A soli 6 mesi dal loro esordio è fuori il secondo volume di EUROCLUB. Il collettivo composto da MILES, Greg Willen, Lenny Delicious, msft, Automhate, Domm e runo torna per proporre nuovamente la loro visione di musica elettronica e la loro concezione del clubbing odierno.
Con riferimenti che pescano a piene mani dal periodo Eurodance di fine ’90/inizi 2000 che poi vengono sviluppati dal gruppo con personalità e creatività, la nuova raccolta di EUROCLUB presenta 11 tracce dall’alto tasso di velocità, per un viaggio sonoro che ti porta indietro nel tempo ma pesta forte i piedi nella pista del presente.
Li abbiamo intervistati per farci raccontare di più sul loro progetto.
Buona lettura
Il primo volume di Euroclub ci aveva presentato il vostro super gruppo, con le vostre sonorità riconducibili appunto all’Eurodance di fine 90/inizi 2000. Come mai la scelta di un secondo album sei mesi dopo? Sentite di aver avuto un impatto nella scena elettronica italiana?
In realtà eravamo già partiti con l’intento di droppare tanta musica, era una cosa già in programma. Avevamo già accumulato un sacco di idee, essendo un po’ che ci frequentiamo.
Sul nostro impatto non è facile percepire da dentro le cose che le persono percepiscono da fuori, però abbiamo avuto feedback positivi dal pubblico e dagli artisti.
Il secondo volume è servito anche un po’ per completare il quadro del gruppo e per esprimere bene altri panorami sonori che fanno parte di noi. La nostra intenzione era rappresentare anche le altre cose che ci piacciono e ci influenzano, nonostante singolarmente facciamo generi diversi.
Rimanendo sulle intenzioni del progetto, è curioso il fatto che da qualche tempo l’essenza del clubbing per come viene inteso oggi stia mutando in favore di situazioni inusuali, vedi il fenomeno soft clubbing…
Oddio…
Esatto. Voi invece ve ne uscite con una roba mega rave oriented, veloce e indirizzata a tutt’altro tipo di pubblico. Quali sono le motivazioni dietro questa scelta?
Innanzitutto ci fa piacere se il nostro progetto venga visto come un qualcosa contro questo cambio. L’orientamento del gruppo è tutto verso il club vero e puro, l’espressione di ciò è fondamentale per noi. Per cui proviamo un po’ di rigetto verso il fenomeno soft clubbing, almeno per la declinazione che ha preso in Italia per noi. Crediamo che la cultura del clubbing sia sempre esistita in una serie di situazioni a livello sociale, musicale e di condivisione che nascono proprio all’interno del club. Quindi non sarebbe possibile cavalcare delle onde che non rappresentano quelle da dove veniamo.
Questo album vuole rappresentare la nostra dimensione del club, perchè noi siamo in primis degli appassionati e abbiamo fatto tante serate insieme, quindi godiamo dell’esperienza nella sua totalità.
Tutto questo nonostante ognuno di noi abbia scoperto il club in maniera diversa.
E che rapporto avete quindi con le nuove tendenze?
Diciamo che ci sono state diverse correnti che abbiamo sentito da vicino da ragazzini, ad esempio il Diabolika, che sono parte di noi. E questo pensiamo che si senta nell’ispirazione di Euroclub. In generale sentiamo della nostalgia, ma non in senso classico: magari non siamo della generazione della rave culture golden age dei ’90, ma è bello comunque potersi informare e riproporre quasi come un tributo ciò che non abbiamo vissuto in prima persona semplicemente riscoprendo vocal e suoni propri di un determinato periodo.
A livello operativo, lo facciamo provando a mischiare che ci piaceva prima e ciò che ci piace ora, con tutti i gusti che ognuno ha sviluppato crescendo nel tempo e facendo le proprie esperienze. Ovviamente non è mai tutto troppo pensato, accade in maniera naturale. Ci si vede insieme in studio oppure organizziamo delle sessioni in cui andiamo via tutti per un po’, tipo ad Amsterdam o Torino una settimana. Lì ci mettiamo a far musica, cazzeggiamo, giriamo, facciam serata se si può. Insomma, cerchiamo di vivere.
Prima parlavate del fatto che nel nuovo album avete esplorato ulteriori panorami sonori, io ad esempio in questa nuova raccolta ci sento più reference sulla Trance, oltre che groove ancora più decisi. Come si mettono insieme così tante teste su una traccia specifica?
Sì, la Trance è sempre stata un po’ nel nostro viaggio. Sulla lavorazione dipende, naturalmente non riusciamo ad essere sempre tutti presenti. Molto semplicemente ci si becca chi c’è, si starta una roba che magari uno ha sviluppato per fatti propri e la si condivide con il resto del gruppo. Sulle decisioni però siamo abbastanza dritti: o una roba funziona o ci fa cagare.
