PRACI è la dimostrazione che la nuova scena rap italiana non è fatta solo di viralità, ma anche di ragazzi consapevoli che portano contenuto vero nei loro lavori.
A un anno dal suo esordio solista, il rapper cagliaritano torna con DAL GOLFO DEGLI ANGELI, un disco in cui l’urgenza artistica si intreccia a un percorso personale fatto di crescita, accettazione e responsabilità verso se stessi.
Nell’intervista, abbiamo parlato con PRACI del passaggio da The Blue Hour a questo nuovo capitolo, della lealtà verso il collettivo Nuova Sardegna e del feat con Ernia, del ruolo della fede e delle donne nella sua vita, fino ai suoni che intrecciano Concordu e Tenore de Orosei, il gospel e le sonorità europee più fresche.
Continua la lettura per conoscere più da vicino PRACI e il suo DAL GOLFO DEGLI ANGELI.
A distanza di un anno dal tuo primo album, ritorni sempre d’estate con altri pezzi di te che racchiudi in un progetto dal nome DAL GOLFO DEGLI ANGELI, che è il nome del golfo di Cagliari, tua città di provenienza. Rispetto a The Blue Hour, mi ha colpito molto il cambiamento di attitude, più sfacciata prima e ora invece, più pacata e morbida. È una giusta intuizione?
Assolutamente sì. Credo che, sai, dentro di noi abbiamo tutti un po’ il giorno e la notte. La notte per me è The Blue Hour, il giorno DAL GOLFO DEGLI ANGELI. Io credo che anche la mia energia sia premiata molto di più da questo disco, perché la parte migliore di me è assolutamente quella luminosa. Credo che poi quello che hai percepito tu sia corretto e che sia molto bello quello che hai detto. Le persone quando sono in difficoltà e si trovano nel buio, sono anche più arroganti, più sfacciate, ma per insicurezza molto spesso e per bisogno magari di riuscire a mordere uno spazio. Quando invece sei sicuro di chi sei, di quello che stai diventando, di quello che vuoi diventare, la vita in generale assume un tono più pacato; come un tono di non so… l’uomo programma e Dio ride. Tu devi sapere quello che vuoi trasmettere, poi tutto il resto verrà e andrà come deve andare.
Quando effettivamente riesci a entrare in questa modalità e riesci a vivere la vita con più tranquillità, riesci anche semplicemente a comunicare quello che vuoi comunicare nel modo giusto; tutto è più pacato, è più organico, è più scorrevole. Quindi sono tanto fiero di entrambe le parti perché poi The Blue Hour ha generato questo disco… ci sono brani di questo disco che erano in The Blue Hour e invece sono stati spostati, perché non era il momento giusto. Quindi credo che siano due parti della mia personalità che coesistono, però in DAL GOLFO DEGLI ANGELI la parte prevalente è quella più giusta, che magari riesce anche a gestire l’altra parte e renderla una forza più che una debolezza.
Come tutti i progetti che nel periodo in cui si pubblicano rappresentano un po’ l’artista in quel momento
Sì, assolutamente. Anche, sai, più che l’artista in quel momento, secondo me quello di cui pensi di aver bisogno e di cui pensi che gli altri abbiano bisogno, no? E io proprio scrivendo questo disco, anche ascoltando tutta la musica… perché sono un grande fan comunque anche della musica italiana e della musica estera ovviamente, sentivo proprio che mancasse questa energia, mancasse qualcosa di positivo e che spingesse in una direzione, non di pace, ma di corsa con un valore positivo. Riguarda il premiare e l’essere grati dello struggle della vita, perché ci porta dove dobbiamo essere.
Potrebbe interessarti: Non puoi mettere fretta alla grandezza: intervista a Diss Gacha
E sempre guardando il prima e il dopo, ho avuto sempre la sensazione che se con il primo album volessi presentare PRACI al pubblico, con il secondo invece volessi farne capire la provenienza e farci entrare anche un po’ a casa di Francesco
Sì, assolutamente. In qualche modo è anche il momento in cui mi sono sentito pronto per far entrare tutte le mie persone, i miei fan e anche gli sconosciuti in quello che ero, in quello che erano anche le persone di cui parlo. Ero pronto a dargli il palcoscenico giusto, l’energia giusta, il suono giusto. Quando sai che puoi anche entrare in casa e rubare tutto, avere la consapevolezza che non mi porterai mai via niente di quello che veramente vale. A quel punto apri la porta ed è bellissimo, secondo me. Le persone riescono a capire non solo te, ma anche le tue persone, la tua gente, perché io sento comunque di rappresentare tante voci dal mio posto di provenienza, ma anche da tanti ragazzi che, come me, non sono mai stati né i più cattivi né i più bravi, ma che hanno sempre fatto della loro idea una passione… e sanno di avere magari un talento e non vogliono sprecarlo e nemmeno diventare qualcos’altro pur di affermarsi.
