Lo-Fi Hip Hop: cos’è e gli artisti che devi conoscere

Non esattamente un genere musicale, neanche un vero e proprio angolo di genialità. Ma le produzioni Lo-Fi connettono sensibilmente le anime delle persone, le interpretano e ci regalano un fenomeno comunque molto interessante. Vuoi saperne di più? Seguimi.

Per qualcuno potrebbe risultare estremamente curioso il fatto di provare piacere nell’ascolto di una musica volutamente imperfetta e apparentemente trascurata. Il lo-fi ribalta gli standard a cui siamo abituati, abbinando a dei suoni un’estetica ben precisa, in grado di identificare emotivamente gli ascoltatori.

Spesso quando scegliamo i nostri ascolti lo facciamo in base a come ci sentiamo in quel momento, ma talvolta può succedere di chiedere aiuto alla musica stessa per sentirsi piacevolmente diversi e stare in pace con se stessi. Si sceglie di immergersi nel mondo lo-fi, ad esempio, perchè accompagna i pensieri e i ricordi da rievocare e facilita il raggiungimento dello stato d’animo che vogliamo raggiungere.

Come sempre, questo approfondimento vuole essere un input per farti conoscere qualcosa in più su questo stile. Sentiti libero di integrare con qualche spunto utile per migliorare questo articolo, ancor più se hai le conoscenze per sostenere l’interessante argomento dell’influenza della musica sulla psiche.

Il termine

Lo-Fi sta per low fidelity e si riferisce ad un tipo di produzione in cui, come dice la parola stessa, il comparto sonoro è generalmente di bassa fedeltà.

Inglobata nell’etica del Do It Yourself, i suoni vengono registrati, ancor prima che riprodotti, superficialmente e mixati in maniera altrettanto sporca.

Come potrai immaginare, non esiste un vero e proprio luogo d’origine di tutto ciò, essendo un aggettivo che sta a significare la scarsa qualità degli strumenti utilizzati. Tuttavia, alcuni sostengono che il termine sia stato diffuso dal dj William Berger all’interno del suo show radiofonico, chiamato appunto Low-fi, di base nel New Jersey.

Mood: Lo-Fi

La sfumatura propria dei giorni nostri si rifà a quella vibe aesthetic giapponese, motivo per cui tutto il mondo delle Anime va a braccetto con il mood dei brani. Musicalmente, si presenta con delicati & polverosi samples jazz, spesso e volentieri con il suono della puntina del vinile percettibile, a volergli conferire ancor di più quell’effetto retrò.
Il pattern delle drums è in 4/4, con uno swing che, come vedremo più avanti, le ricollega all’hip hop. Il basso è tenue e tende a seguire lo stesso giro, mentre diversi e sempre in movimento sono tutti gli fx in background. Indicativamente, si va dai 60 agli 80 bpm.

Il primo personaggio che ti propongo non è reale, ma è forse il più rappresentativo. Ti potrà essere capitato di cercare su YouTube della musica da mettere come sottofondo durante le tue session di studio sui libri, per chillartela sciallo a casa oppure per ripescare quelle notti d’estate di qualche anno fa. Ecco, in questi casi, quasi sicuramente sarai capitato su ChilledCow, la lo-fi hip hop radio live 24/7 per eccellenza. L’immagine sul canale è quella di una ragazza intenta a scrivere su un quaderno alla finestra di casa sua, con il gatto di fianco, mentre fuori nevica. Il brano suonato è il seguente:

Laffey – Stillness

Producers Lo-Fi: artisti di riferimento

Se da una parte la scarsa predisposizione alle produzioni lo-fi di inserirsi in un contesto mainstream complicano la diffusione di queste produzioni, dall’altra i nuovi canali social come Tik Tok viralizzano alla velocità della luce brani ed artisti. Un esempio? La smash hit death bed di Powfu e beabadoobee. In generale, però, le composizioni lo fi sono l’orgoglio dei bedroom producer. Di chi, al buio in cameretta, entra in una dimensione di pace con se stesso.

Anche qui, a voler partire dagli albori bisognerebbe citare tanti lavori dei pionieri del termine in senso stretto, come l’album di debutto di Paul McCartney o gli esperimenti dei Velvet Undergound, ma finiremmo fuori tema a parlare di fonografia e distorsione armonica. Oggi l’accezione di lo fi è mutata, si è evoluta, facendo quasi dimenticare le origini di quanto oggetto di analisi. Un po’ come la Drill, oggi ricordata quasi esclusivamente con la deriva UK.

