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Interviste

La musica come percorso parallelo alla vita: intervista ad Anzj

Venerdì 11 Novembre l'artista Anzj ha pubblicato il suo nuovo EP dal titolo "Cammjno". Composto da 8 tracce, vuole rappresentare il percorso intrapreso nella creazione del progetto attraverso la selezione di immagini, sensazioni e momenti peculiari che hanno avuto maggior impatto durante questo cammino. Abbiamo fatto una chiacchierata per approfondire questa tematica e scoprire qualche lato più nascosto di Andrea.

La musica come percorso parallelo alla vita: intervista ad Anzj

Cammjno è il titolo del nuovo EP pubblicato l’11 Novembre 2022 da Andrea Anzivino, in arte Anzj, artista poliedrico, sperimentale e si può dire completo a 360 gradi in quanto produttore, musicista e cantante.

A pochi giorni dall’uscita del progetto ho avuto l’occasione di intervistarlo e il risultato è stata una chiacchierata densa di temi e riflessioni che vanno oltre il progetto in sé, sia andando a ritrovo ripercorrendo i progetti precedenti e gli step del suo percorso, sia dando una sguardo verso l’interno, all’anima della persona e non solo all’artista. Da quest’ultimo approccio, in particolare, sono emerse una serie di prospettive sull’approcciarsi alla vita e alle relazioni interpersonali che trovo possano essere oggetto di impersonificazione da parte di molti lettori.

Perché, in conclusione, l’abilità dell’artista è di trasporre in arte elementi innati nell’essere umano, che accomunano ognuno di noi e ci fanno sentire così vicini quando fruiamo dell’arte, e in questo caso specifico della musica.
Buona lettura!

Come stai? Come sta andando questo periodo?

Tutto bene, è sempre stressante un periodo di release ma sono molto contento dell’uscita del nuovo EP.

A proposito del tuo nuovo EP “Cammjno”, qual è il concept di questo progetto e da che ispirazione è nato?

Cammjno lo vedo come la naturale evoluzione di un percorso iniziato precedentemente con Spazjo. Parlando con il mio Art Director Matia Chiodo ho detto di voler modificare il rapporto che c’era prima nel modo di narrare le cose. Cioè in Spazjo ho notato che tutto quello che ho raccontato era principalmente frutto di un viaggio che partiva dall’interno e andava verso l’esterno, quindi dalla mia testa e dalla mia camera verso il mondo l’esterno, avendolo scritto in periodo pandemia c’era quella situazione che mi ha portato a espandere di più il mio immaginario.

Invece con Cammjno è stato l’opposto, in epoca post pandemica ricomincia la vita, ricominci a uscire e a fare varie esperienze e ciò che mi circondava modificava ciò che avevo dentro. Quindi se in Spazjo era dall’interno verso l’esterno, in Cammjno sono io che camminando, facendo questo percorso nel tempo e nella vita faccio esperienza di queste varie istantanee che poi ho voluto catturare insieme a Matia con delle foto.

E proprio questo è il concept essenzialmente, una sorta di traduzione in musica e foto di quello che ho avuto modo di esperire nel periodo post pandemico, detto molto semplicemente, e che ha avuto un impatto su ciò che avevo dentro. Quindi non sono più io che cambio quello che c’è fuori, bensì è quello che c’è fuori che entra a far parte di me

Partendo dal titolo, si può individuare un collegamento con il precedente album Spazjo? Entrambi questi termini sono interpretabili come sostantivo e come verbo, tu quale accezione gli dai?

Sicuramente dò entrambe le accezioni, anzi abbiamo proprio voluto giocare sul doppio significato. Spazjo io come persona all’interno dei generi musicali, Cammjno anche, stessa cosa, non è un percorso di linea retta andando sempre nella stessa unica direzione. Invece, come si vede nelle foto, è il cammino in sé, l’azione del camminare, che rende coerente ciò che racconto, e non ciò che vedo e il luogo in cui avviene il mio percorso. 

È molto importante l’idea di diversi momenti, oggetti, luoghi e suoni, quindi anche qui sono sperimentazione musicale e testuale poliedrica che voglio mettere in gioco, usando diversi suoni e andando alla ricerca di vari gusti, mantenendo la mia identità.

Ho cercato di dare qualcosa un po’ a tutti, di espandere vari tipi di musica che magari già ascoltavo, enfatizzandoli e dando modo ad esempio a chi piace più la ballad di ascoltarsi Luna Storta, a chi piace più la musica pop si ascolta Dentro, a chi piace sperimentale ascolta Amore Terminale. Quindi c’è una grande varietà  – che già c’era in Spazjo, l’ho mantenuta – perché è proprio il modo in cui io vedo la creazione artistica e di come creo le cose.