Rimanere fedeli a se stessi, diciamo. Ed esistono effettivamente due anime diverse, cioè un PRACI e un Francesco? E se sì, in che punti differiscono e si avvicinano?
Non esistono due anime diverse. Le anime stanno tutte dentro. Francesco e PRACI per me sono comunque la stessa cosa, per quanto magari nella percezione esterna possano essere due cose diverse… e io non sono diverso da tutti gli altri. Tutti hanno l’energia positiva, che li porta ad avere altre energie positive; hanno energie negative e magari questo aiuta nei primi momenti a capire dove sono gli errori e dove sono i miglioramenti da fare.
Quindi sento che più che altro, sai, in questo disco finalmente queste due anime hanno iniziato a collaborare più che ostacolarsi. Ma perché io come persona ho iniziato a collaborare con me stesso più che ostacolarmi, e quindi viene tutto da lì più che da una divisione ricercata, no? I brani più arrabbiati vengono dalla mia rabbia, i brani più innamorati vengono dal mio amore, ma vengono tutti dalla stessa persona.
Metti a tavola le tue 10 personalità e le fai chiacchierare tra di loro
Sì, infatti quando non si parlano sopra, si riescono anche a fare bei discorsi.
PRACI o Francesco che sia, è innegabile che tu abbia un senso di lealtà granitico nei confronti dei tuoi compagni della Nuova Sardegna, come citi in PIACERE FRANCESCO 2 e MAIMAIMAI e coerentemente infatti li ospiti anche in questo secondo progetto solista, insieme ai nuovi amici e alle new entry assolute e importanti come Ernia. Come confronteresti l’esperienza di fare un feat con un artista che già conosci da tempo, con cui hai fatto brani assieme, eccetera, e con uno con cui collabori per la prima volta?
Allora, cito Ernia in questo caso… una barra che mi era rimasta impressa quando ero ragazzino, che disse mi pare in Neve – “Ho amato cento donne. Alcune per una vita, altre solo per un attimo. Ma dimmi in fondo che differenza ci sta nel battito”.
È un po’ come fare musica, è sempre un attimo, un momento; ed è la cosa bellissima della musica, che riesci in quell’attimo a collegarti. Riesci a collegarti a quella persona, anche se è una sconosciuta, anche se non è cresciuta dove sei cresciuto tu, non appartiene al tuo vissuto, al tuo trascorso. In questo senso è un po’ come fare l’amore. Ti rendi conto di quanto siamo tutti simili, no? L’energia poi che ovviamente ne traggo è diversa, perché persone nuove significano energie nuove. Ogni volta che c’è un brano nuovo, è sempre un’energia nuova. La cosa bella di fare musica con Sgri, con Mario, con Andre è proprio anche avere una crescita condivisa, guardarsi negli occhi e dire “Guarda un po’ cosa stiamo riuscendo a fare”.
Sono andato a pranzo con Andre l’altro giorno, che era un po’ in para e gli ho detto “Bro, vorrei che ci fosse qui il 22Simba di 2 anni fa; ti avrebbe preso per il c***”. Quindi avere questo tipo di persone in generale è bello in ogni caso, se poi riesci anche a fare buona musica…
Sono connessioni diverse
Sono connessioni diverse, però sono sempre connessioni, sempre energia e dipende da come tu poi lasci che ti influenzi. Quindi ovviamente, avere ancora la lealtà dei miei e poter ancora essere leale a tutte le persone che mi hanno voluto bene, mi vogliono bene, mi dà un’energia enorme. Riuscire ad arrivare allo stesso tempo a persone nuove e condividere quell’energia è veramente incredibile e crea un altro punto di generazione narrativa.
