Vediamo se conferma o ribalta il risultato.
Abbiamo decisamente bisogno di progetti come quello di Ele A, classe 2002, di Lugano.
Come mai? Perché sa intrecciare parole in un modo che attrae e ammalia chi ascolta. Non si può fare a meno di seguire la sua voce saltare da una parola a un’altra, posandosi di volta in volta su un’immagine, un’idea o una sensazione.
Il suo primo EP, Globo, raccoglie i 3 singoli usciti negli scorsi mesi e 3 inediti. Le strumentali dei brani mescolano un’atmosfera old school, anni ‘90 a suoni più sperimentali, in un’unione ricca di gusto e stile a cavallo tra più epoche sonore. Sono eleganti tappeti musicali che si srotolano ininterrottamente.
Sopra ad essi Ele A intesse una fitta trama di parole collegate da rime, allitterazioni e assonanze. Seguendo l’artista planiamo da un concetto ad un altro: si tratta di descrizioni di vita quotidiana, immagini e pensieri sul mondo e i temi sfumano uno nell’altro. Sono le parole, che scelte accuratamente, fanno da rompighiaccio, creando una pista tra i pensieri dell’artista.
Il progetto risulta allo stesso tempo molto curato, a livello di testi, suono, grafica, ma anche semplice. La semplicità è data dalla naturalezza e dalla spontaneità con cui Ele A si esprime sui beat. Non ci sono sovrastrutture fini a se stesse, la luce è puntata tutta sulle parole. Ci troviamo sul lungolago di Lugano, di fianco a Ele A che fa freestyle. In questo momento tutto quello che conta è seguire il filo logico che guida il suo flusso di coscienza.
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