orecchio abituato alle versioni precedenti.

Nel disco ci sono ben undici featuring: Nitro, Nayt, Lazza, Fabri Fibra, Mara Sattei, Marracash, Dani Faiv, Salmo, Mahmood, Gemitaiz e MadMan. Un pasto ricco di portate e condimenti che rende ancora più difficile l’esecuzione (e la direzione artistica) del disco: in un album così lungo c’era il rischio di ripetersi, mentre per il numero di ospiti la difficoltà stava nel calibrare le collaborazioni reggendo il confronto con artisti tanto differenti tra loro.

Un campionato a parte

A livello contenutistico tha Supreme si mostra carente, ma mi sento di spezzare una lancia in suo favore: a 18 anni ha pochi argomenti di vita vissuta da portare, per cui il suo racconto si limita a tematiche e esperienze tipiche dell’adolescenza – la difficoltà nei rapporti sociali, le relazioni, la scuola e, soprattutto, l’ansia – da cui thasup cerca di scappare attraverso un viaggio onirico che altro non è che la sua musica.
In una scena sempre più orientata alla cura estrema e quasi malata dell’immagine dell’artista, tha Supreme fa della non presenza il suo tratto distintivo: scappa dalle normali convenzioni social e sociali e si chiude nel suo immaginario musicale, giocando un campionato a parte.

Non è un rapper, ma un producer che utilizza la voce come fosse uno strumento e, pertanto, accompagna le sue strumentali con flow difficilmente intuibili, ma incredibilmente musicali. 23 6451 è un producer album dove a far da padrone sono proprio le strumentali e non gli ospiti. Un esperimento di questo tipo era stato già fatto da Low Kidd per l’album 3 Indigo, dove già trovavamo il linguaggio leet.
Talvolta la pronuncia esasperata delle vocali risulta quasi fastidiosa, con tutto il pacchetto lirico che impedisce di seguire chiaramente i testi. Consiglio l’ascolto con i testi davanti per cogliere bene i passaggi più interessanti che risultano nascosti da estremismi stilistici.

Non so più dove mettere quel comodino
E quelle cose che metterei, il tavolino
E quel cuscino che mi ha fatto lei
Quasi quasi brucio tutto

tha Supreme – M12ano (feat. Mara Sattei) è uno degli episodi più riflessivi e umani del progetto dove racconta le sue reazioni dopo una delusione amorosa.

Per una corretta valutazione delle sue scelte musicali bisogna ricordarsi che la cultura musicale di tha Supreme non è quella del suo pubblico. Basti pensare a Doppiogang nel Machete Mixtape 4 dove campiona Feelin’ Alright di Joe Cocker, oppure a Sw1n6o, il brano che ho maggiormente apprezzato nel disco, dove il flow in botta e risposta mi riporta inevitabilmente a Minnie the Moocher di Cab Calloway che i cinefili forse conosceranno perché presente nella soundtrack di The Blues Brothers.

Cab Calloway – Minnie the Moocher, clip estratta dal film The Blues Brothers (1980)

Promosso o bocciato?

Risposta secca? Promosso con riserve.
Questo album, contestualizzandolo all’età dell’artista, è sicuramente un buon progetto. Le sonorità sono fresche e originali e bilanciano un reparto lirico carente, segno di una maturità artistica lontana – e impossibile da avere a 18 anni.

Nel complesso 23 6451 risulta caotico, disperdendosi tra i numerosi brani e ospiti; proprio i feat talvolta sanno di starter pack per brani mirati a colpire ciascuno determinate categorie di pubblico, cercando di accaparrarsi un target il più ampio possibile.

Ma, a dirla tutta, serve davvero che un disco sia completo per tutti i gusti?

Torinese classe '98, un fondatore di Boh Magazine. Studente di medicina, cerco di essere la vita non sprecata di Tyler.