Guardando a questo progetto si nota anche la grande rilevanza che ha avuto la direzione visiva nella sua creazione e pubblicizzazione. Come si intrecciano le esigenze dell’artista con la riproduzione visiva di concetti così intimi?

Sono andato da Matia con 5 di questi 8 brani e una macro idea di cosa volevo rappresentare insieme a lui, che ringrazio per tutto il lavoro perfezionistico che abbiamo fatto insieme. C’è un mix di perfezionismo e minimalismo grafico con tantissime prove dietro a queste foto che possono sembrarti semplici e banali. Inoltre tutti i set sono fatti da noi, autoprodotti, e ringrazio anche il fotografo Lorenzo Bonanni per tutto il lavoro insieme.

La direzione visiva è nata in maniera discorsiva, ci siamo chiesti come rappresentare questo cammino, se in un modo molto diretto e semplice oppure dando un layer in più andando a creare una sorta di diario di viaggio.
Ovviamente abbiamo scelto la seconda opzione, che poi è quello che abbiamo fatto con la comunicazione su Instagram. Ogni foto ha una slide con una breve frase che è la frase che io ho utilizzato per descrivere quel singolo momento, quella singola sensazione o oggetto. È molto incentrata sulla fotografia still life – quindi questa natura morta contemporanea – come il telefono appoggiato sull’asfalto o il cactus nel letto. Sono cose contrastanti, d’impatto, di natura morta.

L’unico elemento umano che c’è è paradossalmente in My Bad, che è però una foto delle foto, quindi anche lì non c’è mai la rappresentazione della persona in sé ma c’è sempre un layer. È nato in maniera molto naturale: ci siamo trovati d’accordo su tutto, abbiamo fatto tantissime prove e tantissime cose molto belle e altre andando nella direzione opposta per vedere come sarebbero state… E alla fine ci ha convinto l’idea di copertina di un diario di viaggio.

Abbiamo raccolto questi che sono i momenti salienti, le cose che mi hanno colpito in questo cammino e che ho voluto fotografare e rappresentare in questo modo, con una breve descrizione e lavori grafici che vanno a riassumere il mood del brano, che abbiamo pubblicato su instagram. Il risultato è una fotografia accompagnata da una slide per ogni brano, che va a rappresentare e esplicitare in significato e il mood del pezzo. Ad esempio nella grafica di Canzone Semplice è tutto scritto in modo semplice e con lo smile, mentre in Amore Terminale il font usato è appunto quello dei terminali del computer, quindi dettagli di questo tipo che vanno ad arricchire ogni singola foto come insieme di tante cose individuali che fanno parte di un percorso più grande.

È da poco uscito il tuo singolo Tu sai tutto con Camilla Magli. Com’è nata questa collaborazione e in quali aspetti vi siete trovati in sintonia sia a livello artistico che umano?

La collaborazione è nata perché io stavo cercando qualcuno che potesse scrivere qualcosa e cantare per quella parte di brano. Avevo questo pezzo già pronto da un anno e mezzo senza quella strofa li e stavo cercando una voce femminile. Ho fatto diverse prove e venivano fuori cose belle, ma c’era sempre qualcosa che non mi convinceva perché per il tipo di brano volevo creare questa sorta di dialogo fra le due parti, maschile e femminile.

La collaborazione è nata quando mi hanno proposto Camilla, le hanno fatto ascoltare il mio brano e io non la conoscevo ancora di persona, solo come artista. Le è piaciuto molto e poi è stato tutto molto naturale. Ha scritto subito la sua strofa basandosi su alcuni spunti del mio testo e melodie, poi ci siamo trovati in studio e in un pomeriggio abbiamo terminato tutto il brano.

È andato tutto abbastanza liscio ed è venuto fuori un brano proprio con il mood che volevo io, con questa sorta di dialogo con voce femminile che si alterna alla mia e poi si sommano insieme. Secondo me abbiamo raggiunto quello che ci eravamo prefissati e sono molto soddisfatto del risultato.

Per approfondire: Intervista a Camilla Magli

L’altro featuring presente nell’EP è “My Bad” con Sethu, un brano molto introspettivo. Come ti sei trovato a lavorare con lui su un brano dal testo così intimo?

Il brano è nato da una collaborazione spontanea assieme a Sethu e suo fratello Jiz, con cui ho prodotto il pezzo. Noi eravamo già amici e una volta gli ho proposto di fare un brano insieme per questo EP, da lì è venuto tutto in maniera spontanea. Abbiamo trovato questo giro di chitarra semplice swingato molto catchy e anche il testo è stato una sorta di confessione che ci siamo fatti a vicenda, come stessimo parlando a un amico di vari aspetti della relazione (amorosa o di amicizia). 

