I

Interviste

La scrittura senza tempo di Tèmpora: intervista a En?gma

Intervista a En?gma su Tèmpora, il nuovo progetto che attraversa il tempo e segna il suo grande ritorno. Dal rapporto con Asian Fake alle collaborazioni con Axos e Dani Faiv, una conversazione autentica su evoluzione, coerenza artistica e una summa del suo percorso

La scrittura senza tempo di Tèmpora: intervista a En?gma

Un tempo En?gma cantava Vorrei tornare indietro come John Titor. Oggi, con l’uscita del suo nuovo album Tèmpora, fende il tempo e lo attraversa a suo piacimento.

La sua ultima fatica esce per Asian Fake e corona un percorso di un anno: dall’uscita a gennaio dell’EP Kloaka con Salmo, fino a un nuovo progetto che rappresenta la chiusura di un cerchio e l’apertura verso qualcosa di nuovo e, chissà, imprevedibile.

Prima che la sua dimensione temporale lo reclamasse, sono riuscito a chiacchierare con lui per approfondire il suo nuovo album.
Dove andiamo noi non servono strade, per cui accomodati: buona lettura.

Prima di iniziare: En?gma, biografia e discografia

Il tuo nuovo album Tèmpora è alle porte: che periodo è per te, per la tua vita?

Sicuramente è un periodo di ripartenza: ho fatto la summa di tante esperienze e in un periodo dove chiudi un cerchio spero che si apra un qualcosa di nuovo.

I brani di Tèmpora arrivano a suggellare questo concetto: sono il culmine di quasi tre anni dove sono successe tantissime cose a livello personale, che sono ovviamente andate a riflettersi sulla musica.

A gennaio è ripartito tutto con Kloaka EP, a dicembre si sta chiudendo con Tèmpora: nell’arco di un anno sono usciti tanti brani e sono successe tante cose, quindi vediamo cosa succederà il prossimo.

Tra l’altro l’album è anche l’inizio di un nuovo percorso perché sei ritornato nel game con un’altra realtà, quella di Asian Fake. Come mai questa scelta?

Sono stato contattato tramite Victor Kwality, che conosco da tantissimi anni. È stata una delle prime persone che ho incontrato quando mi sono affacciato alla musica. Lui ha ascoltato Kloaka  e, da lì, è nato tutto in maniera molto naturale.

Quando si è presentata la possibilità di collaborare con Asian Fake, ne sono stato felice e affascinato. Avevo già visto come avevano lavorato con altri artisti e ho pensato subito che potesse essere una realtà che si sarebbe abbinata bene con quello che volevo fare.

Dopo nove anni di indipendenza totale, sentivo il bisogno di mischiare le carte e avere più teste diverse, soprattutto per quanto riguarda le opinioni riguardo ai miei progetti.
Li ho sempre stimati, anche da lontano. Ora che c’è stata la possibilità di avvicinarsi, è successo tutto.

Lo trovo interessante questo passaggio con Victor Kwality perché questo 2025 ha segnato alcuni ritorni. Kloaka rappresenta il ritorno alla collaborazione con Salmo e alle produzioni. Inoltre è uscito per la label indipendente Molto Forte, di Lametti, che è stato a sua volta una figura che faceva parte del vostro ambiente ai tempi di Machete…

Che poi incredibilmente si sposa bene col concept di Tèmpora, dove effettivamente c’è tutto questo passato che accarezza il futuro, che quasi si mischia, si interseca.
Quasi non capisci fin dove è passato, fin dove è futuro, quanto è un test per imparare da ciò che è stato. Vorrei approcciare il futuro proprio con questo tipo di bagaglio.

E visto che hai toccato il tema del concept di Tèmpora, quando hai capito che proprio il tempo sarebbe stato il filo conduttore di questo disco?

