Cosa deve avere il disco di un producer per funzionare?

Quali sono gli aspetti fondamentali che deve avere un producer album per convincere? Ne ho individuato alcuni. Leggi e dimmi se sei d’accordo.

Ne ho recensito giusto un paio qui su Boh Magazine e ne ho ascoltato davvero tanti: parlo di producer album. Oggi voglio portare una piccola riflessione su quali siano gli aspetti crucali che fanno del disco di un produttore un lavoro che funziona e, soprattutto, che mi convince. Secondo te, quali possono essere?

Come suona un producer album vincente?

Io ho individuato 4 elementi decisivi, quelli che considero al momento di valutare un disco. Più precisamente:

  • tratto distintivo del producer
  • varietà, qualità e non troppa quantità
  • combo inedite
  • scommesse su qualche nome nuovo

Non parlo di un semplice lavoro di beatmaking ma di qualcosa di ben più articolato, dal concept alla scelta dei suoni, delle collaborazioni e ogni aspetto del prodotto finale. Quello che, di fatto, segna la differenza tra producer e beatmaker.

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Il marchio di fabbrica

Il primo aspetto fondamentale è il suono, devo riconoscere il tratto distintivo del producer nel suo lavoro. Sembra banale ma, talvolta, capita che questo venga a mancare o non sia così ben marcato come in progetti esterni.

Quel mood gotico che mi ha conquistato in Pezzi, disco di Night Skinny, non l’ho trovato in Mattoni, lavoro che ho trovato eccessivo anche in termini di densità di partecipazioni.

Il sample tagliato grezzo e poco lavorato da Gionni Gioielli oppure la linea di basso bella piena che delinea e arricchisce le produzioni vecchio stampo DJ Shocca: questi sono per me dei tratti distintivi. La freschezza di tha Supreme è quella che più brilla tra i giovani di oggi.

Devo riconoscere il produttore alla regia di quel beat senza bisogno di sentire alcun tag di introduzione. La firma deve esserci, senza esserci.

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Un occhio agli USA

Sul fronte americano potrei citare Timbaland, ricordo dischi come Shock Value e tante altre sue produzioni dalle ritmiche ricche ed elaborate, una palette di suoni e drum kit personalizzati al massimo. 

Oppure ancora cito AraabMuzik, abilissimo anche lui con ritmiche ed MPC, spesso sfrutta sample electro, dubstep, trap e trance e apre la strumentale in un modo unico, quasi eccessivo, a detta di alcuni. Prima ancora della sua tag sai già che stai ascoltando AraabMuzik.

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Qualità e (non troppa) quantità

Lavorare ad un album intero per un producer è un dispendio di energie e tempo notevole, specie per mettere insieme tutti i tasselli al lavoro posto, come nel piano originale.

Mi aspetto qualità e mi aspetto quantità ma, quest’ultima, nel dosaggio migliore. Eccedere con il numero di tracce o di partecipazioni – talvolta ripetute – rende l’ascolto difficile e l’apprezzamento as well, specie oggi che la soglia di attenzione si è drasticamente abbassata.

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Combo inedite

Gli artisti coinvolti, secondo me, hanno in mano quasi metà dell’intero lavoro. Devono rendere bene, altrimenti è tutta l’economia del disco a perderne e, con lei, l’immagine del produttore in primis. 

Un producer album convince se è capace di trovare nuove combo tra rapper sulla stessa traccia, oppure richiamare sul beat vecchie collaborazioni, come quando ho riascoltato Noyz Narcos e Fabri Fibra insieme nel disco di Night Skinny e i ricordi mi hanno portato a Guilty, il mio disco preferito del rapper di Roma.

In quello stesso disco trovi artisti che non hanno mai collaborato insieme prima di allora, come Ketama126, Franco126 e Side Baby, altrimenti lo stesso Side con il già citato Fibra o ancora Ketama126 con Izi. 

Questo porta ad apprezzamenti anche diametralmente opposti ma è bene che si faccia questo genere di scommesse che mettono a confronto vecchie e nuove generazioni. È giusto (e doveroso, ndr) osare.

Da leggere:

Scommesse sugli emergenti

Caput Mundi di St. Luca Spenish è stato uno dei primi dischi che ho recensito e mi ha permesso di conoscere Dani Faiv, ieri una scommessa e oggi una certezza del collettivo Machete. Nel più recente disco di Night Skinny ho apprezzato molto Madame.

Trovo quasi necessario che il produttore faccia scouting e sia il primo a scommettere sulle nuove leve dando loro spazio e possibilità di mettersi in gioco in una vetrina comunque importante che unisce vecchie glorie e nomi nuovi. 

Un producer che non tenta alcun guizzo di questo tipo ma, al contrario, si adagia solo su nomi già in rampa di lancio credo che si limiti molto e faccia perdere molto al proprio lavoro e al proprio ruolo.

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Sperimenta senza paura

Ultimo punto che trovo decisivo: sperimentare. Se sei un emergente all’ascolto, non ti fermare al compitino. Rischia qualcosa in più, mostra e dimostra di avere qualcosa in più. Lasciati ispirare dalla musica su Spotify, dalla playlist e tutto quello che ti circonda.

A tal proposito ricordo You Get No Love, album di Yazee, disco che sente molto l’influenza di soul e black music e nel cosmo rap italiano ha giocato tutt’altro campionato, per coraggio di sperimentare nuovi approcci, nuovi suoni.

Leggi anche: mini intervista a Yazee sul workflow del beatmaker

La tua opinione

Ora voglio sentire la tua opinione. Quelli che leggi in questo articolo sono i punti chiave che io reputo decisivi quando ascolto un producer album. Queste sono le mie aspettative e le mie considerazioni. Secondo te cosa deve caratterizzare un disco del genere affinché funzioni, vinca e convinca? Sei d’accordo con me?

Nano sardo col vizio di scrivere. Padre di Boh Magazine, fondatore di Beat Torrent, vecchio brontolone. Lavoro come WordPress Developer e mi occupo di scrittura online. Rimo da quando si spammava su MySpace.