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Interviste

“Non ci sono altri Sick Luke”: intervista sul nuovo album Dopamina

Con Dopamina, Sick Luke segna una nuova tappa della sua carriera: ci ha raccontato la sua crescita personale, l’influenza della famiglia, il ruolo del producer nella scena rap italiana e l’ambizione di portare il suo sound oltre i confini nazionali.

“Non ci sono altri Sick Luke”: intervista sul nuovo album Dopamina

A più tre anni dalla pubblicazione del suo primo producer album “X2”, Sick Luke ha rilasciato il suo nuovo progetto DOPAMINA. A proposito del disco, ha dichiarato: “Sono cambiate tante cose in questi anni: sono cresciuto, sono diventato padre e ho capito in che direzione fare evolvere il mio sound”.

Rispetto al precedente album, DOPAMINA è un progetto meno “kolossal” ma dal sound più coerente, caratterizzato da una direzione ben precisa: far entrare gli artisti nel mondo Sick Luke.

In occasione della pubblicazione, ho intervistato il producer con l’obiettivo di approfondire la sua maturazione artistica e di scoprire il suo punto di vista sulla scena rap del 2025, specialmente per quanto riguarda il beatmaking.

Pronti, via, partiamo con l’intervista!

Prima di cominciare, leggi qualcosa di più su Sick Luke

Ciao Luke! Per me è un onore intervistarti: sono un ragazzo di Roma del ’99… Sono cresciuto con le hit trap che hai prodotto!

Grazie mille di cuore!

Prima di parlare di Dopamina, vorrei tornare indietro di tre anni, al tuo album di debutto X2. Che ricordo hai della pubblicazione di quel disco e che cosa ti ha lasciato quel progetto?

Ho droppato X2 in un momento delicato: era il periodo del lockdown e avevo anche un piede rotto… Ho festeggiato l’uscita del disco a letto, attaccato al telefono.

Il giorno del drop ho ricevuto dal pubblico diverse migliaia di messaggi, come mai prima di allora. Prima mi scrivevano “pischelletto dark” e cose così, mentre quel giorno ho ricevuto messaggi emozionanti, da artista e non da producer.

Quel giorno ho aperto gli occhi e ho iniziato a guardare i supporters in modo diverso. Il mio viaggio veniva capito! Spero che per “Dopamina” succederà la stessa cosa.

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Però Dopamina è un disco molto diverso da X2, no?

Decisamente sì! Il mio primo disco era iper-sperimentale e non è stato lavorato in studio con gli artisti come Dopamina. Per questo progetto invece ho fatto il sarto e ho aggiunto elementi nuovi, come sintetizzatori, veri coristi e molti sample. È proprio un disco diverso.

Musicalmente, mi sento di dire che Dopamina è un disco meno kolossal e più leggero di X2. Ha una durata ridotta e in generale vedo meno voglia di stupire a tutti i costi attraverso gli accoppiamenti fra cantanti…

È vero: in Dopamina, infatti, ho realizzato anche dei pezzi con artisti singoli, nomi con cui collaboro da tanti anni. Ho detto: “Sai che c’è? È il mio progetto, quindi ti porto a fare una cosa che non faresti nel tuo album!”  Per Plaza, Tedua e Tony è stato così, sono gli artisti più vicini a me fra quelli presenti nella tracklist, come anche Lazza con cui però abbiamo fatto una roba diversa.

Volevo dimostrare che con rapper del genere posso essere come Metro Boomin’ per Future o per 21 Savage.

Il “tema dopamina” quanto deriva da un tuo cambiamento personale? Quanto sono importanti oggi il mental coaching e lo stile di vita healthy per Sick Luke?

Allora, io ho chiamato il progetto Dopamina perché questa musica è pura dopamina. Però devo dire che nella realizzazione del disco sono stato molto influenzato dai cambiamenti della mia vita. In questi ultimi anni sono diventato padre, ho scoperto la bellezza dell’allenamento in palestra. Anche questo è dopamina.