Molto potente questo concetto di energia condivisa con il gruppo. E a proposito, entrerei ora sui concetti emersi dall’ascolto di DAL GOLFO DEGLI ANGELI. Nell’album porti dei concetti diversi fra loro, però un aspetto che ho ritrovato più volte ad esempio in FIGLIO DEL MARE, IO e UN UOMO SOLO PUÒ CAMBIARE IL MONDO è che tu credi molto nel concetto per cui l’uomo è artefice del proprio destino. Quindi ti volevo chiedere se secondo te ci salviamo davvero da soli oppure se a volte è necessario chiedere aiuto.
Credo che per salvare gli altri bisogni prima di tutto salvare se stessi. Ci sono tante persone nel mondo che cercano di salvare la loro parte, non avendo fatto pace davvero con se stessi in tutte le loro componenti. E così facendo, non faranno altro che salvare una parte per ucciderne un’altra. Quindi credo che proprio “io” sia la cosa più importante per riuscire a dire “noi”. Se tu non sai bene chi sei, non potrai mai riuscire ad aiutare le altre persone. Lo si scopre ogni giorno insieme questo, ma quando non si conta troppo sulla definizione che gli altri ti danno; tu devi sapere chi sei, tu devi sapere in che direzione andare ed è un discorso che applico a tutto. Con la mia fidanzata, ad esempio, no? Io sono innamorato della stessa ragazza da 10 anni… da quando sono un ragazzino. Per quanto abbiamo avuto mille problemi, siamo stati lontani anche anni, però poi questo ci ha riportato a stare insieme, ad amarci nel modo giusto, quindi credo che ognuno debba fare un percorso.
Quello che dico appunto in Un uomo solo può cambiare il mondo è di imparare ad amare se stessi, senza aspettare che lo facciano gli altri; è il primo punto da cui si arriva al resto. Non sono due cose diverse, ma in ordine cronologico sì. Devi fare pace con te stesso prima di poter riuscire ad aiutare gli altri, a salvare gli altri, ma soprattutto anche ad essere aiutato.
Potrebbe interessarti: “La mia penna è un’arma a doppio taglio”: intervista a Nerone per “Penkiller”
E questo concetto lo tratti anche nel brano ME VERSUS ME, nel senso ti aiuti in qualche modo e sei anche il motivatore primario di te stesso, no? In un’accezione a volte positiva, forse a volte anche negativa
Assolutamente sì. Ne parlo anche molto nella strofa con Sgribaz in IO. Il concetto è proprio: sono io la fortuna; sono io la sfortuna; sono io e solo io… è imparare a capire anche che il tuo cervello ti parla, che quello che pensi non è quello che dici. È una parte secondo me fondamentale della propria crescita personale per imparare a conoscere il proprio cervello. Io ho avuto momenti veramente bui ai tempi anche di The Blue Hour, che si chiama così appunto per “l’ora blu” e ho fatto dei percorsi che mi hanno cambiato la vita realmente. Perché ho imparato ad accettare i miei traumi, i miei problemi, a riconoscerli, a capire che sono un punto di forza in alcuni casi, una debolezza. Di conseguenza è proprio quello: riuscire a capire con chi stai parlando, se stai parlando con il tuo ego o con la tua parte giudicante. Non tutti dicono la verità, non tutti parlano allo stesso modo, ma la verità la sai tu che ascolti tutte le voci e decidi chi ascoltare.
Lo dico anche in BROKEN WRLD: “Dieci voci in testa ma sono sempre io che scelgo”. Quindi imparare che la scelta di quello che ci influenza, di quello che noi vogliamo dire agli altri è sempre nostra ed è inutile che proviamo a scaricarla su quello che ci è stato detto o su come ci sentiamo per colpa degli altri. La scelta è sempre nostra, lo è sempre stata e sempre lo sarà.
Potrebbe interessarti: Amor proprio e l’arte di aggiustarsi: intervista a Frah Quintale
E parlando invece di responsabilità che ricadono su te stesso… è un concetto, quello dell’homo faber fortunae suae, che va magari in contrapposizione con un altro concetto che hai espresso in più brani che è quello della fede, no? In TUTTI SANNO forse c’è il riferimento più esplicito alla fede, però in realtà lo troviamo un po’ sparso nell’album
Ma sai, io non sono minimamente cristiano, ma ho tanta fede, ho ritrovato la mia fede e parlo di Dio perché non parlo di un Dio cristiano, ma di quello che chiunque da ogni parte del mondo chiama “qualcosa di più grande”. Riuscire a riconoscere che c’è qualcosa di più grande, secondo me, è un enorme aiuto nel capire che è tua responsabilità il tuo percorso. È difficile da esprimere come concetto, ma intendo: se io devo fare la mia fortuna e sono io la mia fortuna e ancor di più la mia sfortuna… tutto quello che c’è intorno non è controllato da me. Cosa puoi controllare se non te stesso? Se il resto non è nelle tue mani, non è la tua responsabilità e tutto il peso e l’energia che gli stai dando… beh, forse se le mettessi nel capire te stesso, riusciresti ad arrivare dove devi arrivare.
