Ha ancora senso stampare i propri dischi?

Nell’era del digitale conclamato, sorge spontaneo chiedersi se per gli artisti ha ancora senso stampare e distribuire i propri progetti. Gli ascoltatori mettono in play lettori CD e giradischi? I fan hanno ancora la necessità di possedere i dischi di ciò che ascoltano? La risposta non è così prevedibile e i fattori da considerare sono tutt’altro che intuitivi.

Ecco che il web attraverso le sue molteplici modalità quali, download a pagamento, free download, ascolto in streaming, ascolto dei video musicali e download delle tracce audio dai video musicali, si è ritrovato negli anni a essere il mezzo di distribuzione più diretto fra musicisti e pubblico.

Tidal, Deezer, AppleMusic, AmazonMusic, Google Play e Spotify sono i più importanti servizi a pagamento di streaming musicale, enciclopedie della musica, che permettono accesso e ascolto di quasi qualsiasi artista, album e canzone.

Se una volta l’airplay, cioè l’elevata rotazione radio, era uno dei più prestigiosi indicatori di successo, ma a discrezione del giudizio di pochi, attualmente le prime posizioni delle playlist editoriali più rilevanti e le classifiche dei servizi streaming sembrano essere molto più invitanti e democratiche per i musicisti.

Oggi un artista, il suo team, o la sua label hanno a disposizione una trinità efficace costituita dai sopracitati YouTube, Social Network e servizi di streaming. Se si possiede effettivamente un talento o un quid artistico, l’iter per la propria realizzazione è abbastanza lineare: video sul tubo, condivisione sui social ed infine pubblicazione sulle piattaforme.

Ma in questo marasma un artista dovrebbe ancora stampare e distribuire la proprio musica su supporti fisici?

Per approfondire: I cambiamenti portati dallo streaming nel rap italiano

La punta dell’iceberg

La risposta è più che affermativa, si. Senza necessariamente esporre particolari dati di mercato, è evidente che in controtendenza all’esponenziale affermazione di piattaforme digitali per l’ascolto dei propri artisti preferiti, i formati fisici non sono scomparsi.

Anno dopo anno i device musicali come lettori di compact disk, lettori mp3, autoradio e lettori cd dei notebook, si sono lentamente dileguati dagli scaffali di settore. Al contrario cd, 33, 45 giri e musicassette ora riempiono i cataloghi dei distributori fisici e online. I sintomi del ritorno del desiderio della copia fisica si sono manifestati in molteplici forme.

La FIMI dal 2016 ha reintegrato la classifica dedicata ai vinili, sostituendola a quella dei dvd musicali. Il mercato dei reseller, definiti anche speculatori, è florido, basta fare un controllo sui principali siti di vendita privata, come Discogs o Ebay, per trovare album storici o edizioni esclusive non ancora pubblicate, a prezzi folli su cui i fan sono disposti a investire.

Il Record Store Day anno dopo anno è sempre più atteso, il ogni terzo sabato di ogni Aprile migliaia di negozi musicali indipendenti distribuiscono stampe di vinili e CD creati appositamente per l’occasione. Etichette indipendenti come la Tannen Records o Overdrive Records, si sono adoperate per stampare e ristampare edizioni limitate dei classici dell’hip-hop e non solo, collezionando sold out fulminei.

Multinazionali come Amazon sfornano svariate edizioni di vinili e cd esclusive autografate e non. Il vinile dell’ultima fatica di Noyz Narcos, Enemy, era reperibile esclusivamente online in ben quattro colori, più la copia autografata del CD.

Da leggere: Enemy, recensione dell’ultimo album di Noyz Narcos

C’è offerta perché c’è domanda

Sotto le pagine social degli artisti, in fase di uscita, è sempre presente la domanda relativa alla fattibilità di copie fisiche. Gli instore e i firma copie sono sempre più affollati e richiesti, e non solo dai giovanissimi che presenziano solo per poter avere una foto col proprio idolo.

Sorge spontaneo chiedersi il perché di questa necessità nonostante l’immediata disponibilità concessa dall’evoluzione digitale. I formati fisici sul piano razionale portano una serie di ingenti sprechi di risorse.

Economiche, perché un cd o un vinile costano circa quanto una mensilità di un servizio streaming e temporali, perché ascoltare un cd o un LP richiede la situazione di stare per lo meno stabili nello stesso luogo (casa, auto) o di rippare il cd sul computer per poi passarlo sul device preferito.

Anche il metodo di pagamento può essere un ostacolo, perché non sempre il disco di turno è reperibile nel negozio vicino casa, e la maggior parte dei casi lo si ordina su internet da diversi rivenditori. Infine il limite può divenire anche domestico/spaziale, uscita dopo uscita gli scaffali possono diventare luogo di accattonaggio, somigliando sempre più a magazzini che a collezioni.

C’ho il disco a casa (cit.)

Si può scorgere una risposta alla domanda iniziale in quest’ultimo “spreco”. Le persone vogliono e ottengono il disco fisico, che probabilmente finirà su una mensola in esposizione e lo comprano su internet, privandosi dell’esperienza nel reperirlo.

Il ritorno del vinile e dei cd, non è stato accompagnato in pari misure dai lettori cd e giradischi, questo significa che il disco in sé non ha più l’utilità originaria, ma diviene quindi un simbolo, un emblema. Il vinile o il compact disk può essere interpretato come uno scrigno musicale, non un mezzo necessario per l’ascolto diretto ma bensì per sentirsi ascoltatori affezionati.

