Intervista a Mambolosco: il flow più americano d’Italia

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Mambolosco, il rapper italo-americano che ha portato in Italia il flow più caldo e coinvolgente che c'è. Leggi l'intervista per scoprirlo un po' di più!

Mambolosco, uno dei massimi rappresentati della scena rap di Vicenza, ha recentemente pubblicato una nuova hit con Pyrex, “SkuSku“. Con l’occasione abbiamo parlato di lui sia come persona che come artista, del suo ultimo disco e delle sue aspirazioni.

Mambolosco-intervista

Come stai in questo periodo? Cosa ti si prospetta per questa estate, farai dei live in giro per l’Italia? 

Sto bene, in questo periodo me la sto vivendo abbastanza bene nonostante il Covid. Questa estate andrò in vacanza da qualche parte e per i live non ho aspettative, non voglio rimanere deluso perciò se aprono le discoteche bene, sennò sti cazzi.

Praticamente un anno fa pubblicavi “Caldo“,  il tuo secondo album, ad oggi cosa ritieni ti abbia dato questo album a livello di fama e a livello personale?

A livello personale mi ha insegnato che se inizi a fare un progetto devo tenere bene la mia onda e non devo cercare né di accontentare nessuno né fare qualcosa di non mio. Devo rimanere sincero con me stesso, coi miei progetti e devo fare quello che voglio fare io e non quello che vogliono gli altri. Non devo farmi influenzare da persone esterne.

A livello di fama mi avrà portato qualche ascoltatore in più e fatto conoscere a più persone, ma per come la vedo io ho semplicemente fatto quello che dovevo fare.

Quale pensi sia il tuo carattere distintivo nella musica?

Innanzitutto il fatto che inserisco parole in inglese, ci metto molto più inglese del normale essendo madrelingua. Poi uso parole nuove, ho portato e inventato molti termini che adesso vengono usati da tutti nel rap game, tipo “ah okay” o il “bitch” o “quanto cazzo sono fresco“, ‘ste cose qui le ho introdotte io nella scena italiana.

Il tuo flow è estremamente caratteristico e inconfondibile, ritieni che questo possa essere considerato come uno dei tuoi maggiori punti di forza? 

Assolutamente sì, c’ho il flow più spietato e liscio d’Italia, c’ho il flow più americano d’Italia e questo non lo può negare nessuno, che mi ami o che mi odi.

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In virtù del successo, sei una persona (legittimamente) autocelebrativa? Hai qualche idolo?

Guarda, lo sono molto di più nelle canzoni che nella vita vera. Tante persone mi incontrano per strada e mi dicono “Guarda Mambo sei la persona più con i piedi per terra e sincera che abbia mai visto”. Poi nelle canzoni me la tiro un po’ ma è normale, stiamo facendo hip hop e  una base dell’hip hop è ostentare.

Non ho idoli e sto cercando di non idolatrare nessuno, non voglio cadere nel “guardi troppo una cosa dopo cerchi di imitarla”. Preferisco concentrarmi su me stesso.

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Come si sviluppa il processo creativo di Mambo quando deve scrivere una canzone?

Bhe dipende, ho scritto canzoni in aereo mentre andavo in vacanza ed ero incazzato con le compagnie aeree, ho scritto canzoni a casa mentre mi fumavo le bombe, ho scritto canzoni in studio. Dipende come sono preso in quel momento lì, comunque di solito inizia sempre con una bella bomba.

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A inizio aprile hai pubblicato ”Demone”, cosa si cela dietro questa canzone che si distingue nella tua discografia come molto intima e cupa? 

Penso che Demone sia l’unica canzone più intima e cupa che io abbia fatto. L’ho scritta in un periodo in cui ero chiuso in casa in quarantena, c’era il boom del covid, non facevo live e avevo pochi contatti con le persone in generale. Allora ho scritto Demone che rappresentava proprio quello che vivevo in quel periodo e che quel periodo mi ha trasmesso.

Dopo le tue primissime canzoni in inglese come “Mama I did it again”, ti sei affermato in Italia cantando in italiano e limitandoti al mantenimento di qualche anglicismo. Hai mai pensato di fare un intero album in inglese? 