Ho letto una cosa incredibile da poco, la teoria della “barca vuota”. Un uomo è in barca in un fiume e a un certo punto la sua barca viene colpita da un’altra. L’uomo si gira arrabbiatissimo, ma poi si rende conto che la barca è vuota ed è stata la corrente a portarla. In un attimo la rabbia sfiorisce. E si pensa immediatamente a come poter rimediare. Tante volte nella vita la barca è vuota e l’unica cosa da chiedersi è come posso fare per andare avanti, non dando la colpa a qualcun altro. Come lo interpreti e quello che ti lascia sei tu a deciderlo.
Dalle risposte che mi dai mi sembri un giovane uomo molto consapevole. E parlando proprio di consapevolezza dell’uomo nella società, mi sembra che tu abbia un’idea molto precisa a riguardo. Cito i versi da BRIVIDO: “Un uomo è solo un bambino che gioca a nascondino mentre in fondo spera sempre che qualcuno lo trovi.” Credi che la tua generazione abbia ancora i retaggi di questo tipo di cultura oppure vedi un cambiamento in positivo?
Vedo un cambiamento in positivo perché lo voglio vedere. Stiamo imparando a capirci sempre di più. Un artista ha la responsabilità di scrivere ciò che crede e renderlo arte. La mia responsabilità è farlo suonare bene, perché la consapevolezza ti può aiutare a comprendere le cose o semplicemente a conviverci. Non so bene in che direzione stiamo andando, ma è quella in cui dobbiamo andare. Ci saranno mille altre evoluzioni, perché la società stessa si evolverà e determinati ruoli saranno più o meno richiesti. Mia nonna, che ha la terza media e parla sardo, non le frega niente di avere una carriera incredibile; è contentissima che io vada a pranzo da lei la domenica. È quello il suo ruolo nel mondo. Dovremmo smettere di pensare troppo a cosa è giusto o sbagliato, meglio o peggio, ma semplicemente capire qual è il mio ruolo e come posso fare qualcosa di positivo. La verità non esiste, esiste solo una comprensione di un’epoca. La curiosità positiva è meglio che cercare di capire cosa è giusto o sbagliato .
Approfitto del riferimento a tua nonna… sembra che le donne della tua vita abbiano un’influenza rilevante su di te, come dici nell’outro del disco: “Comprerò 10 borse, ma le riempirò d’amore, le regalerò alle mie donne, hanno salvato questo cuore.” Anche la copertina lo sottolinea. Chi sono le tue donne e come ti salvano?

Sono cresciuto in una famiglia piena di donne e quelle in copertina non sono nemmeno tutte. Ho imparato da subito, convivendo con loro, a conoscere il mio lato sensibile, a non disprezzarlo e a renderlo qualcosa di figo. Mi hanno insegnato che la sensibilità non è debolezza. Essere uomo significa farsi carico di ciò che si è, nel bene e nel male. Mio padre e mio nonno non li ho mai visti piangere in vita mia. È una cosa che rispetto tantissimo, questo farsi carico del dolore senza manifestarlo, per dare forza, ma io sono figlio di entrambi, padre e madre. Ed è questa la cosa bella: si crea la “versione beta”, il miglioramento.
Un aspetto che mi ha fatto molto piacere vedere, da donna, è che dedichi due brani BROKEN WRLD e L’ULTIMA VOLTA a un amore che cito: “Dal golfo degli angeli va verso l’infinito”. Ed è stato piacevole vedere che nel genere rap, al netto delle doverose goliardate, c’è sempre più spazio per parlare delle donne in un modo genuino e romantico. Anche qui, ne farei una questione generazionale, pensando al modo di approcciarsi al tema che hai avuto tu, insieme ad altri artisti della tua wave come 22Simba e Sayf. Che ne pensi?
