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Intervista a Yung Snapp: l’approccio matematico del producer

In occasione dell'uscita del primo singolo da solista intitolato "Montana", abbiamo fatto due chiacchiere con il producer napoletano Yung Snapp. Parte integrante della SLF, la sua peculiarità è uno studio metodico, quasi matematico dei suoni. Continua a leggere per scoprire qualche lato più nascosto del producer, che ha anche voluto sperimentare la veste del rapper!

Intervista a Yung Snapp: l’approccio matematico del producer

La wave del 2016 ha sicuramente visto come epicentro la città di Milano.
Se dovessimo però citare una città del sud che ha contribuito a portare quel tipo di ventata fresca probabilmente sceglieremmo Napoli.

Yung Snapp è stato tra i protagonisti del nuovo suono della scena campana, grazie alle produzioni per il duo Le Scimmie (aka Vale Lambo e Lele Blade). In quel periodo, essendo Napoli una realtà importante e legata ad un rap più classico, non è stato per nulla semplice per i ragazzi emergere e farsi accettare dalla propria gente.

Ci è voluto infatti l’intervento di Don Joe, che grazie a Dogozilla Empire ha preso sotto la sua ala il giovane producer e il progetto intero, seguendo le genesi del primo album El Dorado e valorizzando le capacità di un trio voglioso di farsi sentire e di mostrare le proprie skills fatte anche di riferimenti provenienti dalla Francia, da un certo tipo di cloud e mumble rap e, soprattutto, da un sound USA forse mai sentito in Italia.

Yung Snapp durante il suo percorso ha sperimentato e prodotto per diversi artisti, ma non è un caso che il singolo scelto per il suo esordio ufficiale da solista, Montana, torni a pescare a piene mani nelle vibe e nella musicalità del suo flow da un’attitudine come quella di Atlanta. Il mood e le sporche dei Migos, i vocalizzi alla Young Thug, le trap bells di Zaytoven sono alcuni elementi che all’ascolto ritroviamo, ma il tutto viene poi contestualizzato e riproposto con la consapevolezza e un linguaggio inedito proprio di chi sa quello che fa.

Di seguito ti lasciamo lo scambio avuto con Yung Snapp, dove proviamo ad entrare un po’ più nella sua testa. Per il resto, l’impressione è che le spiegazioni migliori arriveranno dalla musica.

Ripassa prima di iniziare: Biografia e discografia di Yung Snapp

Ciao Antonio, come stai? Come ti senti dopo l’uscita di Montana, il tuo primo singolo solista?

Tutto apposto. L’uscita di Montana mi ha liberato dal peso di far uscire un pezzo da solo, era una cosa proprio mia.

Che cosa ti ha ispirato verso questa nuova strada in cui ti sei cimentato?

In realtà ciò che mi ha ispirato verso questa nuova strada è anche tutto quello che mi ha ispirato in passato, cioè semplicemente è solo un’esigenza di espressione che si evolve.

Pensi che d’ora in avanti ti concentrerai unicamente su questa nuova veste o porterai avanti anche il “vecchio Yung” produttore?

Io sarò sempre in primis un produttore, il contesto attorno a te cambia sempre, per ora mi sento di fare entrambe le cose, ma preferirò sempre produrre.

Leggi anche: Intervista a Franco126 – Cambiare per rimanere sé stessi

Vuoi raccontarci com’è il retroscena della vita lavorativa di un produttore musicale rispetto a quello di un cantante, ora che hai provato entrambi i ruoli?

Credo che un produttore debba avere un approccio più matematico in certe occasioni. Un rapper può sapere scrivere benissimo ed essere fortissimo, tutto quello che vuoi, ma da produttore ho capito che ha senso anche incanalare bene tutte le idee che vengono, filtrarle verso quello che veramente si vuole ottenere.

Devi capire cosa stai facendo, c’è anche uno studio di frequenze, della chiave perfetta per un artista, di momenti e di tempi di cui bisogna tenere conto. Poi credo che sia da produttore sia da rapper debba essere tutto un lavoro di ispirazione perché una formula per andare forte non esiste.

