La Puglia ha trovato conferma che YOUNG HASH ne è uno dei volti più determinanti, capace di trasformare anni critiche e di no in un percorso di crescita costante.
A coronamento di un 2024 e un 2025 fatti di riconoscimenti crescenti, il rapper barese pubblica il suo primo album, ADAVER, un disco in cui la nostalgia di casa si intreccia a un bisogno più maturo di raccontarsi, con la voglia di riportare la propria regione al centro della scena.
Nell’intervista, abbiamo parlato con Young Hash del percorso che lo ha portato da Salsedine a questo primo capitolo discografico, del legame con i colleghi pugliesi Kid Yugi, Scaccia e RRARI DAL TACCO, della collaborazione con Guè in Gossip, fino al desiderio di diventare padre e al sogno, ancora tutto da realizzare, di salire un giorno sul palco di Sanremo.
Continua la lettura per conoscere più da vicino Young Hash e il suo ADAVER.
Partiamo con una domanda per scaldarci: come stai? Come ti senti per questo nuovo album?
Benissimo, felice. Felice un pochino di ansietta… però felice perché spero, cioè, un po’ sto coronando quel sogno che c’avevo da quando sono piccolino e basta. Quindi sono felice.
Ti sei divertito nel farlo?
Assolutamente no. Non nego che l’ho vissuto abbastanza male, perché volevo uscire in un certo momento in cui non sono riuscito a uscire. Comunque il processo non è semplice, sai, tutte le pressioni che mi sentivo addosso, la major e i manager, un po’ il pubblico che lo richiedeva. Non me la sono vissuta bene. Però dai, comunque alla fine ora sono felicissimo, perché è un po’ come se mi stesse nascendo un figlio, sono stato incinto per 9 mesi. Ho realizzato adesso che sta uscendo, quindi sono felicissimo.
Dall’intro di San Nicola si evince quello che è stato il tuo percorso, no? Una strada non lineare, in cui prima di ricevere dei consensi ti sei imbattuto in tanti no e in tante critiche, ma questo non sembra essere stato un motivo di abbattimento per te che hai resistito e sei andato avanti per la tua strada. Però non sembra nemmeno che tu ti senta arrivato. Quindi con l’uscita di quest’album a che punto del tuo percorso creativo e personale ti senti?
Penso a un buon punto. Penso che quest’anno obiettivamente le cose sono cambiate, l’attenzione è maggiore. Penso che se vuoi sapere a che punto sono arrivato, forse la metà.
Ti senti a metà?
Sì, perché sono arrivato al punto in cui l’attenzione c’è. Però io sono molto determinato e molto desideroso, quindi punto veramente in alto per espandermi ancora di più. Voglio proprio che la musica sia al 100%. È già assolutamente il mio lavoro, però voglio che mi porti ad arrivare a tutti in qualche modo. Sono molto pretenzioso io, in verità, quindi aspiro a molto.
Adaver è già un titolo che parla da solo, da cui ci si aspetta che la voglia di casa e la nostalgia giochino un ruolo chiave. Se lo confronto con Salsedine, l’EP del 2024, mi sembra si sia passati da una voglia, prima di fare la spola tra Bari e Milano per raggiungere un obiettivo ben preciso, alla voglia invece, attuale di ricongiungersi di più con il proprio territorio e le proprie radici; forse forte anche di un senso di tranquillità maggiore dato dal riconoscimento ottenuto in questi due anni. Sei d’accordo con questa interpretazione?
Sono assolutamente d’accordo. Salsedine era un progetto fatto in un momento di struggle più completo, mentre per quanto riguarda questo progetto si respira di più a livello di tutto. Sono un pochino più felice perché mi sono stati dati dei riconoscimenti che al momento di Salsedine non c’erano. Sinceramente rispetto a Salsedine questo album lo vedo molto più maturo, però i contenuti sono sempre simili.
In questo disco sembri più disposto a farti vedere davvero, un po’ come avevi anticipato con il brano Angelo. Cosa succede quando la tua delivery, tipicamente ironica e tagliente, deve raccontare fragilità, dubbi, parti più intime di te? Hai dovuto imparare a usarla in un modo diverso o ti senti più un cane a briglia sciolta?