Ti dirò: è bello proprio perché è vero. Non è una cosa ricercata per andare controcorrente. Per me descrivere quel tipo di amore è un modo per dire “cavolo quanto sono fortunato”. C’è chi non ha mai vissuto un amore così forte e forse mai lo vivrà, quindi riuscire a descriverlo è anche un modo per dire “esiste”. Imparare ad amare è complicatissimo, odiare è facilissimo, ma l’amore è una cosa speciale. Vedo ragazzi che magari fanno i duri, ma poi mi scrivono messaggi lunghi un chilometro, perché sono innamorati e non sanno come fare. Vorrei più tranquillità nel dirsi queste cose. Se dovete stare insieme, l’amore è una forza più grande delle tue decisioni. Non ho scritto quella traccia perché “dovevo”, ma perché ho sentito il piano e mi è venuto da scrivere di quello.
E ora farei un salto dai testi ai suoni. Nell’ascolto integrale dell’album, sono rimasta colpita da tre elementi, diversi tra loro, ma che hanno a che fare col suono del progetto. Parliamo di: l’intro con Concordu e Tenore de Orosei e Paolo Fresu, la presenza di cori Gospel in più brani e l’approccio EDM in JUST MUSIC. Mi racconti di queste scelte stilistiche fatte con i tuoi produttori?
Figlio del mare ha quel suono perché volevo un background che ricordasse davvero Il Golfo degli Angeli, soprattutto in apertura, e le nostre tradizioni musicali risuonate in modo più attuale. L’arte è un modo per mantenere l’unicità delle cose in questa globalizzazione. Nell’intro volevo far immergere le persone nel Golfo degli angeli, fargli mettere i piedi sulla sabbia. Da bambino cantavo le canzoni dei Tenores e ri-sentire certi suoni nei miei pezzi mi ha fatto venire un magone incredibile. Poi mi hai chiesto dei cori gospel che, invece, derivano dall’influenza di Kanye West, che è sempre stata forte in me. Il gospel per me è energia, cantare tutti insieme cose positive è quasi un amuleto; stai manifestando qualcosa di positivo. Credo in queste cose e credo che mi abbiano portato bene. Just Music nasce perché credo che l’Europa si stia rialzando musicalmente. Io sono un figlio degli Stati Uniti, a livello di influenze, ma il “sogno americano” è un po’ in difficoltà in questo momento storico. Poi io sono sempre stato un appassionato di storia e studiandola ti rendi conto che quello che ci raccontano non è sempre quello che succede. E credo anche che a livello musicale, in Europa stiano nascendo cose meravigliose, grazie alla contaminazione con i suoni dell’Africa, soprattutto in Francia e Inghilterra. Sono suoni che hanno un’energia positiva enorme e che fanno parte della mia adolescenza in Sardegna.
Molto cool. Just Music aveva attirato subito la mia attenzione
Ne avevo bisogno. Ho ri-ascoltato canzoni del passato, anni 2000, che mi hanno ricordato di un modo di interpretare la vita che quasi mi ero dimenticato. Bisogna un po’ abbassare le difese e dire che non è solo una questione di forza, ma c’è anche il divertimento, il ballare insieme, rappare forte senza essere denigranti nei confronti di qualcun altro. L’ho sentito e ho avuto il bisogno di ri-trasmetterlo. È tutto collegato: in un momento così abbiamo bisogno di parlare d’amore e non di guerra.
Parlando di un tema che è connesso a quello che dici, cosa pensi dello stato di salute del rap in Italia in questo momento? Oltre alla tua cerchia, a chi pensi come esempio di artista che porta qualcosa di fresco al pubblico?
Il rap in Italia sta benissimo. Mi piacciono molto i ragazzi della nuova scena come YD Frost o Promessa. Penso che anche un Kid Yugi sia energia positiva e non intendo in termini di suoni, ma per un modo di interpretare la vita che dà respiro ai ragazzi.
Concludiamo ricordando che dopo la release dell’album hai annunciato il live ai Magazzini Generali di Milano. Come ti stai preparando a questo evento e come hai sognato finora il tuo primo live davanti a così tante persone?
Non vedo l’ora, sono gasatissimo. Voglio realizzare il concerto come l’ho immaginato: sarà un grande show. I live sono il momento in cui la musica che vendiamo, che di fatto è aria, assume un valore reale con tutte le persone sotto al palco e per ogni decibel che usano per urlare e per unirci. I biglietti stanno già volando e non vedo l’ora di portare un po’ di Cagliari a Milano.
