4/20: Cannabis e Controcultura

In occasione della festa dei fumatori, ho ripercorso la storia del simbolo 420, i legami con la cultura Hip Hop e la sua influenza sulla creatività.

In occasione della festa dei fumatori ecco alcune curiosità sul fiore più amato da Gemitaiz e MadMan, sul suo legame con l’Hip Hop e il mondo dell’arte.

Il 20 aprile è il giorno internazionale della cannabis, infatti con il metodo inglese di disporre giorno e mese (opposto all’ordine da noi più comunemente utilizzato) viene ricomposto il numero 420, simbolo unanimemente riconosciuto. 

I miei miti quando avevo 17/18 anni era gente che diceva “Fumo la mia porra, zero trip trip trip”, per me “ 5 minuti di paura” di LouX è Bibbia, è il motivo per cui ancora oggi l’eroina è una cosa che mi fa schifo solo a pensarla.

Danno (Colle Der Fomento)

La cocaina, le pasticche, le droghe sintetiche (…) erano legate all’ambiente della discoteca, invece nell’Hip Hop parlare di marijuana e di fumo era un po’ come per dire “Noi siamo diversi da voi, anche qui noi siamo diversi da voi. Ed anche in questo siamo migliori”

Fabri Fibra

Entrambe le citazioni sono estratte dal documentario Numero Zero e meglio di mille parole spiegano il rapporto tra la muisca rap e la marijuana, una storia che ancor prima di arrivare in Italia affonda le sue radici nella cultura afroamericana, da cui si sono evoluti due generi “gemelli” quali raggae e rap, come espressioni della cultura Rastafariana e Hip Hop, voci politiche e sociali di comunità scarsamente rappresentate e forme d’arte.

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La storia del 4.20

La storia di come lo sia diventato è quanto mai curiosa: come da copione, nessuno la ricorda con certezza. Una delle più celebri controindicazioni riguardanti la marijuana è infatti l’assopimento delle capacità mnemoniche.

Nonostante numerose versioni, tra cui una improbabile dedica ad Adolf Hitler (nato proprio il 20 aprile) la più accreditata riguarda un gruppo di studenti, gli Waldos, che negli anni ’70, venuti a sapere di una guardia costiera che aveva coltivato e poi abbandonato alcune piante di cannabis, si organizzarono per incontrarsi davanti alla statua di Louis Pasteur fuori dalla scuola San Rafael in California e ricercare periodicamente il loro tesoro nascosto.

Alle 4:20. 

Iniziarono così a utilizzare 420Louis come codice, perdendo poi col tempo il suffisso Louis. La connessione degli Waldos con la band Grateful Dead aiutò la diffusione della formula, fino a quando un report di High Times, la più importante rivista a tema cannabis, proprio ad un loro concerto si imbattè in un volantino che raccontava la storia e il signicato di 4.20.  Il resto è storia.

Musica e Fumo

Hip Hop e cannabis hanno numerosi punti in comune, in primis entrambi godono di una fama infame. Per quanto le associazioni con criminalità e ambienti malsani non siano di certo campate per aria, è estremamente fazioso dimenticare il loro impatto positivo sulla società.

L’Hip Hop in America è stato per decenni una cultura ed un mezzo non violento (o illegale) di espressione e sviluppo per gli afroamericani e gli emarginati della società. Dal canto suo la cannabis è un medicinale dall’enorme potenziale, per la maggior parte inespresso, illegale in Italia ed in numerosi altri stati, nonostante sia molto meno pericoloso di sostanze di facile reperibilità. Dalla canapa possono essere realizzati numerosissimi prodotti, arrivando fino a studiare un’automobile completamente in canapa e semi di soia ed alimentata ad etanolo, ottenuto sempre dalla canapa.

Una storia d’amore migliore di Twilight

La stretta relazione tra erba e rap non è di certo un segreto, ne sono manifesto i centinaia di versi dedicati alla Mary Jane più famosa della storia (anche più di MJ Watson, Spiderman ndr.).

Entrambi sono incredibilmente diffuse, resilienti e adattabili, come le erbacce (in inglese weed vuol dire proprio erbaccia). Entrambi sono incredibilmente influenti: l’Hip Hop ha ormai permeato completamente la musica e la cultura pop del terzo millennio, e la cannabis risulta essere la sostanza (dietro gli oppioidi) più consumata illegalmente.

Numerosi artisti in Italia hanno abbracciato anche il business della cannabis light, come J Ax o semplicemente collaborato a creare delle varietà ad hoc, come Colle der Fomento (con le qualità Ghetto Chic e Adversus), Tormento, Ensi, Rancore, Primo (un vero e proprio tributo al defunto artista romano).

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Creatività e falsi miti

Vorrei riportare i risultati di uno studio recente dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi a proposito dell’effetto dell’intossicazione da cannabis sulla creatività.

Secondo i dati raccolti, testando 54 consumatori abituali di cannabis (48 maschi, 6 femmine) su tre diverse dosi di THC (uno dei principali principi attivi presenti nella marijuana, responsabile degli effetti psicotropi), una molto potente, una media ed una placebo (sostanzialmente marijuana light) che non vi sia reale correlazione tra il consumo di cannabis a scopo ludico e lo sviluppo e stimolo di creatività e pensiero divergente ( capacità di produrre una serie di possibili soluzioni alternative a un problema che non preveda un’unica soluzione corretta).

Pare che la sensazione di ispirazione che si prova dopo aver fatto uso di cannabis sia, quindi, solo un’illusione, non un’arma in più per superare il blocco dello scrittore e aumentare la propria creatività. Anzi, i risultati sotto effetto di una dose bassa o placebo sono risultati essere migliori.

Se smettessi di fumare… Non perderesti di certo le tue capacità creative, anzi.

Sicuramente lo stato di alterazione della realtà e disinibizione che viene condiviso tra le compagnie ai parchetti,nei cypher, può portare indirettamente dei benefici sull’estroversione e socialità, dando una spintarella a chi non aveva mai avuto prima il coraggio di buttarsi.

Se cerchi ispirazione però sarebbe forse meglio ampliare il tuo bagaglio culturale, piuttosto che puntare ad una soluzione che è sicuramente più facile, probabilmente anche più divertente, ma che rischia di apportare danni seri a psiche e facoltà mentali.

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Conclusioni

La demonizzazione della cannabis, lascito dell’epoca del proibizionismo, appare piuttosto anacronistica ed ingiustificata se rapportata al suo reale impatto e agli effetti collaterali.

Lungi da me incentivarne il consumo e la diffusione, sono tuttavia convinto che uno sguardo privo di pregiudizio darebbe modo di studiare a fondo controindicazioni e potenziale terapeutico di questa pianta, estremamente flessibile nei suoi possibili utilizzi.

Il tutto senza considerare l’enorme potenziale commerciale che deriverebbe dalla legalizzazione, nonostante la moralità opinabile di una scelta di questo tipo. I confronti con droghe come alcool e tabacco e l’esempio dei paesi che hanno fatto questa scelta lasciano, però, almeno margine di discussione.

Studente (pessimo) universitario classe '97, adottato dalla città che non dorme mai senza abbandonare la provincia milanese, dove il dolce far nulla culla la passione per la musica.

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