Era una parola frequente… Quindi era il titolo giusto. Oggi sono cresciuto e ho trovato la mia strada per essere felice e fare ciò che faccio nel migliore dei modi, senza essere stressato. In giro vedo moltissimi artisti stressati, paranoici e focalizzati esclusivamente sulla musica. Per me, invece, il lavoro fa parte della vita, quindi zero stress, solo divertimento e piacere.

Collegandomi a questo, nella skit di Money Machine parli di “ossessione” nel raggiungimento dei traguardi, di spingere quando gli altri riposano. Che cos’è l’ossessione per Sick Luke?

Io sono un artista competitivo, però la mia è un’ossessione sana, come quando vado in palestra e sfido il mio fisico a superarsi ogni volta. In quel pezzo, poi, c’è una tripletta di artisti che martellano da tanti anni: Sick Luke, Tony Effe e Lazza. Io e Lazza eravamo insieme in Blocco Recordz quando eravamo piccolissimi!

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Però se ci pensi… Con Lazza hai collaborato relativamente poco in carriera, no?

Sì, è vero, abbiamo iniziato a fare banger insieme più recentemente che con Tony, Tedua o Plaza, però io e Lazza siamo molto amici, al di là delle collaborazioni musicali.

Money Machine è il banger più forte che avete mai fatto insieme?

Se penso alle mie canzoni insieme a Lazza, non posso che dirti di sì. Si tratta del pezzo più prodotto e più lavorato di Dopamina, su cui ha messo le mani anche Lazza stesso. È venuto nel mio studio dopo un concerto e si è messo a scrivere la strofa alle quattro di mattina e a sistemare il beat insieme a me.

La sua strofa è particolare, tutta bassa, senza autotune… Non è il classico Lazza, si è adattato benissimo alla vibe del pezzo.

Secondo me Da quando ci sei tu e Father’s Day sono i due momenti chiave del progetto. Per questo ti chiedo, in questo momento la famiglia è la tua fonte di ispirazione principale? 

Intanto ti dico: Father’s Day è proprio la mia formula magica, chiudere l’album rappando insieme a Duke Montana.

Per quanto riguarda la famiglia, penso che essere padre mi abbia reso meno egoista. Oggi c’è un motivo dietro ai miei sforzi, mentre prima il mio obiettivo era uscire fuori dal fango. Ero focalizzato su me stesso.

Invece, adesso penso la mia motivazione è lavorare per la mia famiglia, per il futuro di Teseo. Quindi sì, la famiglia per me è l’ispirazione principale.

La mia famiglia vale più di ogni disco di platino

Sick Luke in Father’s Day

Teseo si è già reso conto di essere figlio di un artista?

A casa ho un pianoforte e ogni tanto si diverte a giocare con la musica. Spesso lo porto anche in studio, è uno stimolo per me e per lui. Quando parte Piccola con Piccolo e thasup la riconosce e si mette a ballare…

Sono molto ispirato dal modo giocoso e infantile con cui vede il mondo. Ogni tanto vorrei guardare il mondo come lo guarda lui. Anche questo è una forma di ispirazione. Credo che si senta nelle produzioni di “Dopamina”.

Foto del producer Sick Luke con il figlio Teseo

Vorrei entrare specifico su alcune singole tracce perché voglio conoscere qualche storia, qualche aneddoto su Dopamina. Inizierei proprio con l’intro Ogni sbaglio, una canzone paradossale, che mostra le varie forme della tua musica, geniale e spesso imprevedibile. È un po’ un brano-manifesto di Sick Luke?

È un po’ farfastrelloso (ride, ndr). Avevo questo beat che per me era l’intro del disco e l’avevo girata a Blanco. Quando ho beccato in studio e abbiamo fatto la prima parte del pezzo, lui mi ha proposto: “Ma se ci mettiamo Simba?”