Essenzialmente in My Bad quello che descrivo è la consapevolezza che acquisisci quando ti accorgi che non sei stato completamente te stesso con un’altra persona, quando dico “perché tu mi tratti così?” mi accorgo che non sono stato me stesso completamente, non ho spiegato come volevo che le cose andassero. È stato molto bello, per la questione del testo introspettivo trovo sia abbastanza coerente con il resto del progetto e poi è quasi un po’ il contrario di Tu Sai Tutto, quindi c’è questo contrasto.

In Tu Sai Tutto ti rendi conto di aver detto troppo a un’altra persona e diventa un’arma che la persona può usare contro di te, invece in My Bad ti accorgi di aver detto troppo poco e questa cosa limita sia te che l’altro.

Poi è stato molto bello lavorare con lui e trovo abbia un timbro molto figo, entrambi abbiamo mantenuto il nostro stile collaborando in maniera proprio utile, è un brano che se avessi fatto da solo non avrebbe avuto lo stesso impatto. 

Anche nella scrittura ci sono molti ambienti metaforici che riprendono l’ambientazione di Spazjo, come metafore marittime tipo “La tua silouhette è la mia costa, io sono una barca che deve arrivare al porto ma non so se questo vento mi porta da te” e sono immagini che in mARTe e altre canzoni vecchie ho già sviluppato e riprendo qui, anche per omaggiare questo tipo di scrittura che mi ha rappresentato ed è molto caratteristica. Canzone Semplice è il momento in cui ti accorgi che passata la prima fase non deve essere tutto over the top, ma semplice volontà di essere te stesso che viene naturale perché sei in comfort con questa persona e, all’opposto, Tu Sai Tutto diventa co-dipendenza e mancanza di individualità, un’arma a doppio taglio per l’altro.

Nel testo di “Luna Storta” fai riferimento al cambio di prospettiva e cambio di chiave di lettura. Quanto è importante per te questo approccio? Si può dire essere alla base della tua sperimentazione musicale che è una costante nella tua discografia?

Luna Storta è un brano molto bello, cambio e passo dal maggiore al minore. A livello musicale è stato un trick che ho voluto fare, ma è una cosa che faccio molto tendenzialmente, ossia di trasformare in musica il mio vissuto è ciò che mi permette di metabolizzarlo e anche se è una cosa brutta poi viene romanticizzata con il mio outlet creativo, e tale trasformazione ha poi valore per me e per gli altri potenzialmente.

Penso che la forza degli artisti sia un po’ questa, la capacità di cambiare prospettiva sia loro stessi su ciò che gli accade, sia ri-contestualizzare per far cambiare prospettiva alle persone che li ascoltano. 

Leggi anche: Intervista a Ketama – L’importanza di cambiare prospettiva

Nel ritornello di “Notti di Maggio” dici Il mio cervello è fatto in modo che non riesco ad essere felice neanche con la vita che sognavo anni fa da cui emerge un senso di insoddisfazione costante e quindi la ricerca di nuovi obiettivi e stimoli, ti va di approfondire meglio questo concetto? Rappresenta il tuo approccio alla vita?

Sì, la costante ricerca di qualcosa su cui poi non riesci a mettere le mani. Questo vale sia a livello artistico, sia a livello di numeri e sia a livello personale. Vuoi sempre avere qualcosa in più e in Notti Di Maggio è dove lo descrivo meglio. Quando avevo appena iniziato, avere 10 persone che mi ascoltavano era veramente tanto, ora sono grato ma ancora alla ricerca di più, di qualcosa che mi manca e sono sicuro che non c’è una fine a questa ricerca. È oscillante, ti manca una cosa, la ricerchi e dopo che la acquisisci poi ti annoia e vai a ricercarne un’altra… un po’ come il pendolo di Schopenhauer che oscilla tra noia e dolore.

Appena arrivato a Milano uscire per andare in studio anche senza produrre niente mi faceva stare bene, adesso che è la mia normalità punto a qualcosa di più, ma so che quando raggiungerò tipo il primo oro o platino vorrò di più, una crescita costante difficile da contrastare, questo sentimento è parte della natura umana ci sono persone che lo vivono di più altre di meno, io lo vivo abbastanza intensamente

Una tua peculiarità è che fai tutto da solo. Scrivi, produci, mixi e masterizzi in autonomia e peraltro lo fai da casa tua. Come riesci a gestire tutto quanto? E come mai questa scelta di non delegare nulla? 