Quando è uscito Demone subito dopo ho scritto un pezzo in inglese. Li scrivo sempre, ma non penso di pubblicare niente perché non avrebbe senso per adesso, in un mercato dove vedo artisti che spendono 50k per fare featuring con americani che dopo neanche se li cagano. E comunque, purtroppo, la nostra musica oltreoceano ora come ora fa molta fatica ad arrivare e quindi non avrebbe senso provare a fare una cosa in inglese se poi deve andare sprecata.

Ti trasferiresti in America per continuare la tua carriera se ad un certo punto non ti sentissi più stimolato dal contesto musicale italiano o se appunto decidessi di tornare a scrivere interamente in inglese?

Ti dico la verità, io ci ho abitato in America e a me lo stile di vita americano non piace, sono tornato in Italia a vivere infatti. Se dovessi andare in America a vivere per salvarmi la carriera ti direi ugualmente no perché se muore la mia carriera vuol dire che devo cambiare strada, che qualcosa non è andato bene e devo cambiare mestiere quindi la risposta è no, non mi trasferirei in America, ma ci andrei in vacanza, questo sì.

Tornando in zona, Vicenza è una città relativamente piccola, sicuramente rispetto a Milano o Roma. Ciò nonostante hai deciso di continuare a vivere lì, oltre ai tuoi legami, ci sono anche altre motivazioni dietro tale scelta?

Allora la motivazione numero uno è che comunque e per fortuna esiste internet quindi non vedo il bisogno di trasferirmi a Milano per dover fare musica, riesco comunque ad arrivare a casa di tutti gli italiani e la gente mi ascolta anche non vivendo lì. Poi perché non voglio diventare un prodotto di Milano , vai lì e diventi un prodotto, tutti mezzi uguali che vanno negli stessi posti, sembra che se non vai a Milano non fai parte di quel circolo e io non voglio farne parte.

Hai contatti con altri rapper di Vicenza, anche non sulla tua stessa linea musicale?

Coi rapper di Vicenza ci parlo sì, con Nashley e anche con Edo Fendy c’è un buon rapporto e ci sentiamo ogni tanto. In passato ho parlato anche con Madame e con Sangiovanni. Poi c’è anche la Gold Leaves Academy conosco i ragazzi come Lethal V, Rebus e Tura, loro sono miei amici e li conosco da prima di esplodere.

Scopri che è: Madame

Con chi vorresti collaborare in futuro e qual è il featuring dei tuoi sogni?

Vedi tipo io sta roba qua non ce l’ho del featuring dei sogni, posso dirti “voglio fare un featuring con Da Baby o Future” e se lo voglio fare lo faccio, li pago e mi danno la strofa, ma non è fare musica. Quello è fare business, che poi adesso come adesso non ti va neanche troppo bene perché in Italia non se li cagano neanche, alla fine un italiano si va ascoltare musica italiana.

Con chi vorrei collaborare realmente, bhe con tanti artisti con cui ancora non ho collaborato come Sfera, Capo Plaza, Lazza e Gué Pequeno. Finora l’artista più grande con cui ho collaborato è Tony Effe.

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Come nascono di solito le tue collaborazioni? 

Innanzitutto c’è la presabbene personale con l’artista. Poi tipo per l’ultima uscita “SkuSku” ho fatto il pezzo, mi piaceva un sacco e ci sentivo bene sopra Pyrex, allora gliel’ho proposta, si è preso bene e l’ha scritta. Stessa cosa con Boro Boro per Lento, aveva il pezzo pronto, ci siamo beccati una volta non ricordo dove e mi fa “Bro facciamo un pezzo, è una cosa figa”, gli ho detto di mandarmela, l’ho sentita, mi è piaciuta e l’abbiamo fatta, molto easy. 

Conclusioni

Dalla chiacchierata con il rapper vicentino Mambolosco, è emerso come lui sia molto modesto e alla mano, e con una bella parlantina. La paternità del flow più americano d’Italia (e nel contesto hip-hop ciò non necessita di ulteriori spiegazioni) la porta con orgoglio ma al contempo umiltà, guardando a tanti altri artisti con ammirazione e rispetto, qualità che non sempre permangono nella persona dopo essere diventata un personaggio di gran successo.

Romana acquisita, studio economia alla ricerca di una concretezza che compensi l'immaterialità delle mie molteplici passioni.