Mi ha spiazzato, però mi sono gasato e ho chiamato Simba, con cui avevo appena fatto “Mi piacciono le armi”. È stato perfetto per il pezzo. Gli ho spiegato il pezzo e l’ha approcciato in modo diverso dal solito. È sempre violento e crudo, ma inizia la strofa in modo più leggero, a tratti serio.

L’ho apprezzato molto, si è messo in gioco e per questo motivo penso che la sua strofa verrà apprezzata particolarmente, anche per il modo in cui ho prodotto il pezzo.

Tu sei stato uno dei primi a credere in Simba La Rue, che cosa hai visto in lui?

Abbiamo fatto “Submariner” e “Freestyle” e poi “Mi piacciono le armi”. La nostra collaborazione funziona perché io ho sempre ‘sta vena trap cattiva. Sentire Simba mi ha ispirato tanto, mi ricordava la prima Dark Polo. Ci siamo trovati molto bene a lavorare.

Fra l’altro, sono rimasto colpito dalla proposta di Blanco. Lui non fa tanti featuring, se ci pensi. È una combo che spacca.

A proposito, nel disco punti su molte promesse per il futuro, come i baby-talenti Sayf ed Ele A. Che cosa ti ha colpito del loro stile?

Pensa: ho letto dei commenti in cui mi dicono che non ho messo emergenti nell’album… Gran cavolata, ne ho messi un botto!

Dico una cosa forte: Sayf in studio mi ha dato le vibes di Izi.

Il tipo un grandissimo lavoratore, è positivo, è divertente… Ho solo belle parole per lui. Abbiamo fatto diverse tracce, ma poi abbiamo scelto “Testa o croce”. Conta che si è addormentato sul divano per tre ore mentre io lavoravo sul pezzo in post-edit. Sayf si sveglia e fa: “Ma è diventato una hit!”

Mi ha chiesto di mettere un drum-break dopo il primo ritornello e ci siamo gasati tanto. Mi ha ricordato la follia e la positività di Izi. Agli artisti di oggi manca quel pizzico di pazzia.

È un bel paragone per Sayf…

Eh sì, Izi è un artista top, oltre che un fratello.

Cosa ti ha colpito invece di Ele A?

Ele A è senza dubbio l’artista donna di oggi con le barre migliori. Ha bisogno ancora di tempo per trovare una quadratura del cerchio, magari attraverso un disco, però ha davvero delle barre da paura.

Secondo me oggi Anna è il riferimento delle donne nella trap, mentre Ele A lo è per il rap. E poi la strofa che ha fatto in Air… Quando l’ho sentita ho pensato “Mamma mia che strofa!”

Air è una canzone che si ricollega a Da quando ci sei tu e Father’s Day perché parla dell’infanzia, con una produzione molto farfastrellosa anche qui. Mi hanno raccontato che al listening party c’era un ragazzo sprofondato in un divano che la ascoltava… Posso immaginare il trip che si è fatto! (ride, ndr)

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Quella è la parte dell’album un po’ più sperimentale…

Qualcuno forse si aspettava un disco tutto trap, ma io ho la necessità di bilanciare, di equilibrare le due anime della mia musica. Ho fatto trap con i miei fedelissimi, un po’ alla Metro Boomin.

Domanda secca: ti piacerebbe di più produrre un EP per Tedua, per Plaza o per Lazza?

Wow che domanda… Per come ci siamo trovati su “Money Machine”, vedo bene una collaborazione infuocata con Lazza. Però, la verità è che il mio ideale sarebbe fare un disco con tutti loro tre insieme: i nuovi Club Dogo! Anzi, la nuova Dark Polo!

A proposito di Dark Polo, quanto c’è di “Dark” in questo disco?

C’è molto del Sick Luke della Dark Polo Gang, anche di più rispetto a X2 se ascolti le drums del disco.

Ho riportato le drums ripetute, i delay pazzi, le sirene, i suoni pazzi dal vibe cupo… Secondo me un pezzo come Su e giù con Piccolo e Clams Casino potrebbe fare parte del “viaggio Succo di Zenzero”.

