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Interviste

Sziget Festival 2026: intervista al CEO Kádár Tamás

Sziget Festival 2026 si farà: arriva una nuova fase per uno dei festival più importanti al mondo. Dopo settimane di incertezza legate agli assetti proprietari, il ritorno del fondatore Károly Gerendai segna una rinascita all’insegna dell’indipendenza. Ne abbiamo parlato con il CEO Kádár Tamás.

Sziget Festival 2026: intervista al CEO Kádár Tamás

Partiamo dalla notizia più importante, quella che ha rassicurato migliaia di Szitizens: Sziget Festival 2026 si farà. Date già confermate (11-15 agosto) e biglietti già disponibili. Ma perchè, c’erano dubbi?

In realtà sì. E molto forti anche. I rumors parlavano della volontà del gruppo americano KKR e della propria acquisita società inglese Superstruct Entertainment, che fino a poco fa deteneva la maggioranza delle quote di Sziget Cultural Management Ltd, di sottrarsi all’organizzazione di un evento dispendioso, scomodo ed anti economico.

La questione e le delicate trattative sono durate settimane, fino a quando si è riusciti a giungere ad un punto d’incontro che sa di rinascita: Károly Gerendai, lo storico fondatore di Sziget, ha ripreso le redini della sua creatura acquisendo nuovamente ciò che aveva ceduto al tempo, tornando di fatto al timone del progetto e annunciando la nuova edizione.

Gerendai, inoltre, è riuscito a stipulare un nuovo accordo con il Comune di Budapest per rinnovare la concessione dell’isola di Óbuda di ulteriori 10 anni. Ciò significa che la piccola grande Isola della Libertà, per come la conosci o la conoscerai, rimarrà la solita almeno fino al 2036.

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due battute con il CEO di Sziget, Kádár Tamás. Siamo partiti da quest’ultima, romantica e rassicurante notizia, approfittandone poi per toglierci qualche curiosità su uno dei raduni più grandi al mondo.

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Partiamo subito col cercare di fare un po’ di chiarezza. Che stava succedendo a Sziget? Il festival è mai stato veramente a rischio?

Lo sviluppo più importante è che il precedente proprietario (Superstruct Entertainement) ha proposto a Károly Gerendai, fondatore del Sziget, di tornare al timone; quindi la storia del festival prosegue come evento indipendente. Per poter proseguire con la nuova struttura proprietaria, abbiamo dovuto rinnovare il nostro contratto per l’occupazione di suolo pubblico con il Comune di Budapest (il contratto in vigore sarebbe scaduto l’anno prossimo).

Per pianificare a lungo termine era necessario garantire un periodo contrattuale più esteso. Tutto ciò ha generato un dibattito politico all’interno del consiglio comunale, ma per fortuna si è raggiunto un accordo. Così ora possiamo continuare a lavorare a pieno ritmo, e come festival indipendente.

Indipendenza che però ha portato Sziget ad essere uno degli eventi più rilevanti nel panorama internazionale. Come si alza l’asticella quando il modello a cui aspirare sei tu?

A lungo il Sziget si è distinto proprio perché era diverso dai modelli internazionali. Questo possiamo dire che ha anche ragioni storiche: fin dall’inizio non volevamo copiare nessuno, quindi abbiamo inventato noi stessi ogni dettaglio del festival. Il fatto che il Sziget sia una continua “convivenza”, dove a ogni ora del giorno si può trovare qualcosa di entusiasmante, o che non sia solo un festival musicale ma accolga anche altre forme culturali, offrendo allo stesso tempo spazio alla creatività del pubblico, deriva proprio da questa autonomia delle origini.

A tutto ciò abbiamo poi aggiunto servizi grazie ai quali l’esperienza diventa una vera vacanza: costruiamo un festival city temporaneo, con ristorazione, alloggi e campeggi, assistenza sanitaria, sicurezza, e tanti servizi unici. Il nostro obiettivo è rafforzare questa esperienza irripetibile altrove, adattandoci allo spirito del tempo e alle nuove abitudini culturali.

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Abitudini culturali che riguardano anche e soprattutto la musica. A questo proposito, che importanza hanno ancora oggi gli act nazionali? Non solo gli ungheresi (a cui viene dato ampio spazio da sempre) ma ad esempio anche gli italiani, dove sappiamo esserci da anni un palco e addirittura un ecosistema di organizzazione a noi riservato.

Abbiamo sempre cercato di presentare anche talenti emergenti e artisti noti nel loro Paese, che non hanno ancora avuto grandi opportunità nei festival internazionali. Partecipiamo a numerosi
showcase globali, lavoriamo con partner in tanti diversi Paesi da cui riceviamo raccomandazioni. Abbiamo quindi ampie possibilità di selezionare proposte interessanti.

