L’importanza (poco riconosciuta) del beatmaker

Un’accorata riflessione sull'importanza del beatmaker e il suo ruolo chiave sottovalutato, sottostimato, dato troppo spesso per scontato.

Il titolo è chiaro: al beatmaker non vengono riconosciuti i giusti meriti per il lavoro svolto. Questo almeno per quanto riguarda la scena Rap italiana. Anzi, a voler essere proprio sinceri, quella del beatmaker è una presenza data troppo spesso per scontata.

Credo sia un grave errore perché prima che il rapper scriva anche solo mezza barra ci deve essere un beat. E il beat non si crea da solo. Per creare un beat di buon livello servono skills e, come detto in altre occasioni, per acquisire certe abilità serve tempo. Non è un freestyle, non si improvvisa.

In una vecchia intervista per Rolling Stone Charlie Charles dice una cosa molto interessante: Una bella voce senza base non te l’ascolti, ma una bella base senza voce, sì. Direi che ha più che ragione. Senza scomodare paragoni con musica classica o ambient, il ragionamento fila, secondo me.

Pensiero questo che offre, secondo me, spunti interessanti su cui riflettere. Ne riporto alcuni qui di seguito nella speranza che tu possa valutare meglio quanto il beatmaker fa per te, dargli il riconoscimento che troppo spesso gli è negato perché, appunto, declassato. Come può passare in secondo piano chi, di fatto, è il primo che crea musica all’interno del workflow? Andiamo con ordine.

Prima ancora di iniziare

L’aspirante producer inizia a fare sacrifici ancora prima di essere anche solo un beatmaker emergente. Perché se è vero che per fare Rap bastano un qualunque beat, un foglio di carta e una penna, chi vuole produrre basi deve mettere da parte un po’ di buon cash per il suo primo setup: PC e sequencer sono il minimo richiesto per partire. Aggiungi poi MPC o tastiera, campionatore, etc.

Per il rapper è tutto di gran lunga più facile, può scaricare basi gratis da YouTube in un minuto ed essere operativo. Già, peccato che quelle basi non si siano create così, da sole.

Da leggere: È Fruity Loops il miglior sequencer per fare beat Rap?

Studio sempre e comunque

Un buon beatmaker è sempre operativo, in continuo aggiornamento per migliorare il setup del suo home studio, arricchire il proprio sequencer con nuovi VST, nuovi drum kit, nuove patch. Sono in gioco tanti strumenti con i quali occorre tempo e dedizione per prendere confidenza affinchè possano rendere al meglio. Ne va della qualità del beat che tu, caro rapper, pretendi gratis.

Non solo, un buon beatmaker sa anche modificare o creare da zero nuovi preset di qualità, sa dove mettere le mani quando lavora con un synth e riesce a rimanere calmo davanti al mixer. Insomma, riesce a darti delle bozze più curate.

Da scaricare gratis: drum kit classico dei Beatmakers With Attitude

Il giovane beatmaker Trap Charlie Charles

Oggi Trap, domani Grime

Non è finita qui. Lo studio passa anche per quei trend che possono durare qualche mese, come la Dubstep gentilmente portata Salmo a suo tempo, possono persistere molto più tempo come la Trap oppure essere più elitari come il sempre sia lodato boom bap o il Grime, suono relativamente nuovo almeno da noi.

Sono tutte tipologie di produzione musicali molto diverse tra loro. Che si tratti di un beatmaker bravo su più fronti o specializzato in un genere particolare tra questi sopra citati è chiaro che il lavoro dietro al beat è molto diverso e richiede competenze. Tutte skills che si acquisiscono con tempo e sacrificio.

E se domani, improvvisamente, esplodesse l’ennesimo trend e tutti voi rapper iniziaste a voler rappare su beat vagamente Trance, Techno, Folk?!

Tutto ha origine dal beat

Vengo ora ad una considerazione ancora più importante perché davvero troppo spesso il ruolo riconosciuto al beatmaker è marginale e chi davvero si applica così tanto per far suonare un pezzo non si vede nemmeno riconosciuti i crediti. Fai caso alle descrizioni dei brani che escono su YouTube.

Caro rapper, ho una domanda per te: da dove ha inizio la tua hit? Dalla base che ascolti, dal beat. Dietro ogni buon beat c’è un altrettanto valido beatmaker che ha investito tempo, energie, risorse perché quella strumentale avesse quel suono, quella ritmica, quel groove, quel mood.

Tutto ha origine dal beat: le idee, gli incastri, le metriche, il flow e le rime che tu porti su quella strumentale sono frutto dell’ispirazione, delle vibes che arrivano a te da quel beat. Una manciata di suoni che lavorati diversamente avrebbero sicuramente reso in modo diverso.

E fai storie quando ti vengono chiesti 50€, 100€ per un beat originale, unico, esclusivo. Sai che il costo reale di un beat può anche essere ben più elevato? Bada bene, parlo di lavori fatti da beatmaker che sanno il fatto loro, non l’ultimo arrivato che copia e incolla due suoni e vuole essere il nuovo Big Joe o il nuovo Sick Luke solo per aver messo due accordi in croce e qualche 808 qua e là senza nemmeno sapere come.

Il beatmaker fa la differenza

Concludo. Vale per il beatmaker come per qualunque altra figura svolga una certa mansione, un lavoro, qualcosa che tu non sai fare: è giusto riconoscere il merito. I beatmaker, oggi, fanno la differenza. Avere dalla tua un ottimo producer fa fare il salto di qualità alla tua musica, lo dimostrano i casi di Sfera Ebbasta, Ghali, Dark Polo Gang, per citarne alcuni.

Cito proprio il collettivo romano per farti una domanda: pensi che renderebbero allo stesso modo se fossero prodotti da qualcun’altro? Pensi che Sportswear suonerebbe allo stesso modo sul beat di un altro beatmaker, pur valido?

Nano sardo col vizio di scrivere. Padre di Boh Magazine, fondatore di Beat Torrent, vecchio brontolone. Lavoro come WordPress Developer e mi occupo di scrittura online. Rimo da quando si spammava su MySpace.