A volte arrivi a certe consapevolezze a cose fatte. Nel mio computer c’era una cartella che inizialmente non si chiamava Tèmpora: aveva un altro nome, sempre legato al tempo. Però, mi piace l’idea di racchiudere sempre in una sola parola i titoli dei miei dischi, e dopo un’analisi con tutto il team abbiamo optato per questo nome. Il concept, però, è stato lo stesso fin dall’inizio.

Ci tengo a specificare che i brani di Kloaka e quelli di Tèmpora sono nati nello stesso periodo, poi ho deciso, per coerenza musicale, di far uscire Kloaca con tutte le produzioni di Salmo, per strutturare bene il progetto. Successivamente, gli altri brani con qualche piccola aggiuntina, sono a comporre Tèmpora.

Sentivo questo sapore di passato che si mescola con il futuro: stavo raccontando qualcosa di me, delle mie esperienze, e riascoltando tutto insieme, emerge questo filo conduttore dove sembra tutto molto circolare. Ci sono determinati rimandi nei brani in cui si parla di ritorni, di nostalgia, di situazioni sentimentali sospese che ritornano, di abbracci fugaci.

Mi viene in mente Nebbia e Caffè, un brano con uno storytelling in cui si crea una sorta di “non luogo” all’interno di un bar, dove si raccontano storie sostanzialmente senza tempo, perché storie che possono rappresentare chiunque, come una bolla temporale nel bar.

È un concept che si è sviluppato in modo del tutto naturale, mai forzato. Non mi sono messo a scrivere partendo dal titolo dell’album, ma è stato qualcosa che si è creato in modo molto naturale.

Nei testi di tutto il disco è interessante che si chiami Tèmpora e che trasmetta questa sensazione di brani senza tempo. Mancano riferimenti precisi dal punto di vista storico, non ci sono elementi della vita quotidiana che li incasellano in un anno specifico. Permette di leggere ogni brano basandosi semplicemente su ciò che trasmette, senza incastrarlo in un contesto temporale definito…

Nella mia carriera non sono mai stato, come dire, un giornalista. Oggi ci sono dischi in cui le citazioni sono molto attuali, come se qualcuno avesse visto il telegiornale poco prima di scrivere.

Io, invece, avendo sempre fatto dell’introspezione una cifra stilistica, sono andato a scavare più indietro. Preferisco citare una serie vecchia piuttosto che una appena uscita su Netflix. Poi naturalmente, con qualcosa di estemporaneo, come è successo con il Type beat per Esse, l’approccio alla scrittura può essere diverso.

Mi piace l’idea dei brani senza tempo. Quando si parla di cose non tangibili, come i rapporti, i sentimenti o certe esperienze, mi piace creare qualcosa senza una collocazione temporale precisa, che sia, passami il termine, immortale dal punto di vista temporale.

Guardando il “biglietto da visita” del disco, ovvero la cover, rispetto ai tuoi lavori precedenti risulta profondamente diversa. Hai sempre lasciato molto spazio alle illustrazioni, in questo caso, invece, la scelta è molto più minimale. Come mai questa direzione?

Anche in questo caso è stata una scelta condivisa. Vengo da nove anni in cui ho sempre deciso tutto io insieme a Kaizén, in modo molto autonomo. Questa volta, invece, è stato bello capire cosa potessero trasmettere questi brani anche a figure esterne, che li avevano ascoltati meno.

Con il team abbiamo deciso di rappresentare il disco con quella foto e con quell’immagine, che dà molto l’idea di un qualcosa quasi sospeso nell’eternità. Per me quel bianco e quella sensazione di rilassatezza, con un animale così caratteristico e “mistico” come il gatto, volevano proprio rappresentare questo.

La cover di Tèmpora

In generale, volevo segnare uno stacco rispetto alla mia progettualità precedente: per me era fondamentale dare un sapore nuovo e ritornare in una veste diversa anche dal punto di vista fotografico.

