Chi sono i 72-HOUR POST FIGHT?

Se hai in testa un enorme CHI? prova lo stesso a darmi fiducia: vorrei spiegarti perché andrebbero ascoltati anche se non fanno rap.

Il 25 ottobre è uscito il remix del disco di esordio dei 72-HOUR POST FIGHT: 72-HOUR POST FIGHT REMIX.

(foto di Ludovica De Santis)

Non fanno rap, non fanno indie, non fanno elettronica, fanno qualsiasi cosa. Con questa breve premessa permettimi di raccontarti chi sono e del perché andrebbero ascoltati.

Prima le presentazioni

I 72-HOUR sono 4 amici cresciuti tra Varese e Milano che si conoscono dai tempi del liceo, un po’ come la Dark Polo o i Tauro Boys.  

I fondatori sono Carlo Luciano Porrini aka Fight Pausa che prima suonava con i Leute, un piccolo grande gruppo emo in cui suonava anche Generic Animal (lui sai chi è, secondo me) e Luca Bolognesi aka Palazzi D’Oriente che fa anche il produttore, per esempio, di Sabbie d’Oro dell’amico d’infanzia Massimo Pericolo (lui, sicuramente). Ai due si aggiungono: Andrea Dissimile, che suona la batteria, e Adalberto Valsecchi, che suona il sassofono.

Per darti ancora più riferimenti, quest’estate i 72 HOUR sono stati protagonisti del 29esimo episodio di LiveZero. Il collettivo ha riarrangiato e suonato dal vivo il brano Amici, tratto da Scialla Semper di Massimo Pericolo, rendendolo se possibile ancora meglio dell’originale.

Poi ti spiego che musica fanno

La prima cosa che pensi ascoltandoli è che probabilmente si tratta di ragazzi che suonano e ascoltano musica da una vita. Già questo non lo trovi rassicurante? Io moltissimo. 

Il risultato del disco di debutto è un misto di musica acustica ed elettronica, psichedelia jazz con un break di batteria di stampo hip-hop.

Oggi, invece, hanno preso traccia per traccia del loro disco e l’hanno affidata ad un producer diverso, rifacendone quindi il look a partire dalla copertina (che per inciso raffigurava due persone che si abbracciano, stanche, dopo essersi pestate: Massimo Pericolo e Sagga). 

La gamma di nomi, italiani ed internazionali, che è stata coinvolta in questa sorta di sequel è molto variegata e corrisponde alle prospettive di sperimentazione a cui il collettivo è legato.  Dentro la tracklist leggiamo Cooly G, Riva, Yakamoto Kotzuga, Lamusa II, Ben Vince, Weightausend, Wuf, Ayce Bio e Prev

No, non mi perdere, lo so che stai pensando e ora chi cazzo sono questi? ma ci sono quasi e a breve capirai il perché te ne sto parlando. 

Per darti un’idea più precisa però ti racconto di alcuni di loro.

Riva è uno stimato produttore italiano, noto in particolare per il suo lavoro con Myss Keta; Cooly G è una producer e dj della leggendaria label londinese di elettronica Hyperdub; Lamusa II e Yakamoto sono due artisti italiani dell’avanguardia elettronica internazionale. Infine, c’è Wuf che produce lo-fi hip-hop, ascoltato per lo più in America ma che di fatto viene dalla provincia di Milano. 

Infine ecco perché voglio parlarti di loro

L’impressione che voglio condividere con te è che la musica dei 72 HOUR possa unire idee e generazioni, possa arrivare a chi si gasa con l’emo rap (Ketama126, gli Psicologi o i Sxrrxwland per intenderci) ma anche chi ascolta indie o l’elettronica. 

In un mondo liquido come il nostro, una band che vuole attraversare i confini merita valore e  può essere interessante anche per chi è storicamente legato ad un genere ben preciso, se ha voglia di sperimentare e sperimentarsi. 

Si parla spesso di come il rap e i rapper della nuova onda abbiano iniziato e continuino a scardinare pregiudizi e discriminazioni propri del genere e della nostra società. Sarebbe interessante se questa contaminazione fosse propria anche di chi ascolta, allora ci sarebbe davvero una perdita di confini e un allargamento massimo degli orizzonti.

Quindi caro lettore, caro amante del rap, prova ad essere fluid* anche tu e poi dimmi che sensazioni hai provato.

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Classe '91, meglio conosciuta come Margherotti. Per professione inoltro mail, nel tempo libero prendo la musica e la porto nei salotti. E ogni tanto scrivo che cosa penso.