Drill: cos’è, la storia e il legame con il rap

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di Drill. Si tratta di un genere musicale? C'entra qualcosa con la trap? Ma si rappa fuori tempo? Proviamo a fare chiarezza sul fenomeno.

Intercettare le tendenze oltreoceano ed essere in grado di capire le esigenze artistiche e ed espressive di chi fa un certo tipo di musica non è semplice. Riproporre poi tutto ciò altrove, cercando di emulare un qualcosa che non può prescindere dal contesto sociale che le caratterizza, può risultare talvolta incredibile. E con questo intendo non credibile.

Per questo e per la voglia di conoscere un movimento che, partendo da una situazione di assoluto disagio, arriva a diventare addirittura quasi pop nel suo successivo sviluppo mondiale, ho voluto cercare di darti un’infarinatura sul drill, sulla sua nascita e sulla crescita che ha portato e sta portando questo fenomeno anche da noi.

Sarebbe bello se, al netto di tutte le definizioni, i periodi storici e soprattutto i gusti personali, questo approfondimento potesse generare un confronto per alimentare le conoscenze di tutti noi, appassionati o semplici curiosi, che desiderano saperne di più. Ti invito quindi a dirmi la tua, a condividere ciò che pensi per dare il tuo contributo ed eventualmente integrarlo a ciò che di seguito leggerai. Iniziamo.

Le origini del Drill

Il drill (il termine si riferisce al ripetitivo sparo di un’arma da fuoco) potremmo considerarlo un sottogenere della trap.

Nel 2010, quando quest’ultima comincia a prendere piede, iniziando a contaminare anche la musica pop oltreoceano, nasce questa particolare sfumatura.

Ci troviamo nel sud di Chicago, dove l’alto tasso di criminalità rappresenta un pericolo per i residenti.

Driller night

Non è quindi difficile immaginare i contenuti e i messaggi dello stile drill. Atteggiamenti violenti, talvolta misogini, riportati sul beat. Un concetto di strada declinato in maniera distruttiva, frutto di chi cerca potere e controllo sul territorio con la forza. Gli artisti parte di questa corrente non accettano la dimensione patinata e luccicante della trap, accusata di essere stata snaturata e ormai finta.

Rispetto al fratello maggiore, il drill, pur essendo anch’esso carico di auto-tune, raramente azzarda flow assai melodici e ritornelli ariosi. La metrica è spesso volentieri trascinata, senza gli extrabeat del rap tradizionale.
Producers come Young Chop e Zaytoven hanno fatto scuola, e sono ancora oggi considerati come rivoluzionari dagli appassionati. Nonostante le strumentali siano piuttosto semplici e immediate da replicare, il sound delle bells, dei brass e delle drums 808 hanno fatto il giro del mondo.

Rapper drill: artisti di riferimento

Oltre ai producers sopracitati, il primo nome che salta subito in testa quando si parla di Drill è quello di Chief Keef. Era il 2012 quando uscì il video di I Don’t Like, in collaborazione con Lil Reese e prodotta, appunto, da Young Chop. La traccia è IL manifesto del drill, e sarà citata come principale influenza da molte superstar internazionali.

Altri artisti fondamentali sono Sheff G, il già citato Lil Reese e Fredo Santana (RIP). Questi ultimi due affiancano Keef nella nascita della sua etichetta Glory Boyz Ent. Anche Lil Durk, che nel 2020 è tornato sorprendentemente tra i nomi più caldi, è stato tra i pionieri del movimento drill. L’abbandono della scuola per aggregarsi a una gang, i problemi con la legge culminati con diversi arresti, purtroppo, lo identificano a pieno titolo in questa corrente.

Il video di I Don’t Like, traccia che simboleggia la nascita del drill

UK Drill

La scena più interessante e originale, anche dal punto di vista delle sonorità, però, è senza dubbio quella UK. Nata anch’essa nel 2012 ma a Londra, precisamente nel quartiere di Brixton, raggiunge poi un grandissimo successo a partire dalla seconda metà del decennio e diventando uno generi più controversi degli ultimi anni. L’esplosione mondiale avviene nel 2017, quando l’attore e comico inglese Michael Dapaah pubblica la traccia Man’s Not Hot, sotto lo pseudonimo Big Shaq.

La sostanziale differenza da quello USA sta nelle influenze Grime e UK garage, che rende subito un brano UK drill ben riconoscibile.

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Musicalmente, le strumentali UK Drill girano intorno ai 140 bpm. Le melodie halftime sono spesso semplici, scure, e servono essenzialmente per accompagnare la parte ritmica. Hi hat disordinati e con diverse velocità, snares mai esattamente sul quarto (altra caratteristica che può ingannare un ascolto poco esperto), percussioni a dare più movimento possibile definiscono il sound. Ma più di tutti, ciò che rende unico il genere è l’808. Cattivo, volutamente esagerato, con quello slide che destabilizza l’ascoltatore.

Per approfondire: la storia dell’808

A livello di nomi, ciò che caratterizza le gang (e quindi anche i gruppi musicali) è il CAP di zona. Ed ecco quindi i 67 (in copertina) o i 150, che influenzeranno poi i più recenti e conosciuti artisti come Headie One o Tion Wayne.

A fare da ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti, come spesso succede, è il suono. Se in America la wave è esplosa grazie ad artisti come Pop Smoke (RIP) e Fivio Foreign, il merito è (anche) dei producers. 808Melo è stata la scommessa del primo, prima di arrivare a Lil Tjay e Travis Scott. AXL Beats quella del secondo. Anche qui, arriverà poi un certo Drake a capirne le potenzialità.

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Drill rap in Italia

Come accennato e facilmente intuibile, sebbene in Italia siano presenti quartieri e zone difficili, il paragone con gli States non regge. E per fortuna, mi sento di aggiungere. Nonostante questo, la scena rap genovese ha trovato nel racconto del disagio personale e negli occhi di tanti artisti il modo per evolvere il concetto del genere, pur non scimmiottando suoni nè chissà quali racconti criminali.

Ecco un esempio: Bresh, la penna più fresca del momento

Nel 2016, la critica principale che veniva mossa proprio ad uno degli esponenti della scena ligure, Tedua, era quella di rappare fuori tempo. Alcuni fan giustificavano questa scelta stilistica con il termine drill. In realtà, Tedua utilizza un flow sincopato che pone l’accento ritmico sia sui tempi deboli (in levare), che su quelli forti (in battere). Un po’ quello che succede nei balli latino-americani. Il risultato è assolutamente inusuale per il rap, che siamo da sempre abituati ad ascoltare nel classico tempo in 4/4.

Drill: la tua opinione

A questo punto, penso di averti dato alcune informazione per scoprire questo sottogenere o approfondirlo se ne avevi solamente sentito parlare. Naturalmente si parla sempre e solo di musica, lungi da noi giudicare e/o verificare i contenuti all’interno delle canzoni. Più avanti sarebbe interessate addentrarci anche nella scena drill irlandese e australiana, ma per ora mi fermo qui.

Ora la palla passa a te: fammi sapere la tua opinione nei commenti, o se desideri correggere o integrare con qualcosa. Siamo sempre aperti, contenti di confrontarci con chi ha le conoscenze e gli strumenti per diffondere cultura, di qualunque tipo. Da Boh Magazine è tutto, linea allo studio (cit.)

Dalla provincia di Varese, un appassionato di Rap ed Elettronica. A metà tra street credibility e club culture, scrivo di musica con la stessa passione con cui Ozzy Osborne sceglie i suoi cereali preferiti.

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