Potrebbe interessarti: Dentro i concerti di Marracash e Geolier

Dal punto di vista lirico, come percepisci l’evoluzione della tua scrittura nel corso degli anni, fino ad arrivare a Tèmpora?

Ho fatto un po’ di autoanalisi su questo aspetto. Ritengo che alcuni miei dischi del passato fossero pregni di citazioni e di cose fighe nella scrittura, ma in determinati episodi quella componente era troppo centrale, forse a volte anche forzata.

Da anni cerco una maggiore musicalità, proprio per dare più importanza a quelle citazioni. Bisogna sempre ricordarsi che utilizziamo la musica, altrimenti farei soltanto lo scrittore. Per valorizzare una frase, un riferimento o un modo preciso di scrivere, devi essere il più musicale possibile per farlo arrivare davvero.

Secondo me negli ultimi anni l’ho fatto un po’ di più: magari facendo qualche giochino stilistico in meno, evitando la ricerca spasmodica in una determinata citazion, oppure riempiendo meno i testi di parole complicate. Mi piace utilizzare il più possibile la lingua italiana, ma se in passato, in una strofa, inserivo tre parole inusuali, oggi preferisco usarne una sola e darle un significato preciso, perché poi va a spiccare di più.

Lo stesso vale per le citazioni cinematografiche o culturali, prima la mia priorità era riempire i testi di quel tipo di riferimenti, perché per me “la figata” stava lì. Adesso per me sta da un’altra parte: sta nel riuscire a costruire una topline più efficace, nel valorizzare quelle parole attraverso linee melodiche, senza tralasciare la metrica, che per me resta fondamentale.

Cerco di dare più spazio ai flow giusti e alla parte melodica. Poi nella mia carriera ho sempre fatto ritornelli cantati, e anche su quelli sto cercando di essere ogni volta più preciso possibile.

In sintesi, direi che sono andato a rendere la scrittura più essenziale.

Potrebbe interessarti: cambiare per essere sempre se stessi: intervista a Franco 126

È proprio per questo processo che il disco risulta così eterogeneo dal punto di vista sonoro? I brani sono tutti profondamente diversi tra loro, eppure tu riesci a “surfarci” sopra a modo tuo su ognuno.

Sì, in quello credo di aver sempre realizzato dischi abbastanza vari, ovviamente con delle eccezioni. Penso, ad esempio, a Booriana del 2019: essendo prodotto interamente da me e Kaizen, si percepiva una coerenza maggiore.

Se ripenso a Indaco o a Shardana, invece, c’erano diversi produttori, e questo donava naturalmente varietà, perché a me piace variare. Ho proprio bisogno di esplorare generi diversi, l’ho sempre fatto e cerco di farlo il più possibile.

In questo progetto c’è il sapore suonato degli strumentisti, in particolare con Riva e con Verano, che fa parte della band di Salmo ed è un polistrumentista davvero forte. Poi c’è il beat di Jack The Smoker, profondamente “black”: lui è molto americano, non solo quando rappa, ma anche quando  produce.
E, ovviamente, non può mancare Kaizen.

La varietà mi tiene vivo.

Potrebbe interessarti: intervista a En?gma per l’uscita di Totem

C’era un’espressione ricorrente nei tuoi brani: Mi trovi dalla parte di… oppure Sto dalla parte di… e nel tempo ci sono state diverse formulazioni. Oggi da che parte ti troviamo?

Questa è una bella domanda. In questo caso cerco di darle un’accezione positiva, anche se, detta così, potrebbe sembrare negativa: sto dalla parte degli “incompiuti”. Però con un retrogusto di grande ambizione, tranquillità e serenità in questo.

Credo che siano pochissime le persone che arrivano alla fine della vita sentendosi davvero compiute. Penso poi che le persone restino sempre esseri umani “in cantiere”, sempre in costruzione, perché gli eventi della vita fungono da agenti atmosferici che vanno non solo a minarci, ma anche a darci la possibilità di crescere.