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Riesci ad esprimere meglio le idee, le melodie, le vibes che hai in testa se sei tu a dare loro voce in prima persona?

Assolutamente sì, so benissimo cosa cerco anche se certe volte è difficile fare tutto da solo. Credo che in generale sia sempre meglio lavorare in team, si hanno più idee e ognuno può dire una frase o suonare una nota che apre un mondo.

Vedi: Intervista a Ketama – L’importanza di cambiare prospettiva

Nell’hip hop c’è la matrice comune dell’autocelebrazione come tematica per sviluppare un intero testo. Ritieni che sia un approccio nel quale ti rivedi?

Forse mi piace più raccontare, anche se si parla di autocelebrazione.

Per approfondire: L’autocelebrazione come ispirazione

Si legge spesso che sei il più americano tra gli italiani, ma quando fai musica ti senti più a Casoria o ad Atlanta?

A Casoria e a Napoli per sempre fratm!

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Sappiamo che le tue prime e principali influenze arrivano da producer come Scott Storch e Timbaland. Sono ancora loro i tuoi riferimenti ad oggi? Sentiremo qualche influenza di quel periodo/sound in futuro oppure preferisci tenere i tuoi preferiti come idoli e proporre dell’altro?

In linea di massima si, ogni tanto ci sono delle idee che partono da loro, come ad esempio Gangsta Party di Lele Blade o parecchie cose di SLF, ma mi ispiro a tanti artisti che ascolto ogni giorno, tra l’altro quasi mai del mondo hip hop.

Vedi anche: Cosa deve avere il disco di un producer per funzionare?

Come proseguirà la serie Sneezy Tales? In cosa vuoi differenziarle dai singoli?

Per ora esiste solo un episodio ma mi piacerebbe continuarlo, saranno pezzi super easy magari con campioni incredibili, uno spazio che mi ritaglio dove posso fare quello che cazzo mi dice la testa.

Seguendoti fin dagli inizi su SoundCloud, i beat che pubblicavi avevano già un livello qualitativamente alto, eppure ci è voluto un po’ prima che, tra Don Joe e Le Scimmie, venisse fuori il tuo nome. Secondo te come mai? Si faceva/fa fatica a piazzare strumentali, seppur di livello, ad artisti affermati?

Bisogna stare sempre nel calderone, nel centro, per lavorare… forse è più importante questo che essere bravi, specialmente al giorno d’oggi.

Leggi anche: Intervista a Don Joe – La visione d’insieme è fondamentale

Quali sono gli stimoli che arrivano da SLF? Come avviene l’influenza reciproca in studio?

Con SLF il lavoro è speciale, ci mettiamo in studio e vediamo cosa succede. Se a un certo punto vediamo che ci gasiamo tutti, che uno si alza e l’altro urla, allora il pezzo magari lo mettiamo nel disco.

Promessa. Se il Napoli vince lo scudetto…?

Ti affitti una barca e te ne stai nel mare al sicuro, perché in città ci sarà un macello totale 100%.

Conclusioni

Da questa chiacchierata emergono una serie di peculiarità che contraddistinguono sia l’artista Yung Snapp sia la persona che si cela dietro, Antonio Lago. Autenticità, ricercatezza e curiosità sono i tre pilastri con cui possiamo riassumere l’identità artistica che ci ha fatto scoprire dalle sue risposte e dalla sua musica.

In un mix di influenze musicali e sperimentazione, con una forte spinta verso il miglioramento professionale e nella continua ricerca di nuove wave da cavalcare, Yung Snapp è uno dei producer più freschi della scena campana e italiana che fin dagli esordi si è contraddistinto senza cadere mai né nel banale né nell’inflazionato.

A livello di percorso artistico la spinta di quello che si può definire uno dei padri produttori italiani, Don Joe, ha contribuito a far spiccare il volo al giovane Antonio il quale, però, ha fin da subito saputo come validare e affermare la propria bravura.

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