Poi è normale che ci sia qualcuno più fan di una traccia e qualcuno di un’altra, però in generale abbiamo questo feeling molto percepibile sui pezzi.
Il nostro è un progetto collettivo dove l’individualità conta nel momento in cui ognuno di noi riesce ad apportare la sua esperienze e visione di musica, ma allo stesso tempo non conta niente perchè il bene ultimo è quello del progetto Euroclub, che è come se fosse un individuo unico.
Questo fa un po’ capo ad un tema a mio avviso fondamentale nello sviluppo delle correnti della musica elettronica: l’esistenza di una community.
Già. Noi siamo partiti proprio come un gruppo di amici che ha vissuto il senso di community perchè in EUROCLUB gravitano e continuano a gravitare altre persone che frequentiamo, anche se ufficialmente non fanno parte del progetto operativo che lavora alla musica. Vogliamo far trasparire la genuinità del nostro rapporto di amicizia e speriamo che all’esterno venga fuori questo tratto. Pensiamo che sia un modo efficace per comunicare l’unione del nostro rapporto e la coesione del gruppo.
Comunicazione che, per un progetto come il vostro, non può prescindere da una forte componente visiva. Io non posso fare a meno di ricondurre il vostro l’immaginario a fenomeni come Tecktonik e Jumpstyle che sono arrivati a noi da paesi come Francia, Belgio e Olanda. Come si attualizza tutto ai giorni nostri senza scadere nel revival fine a se stesso?
Noi pensiamo che i nostri pezzi prendano da lì ma poi siano veramente tutt’altro. Non sarebbero mai esistiti così come sono in quell’epoca, tranne forse un paio. Per cui cerchiamo di creare e basta, senza farci troppe domande. Poi magari c’era il periodo in cui tra di noi si parlava del Diabolika, o di Cristian Marchi, di Gigi D’Ag o delle correnti che citavi. Quindi poi ci lasciamo influenzare da quei suoni e quell’immaginario, ma avviene senza forzature.
Ad esempio, risentire Javi Mula su WE GOT THE GROOVE è da salto sulla sedia per chi come me nel 2009 era totalmente rapito da quell’Electro House in voga. Che lavoro è stato fatto sui vocal? Come sono stati scelti? E soprattutto, su DRUG STORE c’è l’artista che penso io?
(risponde msft, ndr) C’è l’artista che pensi tu nei limiti autorali, non è un vero e proprio featuring. WE GOT THE GROOVE era un traccia che avevo personalmente iniziato e poi Mike, Greg ed Edo l’hanno completamente stravolta. Avevo scelto quel campione perchè negli ultimi 3 anni mi sono andato a riascoltare le vecchie compilation del Papeete, precisamente le Summer Edition dal vol. 8 al vol. 11 che sono le mie preferite. E appunto, “Come On” era una traccia che mi piaceva perchè era tamarra forte, e secondo me rivisitata in una chiave altrettanto tamarra ma con un tocco diverso è stato un po’ il cerchio che si chiudeva. Ci abbiamo messo del nostro conservando quel tratto tamarro, e alla fine abbiamo raggiunto un risultato parecchio soddisfacente.
Gli altri vocal hanno una matrice comune ma poi sono campionamenti vari, ci sono anche altri autori coinvolti. Insomma un bel melting pot di situazioni.
Quando iniziavate a parlare di EUROCLUB, nel 2023, avevo immaginato un ritorno a queste sonorità a livello mainstream soprattutto grazie a brani come Miracle o Desire di Calvin Harris ma non solo. In futuro potrebbe interessarvi presentarvi con una canzone vera e propria con intenzioni più ampie e ambiziose? Oppure EUROCLUB è nato nel club e continuerà a vivere solo nel club?
Il nostro progetto ha l’ambizione di portare il suo messaggio a livello mainstream ma non ha l’intenzione di snaturarsi e accomodare determinate dinamiche che andrebbero a togliere l’essenza di EUROCLUB. Cerchiamo di veicolare la declinazione di club in modo un po’ diverso dai brani che citavi. Le nostre tracce non sono state confezionate con quell’obiettivo, ma hanno comunque quell’appeal.
Più che seguire gli altri, cerchiamo di farci seguire noi. Poi se il club, per come lo intendiamo noi, diventa mainstream beh, ben venga.
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Che esperienza è EUROCLUB live?
Fino ad ora c’è sempre stato l’intento di portare gli artisti singoli di EUROCLUB in un’esperienza inedita. I nostri dj set ad hoc sono diversi da ciò che potresti sentire quando suoniamo singolarmente. L’obiettivo poi sarà trovare una formula ancora più completa per esprimere la nostra musica, che magari non sia per forza il dj set.
Uno step che sicuramente avrà bisogno del suo tempo, è una delle nostre idee. Prima vogliamo far funzionare a pieno regime un’intera serata in cui siamo noi la line up e la nostra combinazione di b2b. Ogni volta un viaggio diverso che culmina con EUROCLUB.