Da un punto di vista artistico mi sento, in un certo senso, incompiuto, nel senso che sto cercando una nuova missione, una nuova completezza.

Sto dalla parte dei più sottovalutati
Armati di ideali e smossi da un concetto

En?gma in Novantanove Problemi Freestyle (2012)

In un brano di Kloaka, in Marcelo, dicevi “Sono perso nel confine tra coerenza e dignità”. Per un artista con una carriera lunga, guardandola in retrospettiva, cosa significa confrontarsi con il proprio passato? Come si può restare coerenti pur evolvendosi?

A volte si sottovaluta il pubblico. Alla fine il pubblico percepisce se stai facendo qualcosa perché ce l’hai davvero dentro, oppure se lo stai facendo perché cerchi disperatamente un personaggio da interpretare per sfondare.

In tutti questi anni di carriera penso di aver sempre fatto ciò che mi sentivo a prescindere, anche nelle sperimentazioni più estreme dal punto di vista musicale, che magari sono meno conosciuti perché rimasti più in ombra all’interno di certi dischi, però ho sempre fatto come mi sentivo di fare.

Ecco, per me la coerenza e la dignità stanno lì: nel fare sempre le cose come le vuoi fare, con lo spirito giusto e con genuinità. Credo che la parola chiave sia proprio genuinità. Se affronti un brano con quell’intenzione, il pubblico lo riconosce e capisce l’intenzione sana.

Che sia un pezzo molto pop, anche se vieni da un percorso fortemente rap, se lo fai con un’intenzione autentica, la gente lo percepisce e non legge l’artificio.

All’interno del disco, le uniche collaborazioni sono con Axos e Dani Faiv: come mai questa scelta così chirurgica?

Mi interessava fare collaborazioni che non avevo mai provato prima. Ne ho fatte tante nel corso della mia carriera, a volte ci si dimentica di quante, soprattutto come ospiti nei miei dischi. Però Axos e Dani Faiv mancavano, e proprio per il discorso di cercare di fare cose nuove è nato questo brano.

Con Axos ci conosciamo da anni, da quando aveva partecipato a Machete Mixtape Vol. 3: l’intenzione di collaborare c’era da tempo e finalmente si è concretizzata. Con Dani ci siamo conosciuti più recentemente, perché quando lui è entrato in Machete io ne ero appena uscito, c’era stata una specie di staffetta. Ero molto intrigato dall’idea di fare questo featuring inedito. Li apprezzo molto sia dal punto di vista lirico sia per l’impatto timbrico: secondo me sono due artisti importanti, e per certi versi li sento vicini a me in quell’idea di “incompiutezza” di cui parlavo, perché secondo me entrambi hanno ancora moltissimo da dire e da dare alla scena.

Tra l’altro, quel brano è forse il più happy del disco, e mi intrigava crearne uno così con loro, anche per rompere le aspettative di un brano più cupo o di introspezione, invece abbiamo lavorato su un’atmosfera diversa. Mi piace sempre inserire piccole sfide all’interno di un progetto, e questa, con quella sonorità, era stimolante per tutti.

Mi ha sorpreso anche da ascoltatore, perché li trovo molto affini a te come figure: non vengono associati automaticamente a un filone, ma esistono come artisti autonomi. E, tornando al tema del tempo, è curioso che siate tutti passati per Machete in epoche diverse, senza esservi mai incrociati davvero nello stesso momento.

Che differenze hai vissuto, come artista, nell’interazione col pubblico attraverso metodi di comunicazione diversi nel corso degli anni? E come fai a parlare di “tempo” in un momento storico in cui, per gli utenti, sembra non esserci tempo per nulla nei confronti della musica?

Secondo me siamo arrivati a un punto in cui questa ansia del tempo raggiungerà un limite molto pesante. Ci sarà chi riuscirà a sostenerla mentalmente e chi, invece, rischierà il burnout. Gestire questa frenesia e questa ansia sociale non sarà semplice, e penso che le generazioni cresciute dentro questa dinamica saranno le più in difficoltà.

