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Interviste

Tutti Fenomeni ci insegna che l’arte è uno stile di vita

Tutti Fenomeni ci insegna che l’arte è uno stile di vita

In occasione dell’uscita del suo secondo album Privilegio Raro, abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Tutti Fenomeni.

Giorgio è una persona con i piedi per terra, che vede la musica come un lavoro ma soprattutto come sfogo per i suoi pensieri e le sue angosce. È un sincero appassionato di tutte le forme d’arte e in ogni suo lavoro cerca di unire tutto ciò che gli piace per creare delle composizioni uniche nel loro genere.

Abbiamo parlato dell’importanza di Niccolò Contessa per il suo lavoro, del suo rapporto con gli ascoltatori, dei suoi progetti futuri e di tanto altro. Ti lascio alle sue parole.

Buona lettura!

Ciao Giorgio, per iniziare ti chiederei molto semplicemente: Come stai? Come stai vivendo queste giornate post release del disco?

Diciamo abbastanza bene.

Facendo mente locale: il mio primo disco (Merce Funebre) uscì d’inverno, poi ci fu la pandemia e quindi non me la sono goduta appieno. Ora è uscito questo secondo disco, anch’esso molto travagliato e nato in un momento difficile.

Però, il fatto che sia uscito, che ora si vada verso l’estate e che all’orizzonte mi aspettino tanti bei concerti, devo dire che tutto ciò mi fa stare bene. Certo, il disco è appena uscito, deve fare ancora il suo corso e io devo ancora capire cosa produrrà per il mio futuro ma per ora sto bene.

Caparezza diceva che “Il secondo album è sempre quello più difficile nella carriera di una artista”. Com’è stato lavorare a questo disco?

Per quanto mi sia sempre sembrata una frase geniale, non ho mai capito come facesse Caparezza a dire che il secondo album fosse quello più difficile. Più che altro, perché un artista punta sempre ad avere una carriera più lunga, quindi come fai a dire che è il più difficile in generale? Tu che dici?

Immagino si riferisse al fatto che, dopo essersi fatto conoscere grazie al primo album, con il secondo disco un’artista inizia a sentire le prime aspettative da parte del pubblico sulle sue spalle.

Chiaro, anche se resto dell’idea che il primo sia sempre il più difficile, in quanto la difficoltà più grande che tutti gli artisti devono affrontare sta proprio nel riuscire a emergere.

Comunque, tornando a “Privilegio Raro”. Sicuramente questo secondo album ha richiesto un lavoro più complesso rispetto al primo, soprattutto nel dargli una fine. Mi spiego meglio: il primo disco nacque senza nemmeno l’idea di fare un disco, lo vedevo più come un modo per condividere le mie canzoni. Qui con il pretendere di fare un disco sensato è stato più difficile capire quando fosse effettivamente finito. Inoltre, sono state fatte delle scelte, anche drastiche a livello di tracklist.

Quindi in generale è stato più difficile a livello di composizione, a livello di ispirazione, quella non è mai mancata. C’era la voglia di volerci lavorare all’infinto. In generale è stato più difficile arrivare al momento di dire: “Ok, questo è il disco”.

E quando ti sei reso conto che era concluso?

Non me ne sono reso conto.

Ricordo che, nella tua intervista con Daniele Tinti, definivi Niccolò Contessa come colui che riesce a tradurre in musica le tue idee. In questo disco sei stato più attivo dal punto di vista delle produzioni oppure ti sei affidato completamente al talento del tuo amico e collaboratore?

Penso che la risposta rimanga a oggi invariata. Questo perché io non sono un musicista, ho un’idea di musica anche ambiziosa anche se alla fine l’esecutore materiale rimane Niccolò.

Continuo ad affidarmi a lui anche se a volte il pretendere un certo risultato ha portato a dei fisiologici momenti di tensione tra me e lui, pur di perseguire la mia visione.

Io, principalmente, sono sempre alla ricerca di musica nuova che piaccia a me e cerco sempre nuovi modi di mischiare i miei gusti musicali tra di loro.

Niccolò è una persona fiorente se gli dai tanti spunti. Poi certo, se gliene dai troppi ti può anche dire “fattelo da solo”. Com’è giusto che sia.

Parlando più nello specifico del tuo disco. Nella copertina riprendi uno dei quadri più famosi di Magritte “Gli amanti” o per meglio dire “L’amante”, in quanto appare solo la figura dell’uomo rispetto all’opera originale.

Qual è il significato di quest’immagine e, quindi, qual è il concept di questo disco? Cosa volevi esprimere?

Esteticamente mi piaceva l’idea dell’autoerotismo, dell’auto-bacio, del chiudersi da soli nel proprio mondo. Molte delle interpretazioni che gli si possono dare però sono tutte venute a posteriori. A me quest’immagine comunicava una forte sintonia con il titolo “Privilegio Raro”, il quale avevo già in mente da un paio d’anni.