In questo EP ho avuto più collaborazioni rispetto al precedente perché volevo sperimentare e capire come la mia voce potesse adattarsi ad altre produzioni. Questo perché, abituato a cantare solo sulle mie produzioni, magari stavo sfruttando poco alcune mie caratteristiche canore.

Comunque sì, tendenzialmente faccio mix, master e produzione da solo perché per me è una cosa molto istintiva e le canzoni che mi vengono meglio sono quelle che faccio alle 10 di sera da solo in camera mia piuttosto che quelle a tavolino in studio con altri artisti.

Questo mio approccio è funzionale perché ho più controllo e posso capire subito se la canzone effettivamente può suonare bene oppure no ed è qualcosa che mi piace fare come passione e avere il controllo su queste cose. Mi piacerebbe sentire altri brani miei mixati e masterizzati da altri magari in futuro, per ora però sono soddisfatto di quello che riesco a fare da solo… cioè soddisfatto non lo sono mai ma passa la threshold di apprezzabilità.

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A proposito della realizzazione di un disco, pensi che ad oggi abbia ancora senso stampare i dischi con la diffusione delle piattaforme streaming per ascoltare la musica?

Io ho un’opinione molto controversa su questa cosa. Penso sia ancora necessario stampare dischi e l’acquisto di un disco da parte dell’ascoltatore sia un livello di commitment verso il prodotto e verso l’artista più alto. Spesso le persone ascoltano un brano solo anziché l’intero album a causa di una soglia dell’attenzione bassa e così però si perdono tanto altro.. possibili canzoni che possono diventare la loro nuova canzone preferita, perché a volte manca proprio volontà di scoprire nuovi artisti. Se qualcosa non ti viene servito su piatto d’argento non ne vai alla ricerca per ascoltarlo.

Invece l’acquisto di un album ti porta ad avere maggior rispetto del prodotto perché hai fatto un micro investimento dietro, e ti permette anche di esplorarlo a fondo. Soprattutto nel caso di progetti con un altro livello di complessità, è necessario un approfondimento. Tra l’altro, motivo per cui si vendono ancora vinili di 30 anni fa e ogni volta che li ascolti ne scopri sempre aspetti nuovi.

Credo che sicuramente lo streaming abbia aiutato moltissimi artisti ad emergere che altrimenti non avrebbero avuto spazio, ma ritengo che chi fa della musica buona parte della propria vita (anche lato ascoltatore), prendersi il tempo e la dedizione per poter fare questi investimenti qui, acquistare album e ascoltarli in maniera approfondita, sia essenziale.

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Quali sono gli artisti emergenti che per te meritano più spazio e approfondimento?

Sono molti: sicuramente Sethu che ho già citato, Atarde mi piace molto.. poi io ascolto principalmente musica estera in realtà, quindi non ti saprei indicare molti emergenti italiani.
Personalmente vedo la scena musicale a cicli di un paio d’anni l’uno e adesso sta arrivando la nuova fase. Vedremo un po’ come si evolverà la situazione.

Ci sono artisti che come te hanno la doppia anima di producer e cantante che prendi come riferimento?

Io vario molto, ci sono moltissimi artisti della scena Hyperpop che sono di grandissima ispirazione per me, non come genere in sé -come genere per me sta diventando quasi vecchio- ma mi riferisco ad artisti specifici e al loro modo di vedere l’arte che mi rappresenta molto, tipo 100gecs, Underscores e poi Aries che non fa Hyperpop, ma è produttore.

Invece come produttori nomi come Flume sono mostri sacri a cui tendo, prendo molto dal loro tipo di approccio verso l’arte ossia un approccio molto più libero e molto meno fatto con lo stampino. Andando concept per concept, partono da un nucleo melodico da sviluppare, a differenza del mainstream che si sta sviluppando adesso.

Poi penso anche a The Weeknd e Daft Punk, sono un loro grandissimo fan e mi danno veramente tanto questi artisti, c’è sempre tantissimo da imparare da loro. 

Leggi anche: Intervista a Sick Luke

Conclusioni

Un viaggio. Così definirei il percorso attraverso cui mi ha portata Anzj in questa chiacchierata. E così, anche, si possono definire i suoi progetti. Viaggi dentro di sé e attraverso la realtà che ci circonda, fornendoci nuovi occhi per guardarla e nuovi sensi per percepirla e captarla.
Il potenziale artistico, oltre che umano, di questo artista che è emerso finora rappresenta solo una minima parte del tutto, e sarà interessante continuare a seguirlo nei prossimi viaggi per vedere fino a dove si spingerà tra sperimentazione musicale nelle produzioni e intrecci riflessivi nei testi delle canzoni.

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