Poi chiaramente c’è anche una sperimentazione, una ricerca di suoni nuovi che mi facciano evolvere. Non può mancare.

Oggi tanti producer si limitano a lavorare “dietro le quinte”, limitandosi al beatmaking. Tu invece hai sempre scelto di ritagliarti un posto in prima pagina, sin dall’inizio della tua carriera! Che cosa ti spinge a metterti in gioco attraverso gli album?

È tutto spontaneo: io sono fatto così. Non ho la voce di un rapper o di un attore, ma voglio farmi notare, arrivare alle persone. Il mio beat fa il 50%: senza le mie produzioni i rapper non arriverebbero allo stesso modo.

Quanto della tua influenza vedi nei nuovi producer?

Non ci faccio tanto caso, perché tutte le produzioni che sento oggigiorno mi sembrano identiche. Non trovo producer che mi fanno emozionare: l’ultimo è stato thasup, con beat totalmente innovativi.

Se prendi i producer di oggi, invece, mi sembrano tutti uguali. C’è da dire che spaccano, però so’ tutti uguali. Tu che ne pensi?

Forse hai ragione sui producer, però anche i nuovi rapper mi sembrano tutti uguali. Ci sono pochi artisti che riescono a distinguersi…

Ho notato che c’è molta paura di sperimentare, di trovare una wave più originale. Ci sono tanti artisti che spaccano, ma nessuno che rivoluziona. C’è qualcosa che manca…

Se ci pensi, anche all’estero è così…

Assolutamente sì. Parliamoci chiaro: questo discorso non vale solo per l’Italia. Lo dico spesso con gli amici miei… Da quant’è che non droppa un artista americano che dici: “Cazzo spacca!”

Ormai bisogna giusto aspettare Travis Scott, Drake o Kanye. Ogni settimana esce musica, ma di valido c’è davvero poco. All’estero, però, ogni tanto viene fuori qualche artista un po’ più particolare, tipo Yeat, fakemink oppure Nemz dall’Inghilterra.

In Italia, invece, mi sembra tutto troppo trap, troppo cattivo e violento. Io vengo da quel tipo di musica eh, ma la scena oggi mi sembra un po’ piatta.

Un’ultima domanda, per cercare di capire com’è cambiata in questi anni la figura del producer. Dieci anni fa, nomi come Sick Luke o Charlie Charles erano importanti quanto i rapper che performavano sulle loro strumentali, mentre adesso mi sembra che la figura del beatmaker sia di secondo piano. Secondo te cosa è successo?

È successo che non ci sono altri Sick Luke. Non ci sono altri pischelli come me o Charlie. Magari ai producer di adesso non interessa essere protagonisti.

Io ce l’ho nel DNA: sono italo-americano. Mi sento parte della tradizione di Metro Boomin, di Cardo Got Wings, di Southside, di The Alchemist e di Dr. Dre. Le conosci tutte quelle facce! Loro sono la mia ispirazione e io ho sempre voluto diventare come loro.

Magari ai ragazzi di oggi interessa solo fare prod e prendere la SIAE… Forse è semplicemente così. Io voglio essere visto come i producer americani che ho sempre ammirato e a cui mi sono sempre ispirato. Voglio essere un punto di riferimento per l’Italia.

A che punto di essere arrivato? Sei nella Top 5 di sempre?

Questo lo lascio dire al pubblico, anche se penso di non avere nulla da invidiare a nessuno. Sul punto a cui penso di essere arrivato… Direi che in Italia ho “completato tutti i livelli”. È da tanti anni che sono un nome di rilievo. Ora voglio andare oltre e ritagliarmi uno spazio all’estero. 

Foto di Sergio Mattarella per Boh Magazine

Sergio Mattarella è nato a Palermo nel 1999, ha sempre vissuto a Roma e ha studiato Economia e Marketing. Per diversi anni ha diretto il web magazine Raphaolic e nel 2021 è stato ospite fisso su Radio Sonica. Dal 2025 è autore per Boh Magazine.

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