Personalmente quest’immagine mi trasmette l’idea del raccogliersi in sé stessi, della solitudine diciamo.

Vero. Un po’ è anche una metafora di quello che è successo in questi due anni. Alla fine, è stata un’esperienza talmente significativa per me che in molte parti del disco ci sono riferimenti al periodo appena trascorso.

Ci tengo a sottolineare, infatti, quanto tutto questo disco sia fortemente influenzato da ciò che è successo durante la pandemia. Benché non ci siano riferimenti espliciti o frasi di protesta. L’unico riferimento esplicito è nella prima traccia “La calunnia (Intro)” in cui utilizzo la metafora della guerra, appunto, per spiegare quanto sia stato difficile per me come per tanti altri aver vissuto in un periodo del genere. Tale metafora esprime pienamente come ho vissuto questi anni, ossia come una vera e propria guerra.

Inoltre, è sicuramente un argomento ricorrente in quanto mi ha cambiato. Quando paragono il primo disco a questo, riesco ad avvertire di essere molto diverso da come ero all’epoca.

È chiaro come nella tua musica metti molta attenzione nella scrittura dei testi ma come ti poni nei confronti dell’interpretazione di questi da parte dell’ascoltatore?

Credi che l’artista sia tenuto a esporre ciò che intende dire o pensi, piuttosto, che egli non debba mai esprimersi a riguardo, così da lasciare più libertà di interpretazione possibile?

Assolutamente penso che l’ascoltatore debba essere libero di interpretare i testi come meglio crede.

Diciamo che miei testi non sono propriamente didascalici. Non hanno una struttura logico consequenziale, né parlano di me che vado a farmi una gita ai Castelli romani. Si tratta di testi frammentati, pensieri intimi che non possono essere interpretati in maniera univoca. Sono cose che forse dovrei dire a uno psicologo per trovarne un senso vero e proprio.

Perciò preferisco lasciare agli altri la più totale libertà di interpretare ciò che dico. Anzi, sono molto contento quando qualcuno mi dà un’interpretazione che a me piace. Alla fine, ce ne sono infinite e dipendono tutte dalla sensibilità di ognuno di noi.

Facendo una breve ricerca sul quadro di Magritte, mentre preparavo quest’intervista, ho trovato una cosa interessante. Ossia che una delle caratteristiche dell’opera è proprio quella di non essere legata a una singola interpretazione, proprio come la tua musica.

Mi interessava particolarmente farti questa domanda proprio perché i tuoi testi vanno interpretati.

È così infatti. Cioè, io posso dirti da dove prendo le citazioni e i riferimenti che inserisco nei miei testi ma il senso vero e proprio della canzone non lo saprà mai nessuno.

Proprio perché un senso univoco non c’è.

Il 13 Maggio è uscito un disco piuttosto importante per gli appassionati di musica rap: mi riferisco a Mr. Morale & The Big Steppers. di Kendrick Lamar. Egli, come te, è un artista che punta molto sulla parte testuale della sua musica e sui contenuti. In quest’ultimo disco mette l’accento su un concetto molto interessante: la responsabilità. La responsabilità verso i suoi fan, verso chi lo supporta, verso ciò che lui rappresenta per l’Hip Hop odierno e, in generale, per la cultura afroamericana.

Percepisci anche tu un certo senso di responsabilità nei confronti di chi ti ascolta? Ti preoccupi di non deludere i tuoi ascoltatori oppure vai avanti per la tua strada senza pensarci?

Diciamo che questo, in particolare, è il grande dilemma che affligge tutti i cantanti. Dispiace che spesso queste due cose, ossia ciò che tu vuoi e ciò che vuole il pubblico, non possano andare a braccetto.

La problematica principale, per esempio quando si fa una canzone per il grande pubblico, sta proprio nel far sì che questa piaccia a tutti, finendo poi per essere “schiavo” del pubblico stesso e quindi non riuscire a poter fare ciò che ti senti veramente.

Per ora io sto seguendo la strada del non limitare mai ciò che voglio fare a favore di ciò che il pubblico vorrebbe sentire. Cercare a tutti i costi di piacere al grande pubblico è una variabile troppo complicata che forse mi farebbe anche soffrire nel perseguirla.

In primis mi sento responsabile verso me stesso, in quanto mi piace ciò che faccio.

Se no non lo faresti.

Esattamente. Poi, se influenzo negativamente qualcuno mi dispiace. Io, però, sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu.

Sempre parlando di Rap. In “Cantanti” dici: “Accanna con il rap e con tutte le varianti”. Ricollegandomi a questo, qual è nel 2022 il tuo rapporto con la musica Rap? Segui la scena italiana?

Sinceramente il Rap di oggi mi ha un po’ stancato. Non parlo di testi ma di musica, proprio a livello di produzioni. Il rap in quanto rima geniale mi piace sempre, anche io nella mia musica faccio rime e sono influenzato dal modo di scrivere del rap.