Leggi anche: cos’è la Drill?

Tornando ai nomi, molto valide sono le produzioni di potsu (“scoperto” e salito alla ribalta grazie a XXXTentacion e alla sua ricerca su Soundcloud), Leavv e chief.. Se dovessi darti dei riferimenti più pop(olari) che potresti avere già sentito, ti direi Gus Dapperton e qualcosa di Joji. Se cerchi invece un buon rap su questo tipo di produzioni, al momento in cui scrivo Foster mi pare uno di ottima prospettiva.

Lo-Fi: il legame con l’Hip Hop

Sì, ok, va bene tutto. Ma c’entra tutto questo con l’hip hop? Beh, moltissimo. Come spesso accade nelle rivoluzioni o nella nascita di nuovi generi, tra i pionieri di essi si annoverano artisti che, inconsapevolmente e senza neanche un seguito eccessivo, hanno lasciato un segno indelebile. Questo è il caso di Nujabes, dj e produttore giapponese. Molti attribuiscono proprio a lui il legame tra l‘estetica lo-fi e la cultura del suo paese. Nujabes è stato influente soprattutto per quanto riguarda la fusione tra samples jazz e melodie emotivamente coinvolgenti.

A livello più tecnico invece, non ci sono dubbi. J Dilla è il produttore che più di tutti ha fatto scuola. Ora, se non sai di chi sto parlando ti invito a fermarti un secondo e andare a recuperare la storia di uno dei più importanti produttori hip hop.

J Dilla nel contesto lo-fi è riconosciuto soprattutto per aver umanizzato la drum machine e aver conferito alle sue batterie un inconfondibile swing flavours. Questo fu possibile mettendo in discussione il concetto di quantizzazione. Esso prevede che in automatico la macchina sistemi in battuta gli elementi che compongono le drums (si parla di boom bap non a caso). Proprio l’imperfezione, invece, rese a posteriori più rilassanti e nel complesso originali le sue strumentali e quelle di tanti altri grandi beatmakers. La tecnica è divenuta essenziale per praticamente tutte le produzioni lo-fi.

Artisti Lo-Fi in Italia

Essendo i brani lo-fi prevalentemente strumentali, sono sicuro di aver ascoltato tanta musica di giovani artisti italiani che però purtroppo non ho approfondito, a meno che non abbia trovato un nome familiare, come Eugenio Izzi. Il ragazzo è di base a Campobasso e si distingue per le corde di chitarra appena sfiorate, i pad extra riverberati, ma soprattutto per l’assenza di campioni di melodie. Tutto suonato, baby.

Chi altro? C’è Gli occhi di chi ha fatto il Vietnam, uscito a marzo 2020 con l’album Vedremo sulla sua label buio presto. Qui si fa un passo oltre: Luca è un musicista completo, e lo si capisce bene nella sua raccolta. Influenze trip hop e soft rock ti cattureranno all’ascolto.

In casa abbiamo anche Lester Nowhere, producer toscano di cui troviamo anche qualche traccia prodotta per altri artisti. Poi Saito, uno degli artisti lo-fi italiani con più numeri al mondo. Chiudo con Kina, napoletano classe ’99. Se ti è piaciuto per la collaborazione con Axos in 50milabaci vai a scoprirlo meglio, ti assicuro che non te ne pentirai.

Ti potrebbe interessare: la nostra intervista ad Axos

Lo-Fi: la tua opinione

La corrente lo-fi ha influenzato anche altri territori, basti pensare a quello della musica elettronica: la lo-fi house, sebbene non venga suonata nei club, ha riscosso molto successo. Tanti gli artisti e i diversi canali che spingono questa filosofia e, magari, più avanti sarebbe bello aprire un altro capitolo a riguardo. Perchè per ora, le mie conoscenze a tema lo-fi hip hop mi impongono di fermarmi qui.

Siamo soliti chiudere questi spazi divulgativi con l’invito a prendere possesso tu della sfera: facci sapere che ne pensi, come raggiungerci lo sai. Diffondere cultura e confrontarsi educatamente arricchisce reciprocamente le persone. Il nome è Boh Magazine, peace and I’m out!

Dalla provincia di Varese, un appassionato di Rap ed Elettronica. A metà tra street credibility e club culture, scrivo di musica con la stessa passione con cui Ozzy Osborne sceglie i suoi cereali preferiti.

Boh Magazine presenta Factory