Rimanendo nell’ambito musicale, ho visto tanti modi diversi di promuovere la musica nel corso degli anni: tante piattaforme sono salite in auge e poi scese, fino ad arrivare all’oggi, in cui non c’è nemmeno più la necessità di realizzare un video. Una volta, da collettivo, avere dei video fatti bene era una nostra prerogativa. Poi è arrivato Facebook, dopo Instagram, e ora c’è TikTok.

TikTok non è propriamente la mia tazza di tè, non è una piattaforma che padroneggio. Uno può anche provarci, può esplorare quei mondi, ma torniamo al tema della genuinità: o ce l’hai, oppure no. Se fai contenuti forzati su TikTok, secondo me, ottieni solo l’effetto contrario.

Credo che un artista debba riuscire ad aggiornarsi senza diventare anacronistico, ma mantenendo il proprio stile, i propri tempi e, soprattutto, contestualizzandosi. Se non ti contestualizzi, è inevitabile che muori. Ma farlo con coscienza e genuinità è fondamentale. 

Di solito, in chiusura, si parla del futuro. Ma l’album sta per uscire, e chiedere già della prossima mossa rischierebbe di svilire il momento presente. Ti faccio quindi una domanda diversa: come festeggerai l’uscita di questo disco?

Domani è il mio compleanno. L’ho sempre festeggiato molto, ci sono persone che non lo celebrano, o che vivono con ansia il tempo che passa. Io sono stato educato così e l’ho sempre festeggiato molto. È un’occasione per ritrovarsi con chi magari durante l’anno si vede meno e mi piace che il mio compleanno diventi un momento in cui queste persone riescono a incontrarsi, a bersi qualcosa e a fare un brindisi insieme. E cade poco prima di Natale, con un certo tipo di atmosfera.

Quest’anno sarà particolare perché per la prima volta festeggerò il disco e il mio compleanno praticamente insieme, perché festeggio tutto sabato.

Credo che un disco, come un compleanno, vada celebrato a prescindere da come andrà, può fare più o meno numeri, ma nella fugacità della nostra esistenza bisogna sempre rendere omaggio a determinati momenti, perché non tornano. Il disco esce ora e poi rimane, ma il momento dell’uscita non ritorna. Compio 37 anni, e anche quelli non tornano più.

Quello che è successo quest’anno va celebrato, perché probabilmente certe cose non si ripeteranno. Mi piace rendere omaggio alle cose, e così farò.

Foto di Jacopo Pasqui per Boh Magazine

Medico, founder e direttore di Boh Magazine

Altri articoli per approfondire

Conviene sponsorizzare un brano nelle playlist Spo...
Argomenti:
A cura di Giuseppe Tavera

Conviene sponsorizzare un brano nelle playlist Spo...

Ho pagato pagine Instagram e siti di settore per inserire un mio brano nelle loro playlist. Il ritorno di investimento sarà stato all’altezza? A te...

Continua a leggere
Un’intervista per conoscere tutte le facce d...
Argomenti:
A cura di Margherita Rotelli

Un’intervista per conoscere tutte le facce d...

Sick Luke, conosciuto come uno dei padri fondatori della musica trap italiana, è anche uno dei più giovani e certificati producer d’Italia. Oggi S...

Continua a leggere
Cosa deve avere il disco di un producer per funzio...
Argomenti:
A cura di Giuseppe Tavera

Cosa deve avere il disco di un producer per funzio...

Quali sono gli aspetti fondamentali che deve avere un producer album per convincere? Ne ho individuato alcuni. Leggi e dimmi se sei d’accordo.

Continua a leggere

Contattaci per maggiori informazioni

Compila il form in ogni sua parte, specificando soprattutto l'oggetto della tua richiesta, per entrare subito in contatto con noi.

Promozione musicale