I testi continuo ad apprezzarli ma trovo che nel complesso ci sia molta monotonia a livello di suoni e melodie. Ben venga tutto ciò che riesce a distruggere tale monotonia.

Un disco che sento di consigliarti, se mai volessi sentire qualcosa di particolare, è “qonati” di Deriansky. Lui secondo me trascende proprio la concezione del rap classico.

Gli darò un ascolto, grazie mille.

Nella tua carriera hai prodotto molti videoclip di accompagnamento ai tuoi brani. Ripenso a “Troppa Vendetta”, “Modigliani Ultràs” e al più recente video della title track “Privilegio Raro”. Tutti con una forte vena di teatralità. Volevo chiederti, dunque, che rapporto hai con il mondo della recitazione? Ti piacerebbe recitare un giorno in un’opera teatrale o dirigerne una tutta tua?

Beh, sì, di sicuro è un mio interesse. Quando ero piccolo sono stato coinvolto in delle piccole produzioni teatrali. Mi piace il teatro e la recitazione, inoltre leggo spesso opere teatrali.

Non penso che mi soddisferà fare soltanto musica per tutta la vita quindi tutto ciò che preveda la produzione di opere dal valore artistico, che sia il teatro, il cinema ma anche la pittura e la scrittura, sono tutti ambienti che suscitano il mio interesse. Anche se è abbastanza lontano il momento in cui mi cimenterò in queste arti.

Videoclip del singolo “Privilegio Raro”

So che, venerdi 13 Maggio, hai preso parte a una galleria d’arte intitolata “Il Tempo Se Magna Tutto”. Vuoi parlarmene?

Sì, ho collaborato con il mio amico Caio Agosto Twombly a presentare un’istallazione a Firenze con le opere dell’artista argentino Marcelo Barchi. Io l’ho aiutato principalmente a curare la parte testuale della galleria.

Mi sento di dire che non è una cosa che sarei assolutamente riuscito a fare da solo. Non ho molto interesse nel fare il gallerista/il curatore, mi interesserebbe di più produrre delle mie opere, magari un giorno lo farò.

Diciamo che, alla base di tutto, io ho molte idee, il problema è che non so svilupparle tutte da solo. Nel campo musicale, come ti ho già detto, Niccolò Contessa mi aiuta a concretizzarle.

In generale trovo che il lavoro di squadra sia molto utile in questo, in quanto le sole idee non bastano. Diciamo che le idee sono il 51% delle azioni di una società.

Mi piace, quest’ultima frase andrebbe messa in una canzone.

Sì, in effetti ci starebbe.

Chiudo con la domanda che più di tutte volevo farti dall’inizio di questa chiacchierata: puoi parlarmi di “Radio Guarascio”? Com’è nata l’idea di fare un mixtape in free download parallelamente ai tuoi progetti principali?

Anche Radio Guarascio nasce con la supervisione di Niccolò Contessa. Lui stesso canta una canzone nel mixtape intitolata “Scugnizza”.

Anzi ti dirò di più, quella canzone nasce per fare il verso a “Non porto più la pena” (nona traccia di Privilegio Raro ndr.) che paradossalmente è uscita dopo rispetto alla “presa in giro” di Niccolò.

Comunque, l’idea nasce dal fatto che io da sempre mi diletto a fare cover/parodie di canzoni famose che mi piacciono. Niccolò mi consigliò di raccogliere tutte quelle canzoni e di pubblicarle in free download proprio perché era impossibile la loro pubblicazione ufficiale, in quanto si trovano su basi di cui non posseggo i diritti.

Inoltre, rielaborare quei testi per metterli in dei progetti ufficiali avrebbe un po’ snaturato il tutto, perché la magia stava proprio nel cantarli sulle note di “Light My Fire” dei Doors, per citarne una.

Nonostante non ci si possa guadagnare, devo dire che questo progetto ha riscosso un piccolo successo nella mia nicchia di appassionati, facendo affezionare molte persone al mio lavoro.

Chissà, magari in futuro potrei fare delle serate dedicate a “Radio Guarascio”.

A Roma riscuoterebbero un grande successo.

Assolutamente sì. C’è da dire che attualmente la maggior parte dei miei ascoltatori viene proprio da lì, per ovvi motivi. Anche se, fortunatamente, la mia musica si sta espandendo un po’ su tutto il territorio nazionale.

A proposito, tu vivi ancora a Roma? Hai mai pensato di trasferirti a Milano?

Sono sempre vissuto a Roma. L’ho criticata in passato però a oggi la sento parte di me a tutti gli effetti.

Poi, non andrei mai a vivere a Milano, perché lì non c’è l’Acqua di Nepi. Tiè, titolo dell’intervista.

Daje, non potevo chiedere di meglio. Grazie mille per questa chiacchierata.

Grazie a te.

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