No, perché io in verità sono sempre stato questo qua che vedi. Io sono sempre me stesso, non è che rido e scherzo sempre, pure io ho i miei momenti no. Quindi è giusto che alla fine vengano spiegati dentro delle canzoni più conscious. Angelo è anche una persona sensibile e cerco di farlo trasparire nella musica. Se non l’ho mai fatto con dei singoli, penso che farlo nell’album sia la scusa giusta. Adesso speriamo che i messaggi un pochino più profondi riescano ad arrivare al pubblico.
Nel tuo album, vista la forte componente territoriale, hai tre feat. di colleghi che vengono dalla Puglia: Kid Yugi, Scaccia e RRARI DAL TACCO. Cosa ti lega a questi artisti a prescindere dal fatto che veniate dalla stessa regione?
Ovviamente ci lega la musica e la passione per il rap a tutti quanti. Poi ci lega il fatto che abbiamo combattuto tutti per realizzare quello che sta succedendo adesso nelle nostre vite e carriere, perché abbiamo iniziato insieme. Sono felice di coronare il mio primo album con loro come ospiti. Ci lega soprattutto la forza che abbiamo fatto, il modo in cui abbiamo combattuto per portare la nostra regione in alto. Nonostante la provenienza simile, veniamo da posti diversi, ci sono usanze diverse e la parlata è diversa, siamo tutti quanti fieri di essere pugliesi e abbiamo sempre voluto portare la nostra regione a livelli alti, come stiamo facendo in questo momento.
E invece alla collaborazione con Guè, come ti sei approcciato? Hai sentito un po’ di timore reverenziale o sei andato tranquillo?
No, assolutamente no, perché c’era già rapporto con lui prima, lo conosco da tanto. Quando ho fatto Gossip, essendo una canzone comunque molto spinta e sfacciata, ho sempre pensato che là sopra ci stesse bene Guè, appunto per il suo stile a cui mi rifaccio molto, avendolo ascoltato molto da piccolo. Quando l’ho fatta, gliel’ho mandata e poi me l’ha fatta sentire, quando l’ho raggiunto in studio. Sono rimasto felicissimo perché l’ha spaccata proprio. Gli avevo chiesto se gli faceva piacere, e quando l’ho visto gasato sono rimasto felicissimo.
E invece della copertina cosa mi vuoi raccontare? Vedo diversi elementi: c’è una ragazza, un bambino, ci sei tu con questo fare un po’ gentleman cafone.
Sì, più ‘non rompermi il c****’, capito? Si rifà molto a un immaginario vecchio stampo perché io sono un po’ così, ho dei principi vecchi, non sono molto open minded e rappresenta la mia mentalità. La ragazza rappresenta le donne che sono molto importanti nella mia vita e mi danno molta ispirazione, per esempio mia madre, una compagna o una frequentatrice. Poi c’è il quadro di San Nicola che richiama il santo di Bari, intro dell’album e anche il mio nome, perché mi chiamo Angelo Nicola. Il bambino richiama un grande desiderio che ho di fare figli, che ho espresso anche nei brani. Me lo sono detto troppe volte con tante ragazze, con le quali poi alla fine abbiamo chiuso, quindi è anche brutto, capito? Il fatto di promettersi qualcosa che poi alla fine svanisce in questa maniera. Mi dispiace molto, però è una cosa che desidero. Poi sul tavolino c’è dell’alcol, di cui sono un grande amante. Rappresenta bene tutto ciò che mi descrive.
Colgo il riferimento rapido a tua mamma: in un brano di Adaver “Sciamanin” dici di voler rendere fiera tua madre facendole vedere che sei da Mara Venier. Ti vedi per caso in futuro in un palco come quello di Sanremo?
Assolutamente sì, magari! È il mio sogno.
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E come ci andresti?
Io andrei portando quello che sono, essendo completamente me stesso. Ci andrei sicuramente con un pezzo bellissimo e felice, per rappresentare al massimo come sono io nella vita: sempre sorridente, contento e pronto a divertirmi e a far divertire il prossimo.
Data questa vena di far divertire il prossimo, vedremo il tuo nuovo album Adaver in giro per l’Italia?
Sì, stiamo organizzando oltre al “DJ Set tour”, che inizierà già subito dopo l’album, anche delle date autoprodotte nelle città d’Italia più importanti. Sicuramente Milano e Bari ci sono, e a breve vedremo le prossime.