Inoltre, prestiamo particolare attenzione al pubblico dei nostri principali mercati internazionali, come l’Italia appunto, per dare spazio anche agli artisti amati da loro. È altrettanto importante per noi che i visitatori provenienti dai nostri mercati più rilevanti si sentano a casa al Sziget: per questo offriamo campeggi dedicati, punti ristoro speciali e naturalmente invitiamo al festival anche i loro artisti preferiti.

E cosa è cambiato maggiormente in questi oltre 30 anni? Quali sfide ha dovuto superare Sziget per arrivare a ciò, mantenendo la longevità e continuando ad essere rilevante per le nuove generazioni?

È cambiato soprattutto il mondo che ci circonda, e un festival deve adattarsi costantemente, pur rimanendo fedele ai propri valori e senza farsi influenzare dalle mode del momento. Purtroppo il Covid ha colpito duramente il settore dei festival, sia economicamente sia socialmente, perché negli anni senza festival un’intera mini-generazione ha perso la sua prima esperienza.

Parallelamente, negli ultimi tempi hanno avuto sempre più spazio i concerti nelle arene, che con la promessa di maggiori incassi attirano molte grandi star, sottraendole ai festival. La sfida più grande per ogni festival è dunque offrire un’esperienza che significhi di più per il pubblico rispetto a un semplice concerto.

Già, effettivamente il primo termine che viene in mente parlando di Sziget è “esperienza”. Vi siete chiesti qual è il segreto che lega lo Szitizen all’isola, tanto da farlo tornare ogni anno?

Probabilmente ciò che dicevo prima: il Sziget non è solo una serie di concerti né un semplice festival musicale, ma appunto un’esperienza comunitaria, che accoglie visitatori da quasi ogni parte del
mondo, dove nascono grandi amicizie e grandi amori, un luogo a cui vale sempre la pena tornare perché offre ricordi indimenticabili, che durano per tutta la vita.

Tutto bello e tutto magico. Ma passiamo ad un lato più scomodo. Come tutti gli eventi e come tutti gli artisti, anche a Sziget viene mossa la critica di non essere più quello di una volta e aver rinunciato tanto alle grandi rock band in favore di artisti da classifica e musica elettronica. Sentite di aver rincorso un mercato ed è quindi fisiologico oppure sono voci a cui non date peso?

Da un lato è vero che nulla è più come prima, e naturalmente vogliamo soddisfare i nuovi bisogni e seguire i trend attuali.

Il ritorno del nostro fondatore, Károly Gerendai, ci aiuta proprio perché, dopo otto anni lontano dall’organizzazione del festival, ha potuto osservare i cambiamenti da fuori, e vede da un’altra prospettiva dove occorre intervenire – anche recuperando valori del passato – affinché l’unicità e la diversità rendano il Sziget ancora più distinto rispetto agli altri festival internazionali.

Ed immagino che per farlo ci sia bisogno di un’attenzione sulla direzione artistica ancor più minuziosa ma allo stesso tempo competitiva. Che tipo di lavoro viene svolto sulla programmazione?

Poiché il Sziget è davvero un festival poliedrico, molte persone partecipano alla costruzione dell’intera struttura del programma e all’organizzazione delle diverse aree. Cerchiamo di circondarci e coinvolgere professionisti riconosciuti nei rispettivi campi, e li incoraggiamo a collaborare tra loro per creare qualcosa di unico e speciale.

Non abbiamo mai pensato che il team organizzativo interno potesse essere competente in tutto: dall’“ufficio” definiamo le linee strategiche, ma ci affidiamo molto anche a esperti esterni e consulenti

Da un esigente appassionato: come sarà il nuovo Colosseum?

L’anno scorso abbiamo creato una zona notturna dedicata alla musica elettronica, il Delta District, che poggia su tre pilastri, uno dei quali è il Colosseum. È una struttura spettacolare e affascinante, che richiama gli antichi anfiteatri e che rappresenta il centro della musica elettronica alternativa al Sziget, attiva dal primo pomeriggio fino all’alba.

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Da un neofita: perchè venire a Sziget 2026?

L’Isola della Libertà è un ambiente estremamente inclusivo e sicuro, dove in ogni angolo si possono trovare programmi ed esperienze entusiasmanti, indipendentemente dall’età, dai gusti musicali o dalla provenienza. Non si può descrivere l’atmosfera libera e felice che rende unico il Sziget: si può solo vivere. E così sarà anche il Sziget Festival 2026, che stiamo progettando proprio con questo spirito.

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