Se la musica è diventata fast food  e ricerca ossessiva alla tendenza virale, il buongustaio non vuole essere ridotto a utente intrappolato nella rete di scelte e click altrui.  Il supporto fisico diventa così l’escamotage per valorizzarsi come supporter d’elité dei propri artisti. Sostenitori di prima classe che non sono e non hanno la pretesa di essere i massimi intenditori di settore.

Basti pensare ai sold out dei vinili autografati dell’ultimo album di Sfera Ebbasta Rockstar e Mowgli di Tedua, alle tanto acclamate copie fisiche dei primi tre progetti della Dark Polo Gang raccolte in Trilogy, a Bimbi la posse track su 45 giri dì Charlie Charles. Artisti che non hanno come target primario collezionisti adulti, ma si ritrovano fan che oltre a portarli in pochi giorni in cima alle classifiche attraverso gli ascolti su servizi streaming, li supportano anche attraverso l’acquisto migliaia di copie fisiche.

L’esigenza del possedere un oggetto palpabile può assumere quindi un significati diversi per differenti utenti: il giovane che per sentirsi un ascoltatore maturo non riduce la sua passione per la musica solamente ad applicazioni per smartphone e il cultore del disco che desidera il vinile per un suono caldo e il rito di ascolto.

Da leggere: Mowgli, recensione del primo disco ufficiale di Tedua

Yin e yang

Formato digitale e analogico sono complementari, possono quindi andare nella stessa direzione, a sostegno dell’industria musicale e degli artisti, senza cannibalizzarsi a vicenda. Gli infiniti server online infrangono qualsiasi limite, raggiungono qualsiasi coordinata temporale/spaziale e soddisfano comodamente all’istante ogni esigenza di ascolto. Le copie fisiche concretizzano l’affetto per i propri artisti preferiti, si collocano in un preciso contesto storico e vanno a comporre cd dopo cd, LP dopo LP crescita e personalità musicale dell’ascoltatore.

Può succedere che si scopra casualmente il piacere per un artista o un album girovagando su uno dei servizi streaming e successivamente si celebri la scoperta acquistando la copia fisica, legittimandosi così come ascoltatori con la A maiuscola e non più occasionali. L’ascolto in streaming per molti può diventare un’opportunità, se il progetto artistico ascolto dopo ascolto soddisfa le aspettative, verrà poi spontanea l’intenzione di acquistarne anche il formato fisico per premiare l’autore e sé stessi.

La smania nei confronti del prodotto tangibile può essere anche giustificata da una paranoica paura di un’apocalisse online, con il rischio annesso di perdere il totale patrimonio musicale. Le copie fisiche diventano quindi una garanzia fondata a lungo termine, che qualsiasi cosa succeda nell’internet non si perderà il proprio background musicale.

Ennesima radice dell’urgenza di musica fisica la si può ricondurre alla nostalgia. I piacevoli ricordi di ciò che è stato e la tristezza di quello che non potrà più essere, si sublimano in pack esclusivi, come quelli degli anniversari di Vile Denaro dei Club Dogo e di Tradimento di Fabri Fibra, nei quali si trovano t-shirt, cd ma soprattutto vinili mai stampati, reperibili esclusivamente all’interno del box.

Leggi anche: Club Dogo, Vile Denaro 10 anni dopo

Il disco fisico rispetta l’ambiente

Anche ascoltare musica ha un suo impatto ambientale e quello del disco fisico, vinile e cd che sia, è inferiore rispetto a quello dello streaming digitale. I professori Sharon George e Deirdre McKay, della Keele University di Newcastle, in una recente ricerca hanno analizzato l’impatto ambientale nell’ascoltare musica ottenendo risultati sorprendenti.

Ebbene un importante impatto è proprio causato dagli apparentemente innocui ascolti in streaming, questo perché pur non essendoci supporti fisici durante il consumo dell’utente, esistono i data center cioè nuclei computerizzati costantemente attivi che si estendono per migliaia di metri quadrati.

Il vinile nonostante sia in PVC e nel processo produttivo causi un’abbondate quantità di anidride carbonica è riciclabile al 100%. Il invece CD comporta una produzione ridotta di anidride carbonica ma non è di facile recupero come il vinile.

Conclusioni

Oltre ai vantaggi per il pubblico, vanno sottolineati anche quelli per la controparte artistica. Le copie fisiche permettono con i firma copie un punto di contatto con i propri fan non indifferente, creando occasioni di fidelizzazione con il supporter che potrà promuovere a sua volta il proprio idolo magari condividendo la foto della copia fisica.

Infine nonostante si parli di musica e la massima soddisfazione per un artista si sancisca quando la propone sul palco dal vivo, non si può negare che vederla e poterla toccare con mano in un artefatto, magari con un vinile in un negozio di dischi, non può che rendere orgogliosi del proprio lavoro.

Si può concludere che ha senso stampare copie fisiche, ma ancora di più ne ha oggi, perché  permettono un ancoraggio in quell’oceano musicale che la rete oggi ha generato, in cui è facile smarrirsi.

Uno psicologo tirocinante, un fondatore di Boh Magazine e una persona umana