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“Canzoni tristi e cose”: Leslie racconta la persona dietro l’artista

“Canzoni tristi e cose”: Leslie racconta la persona dietro l’artista

Che significato ha per te questo nuovo EP Canzoni Tristi E Cose?

Questo progetto è importante perché è il primo progetto così consistente per me sebbene ne avessi già fatti altri di rilevanti. Sono ancora emozionata forte anche se la release è già avvenuta, è stata l’occasione per me di mettere a nudo i lati più delicati della mia persona oltre che dell’artista.

Ho sempre fatto un tipo di rap abbastanza crudo, questa volta ho voluto spaziare sull’essere umano che sono e raccontare un po’ di più la mia vita che non è stata affatto semplice. Ciò ha inevitabilmente reso il progetto più pesante, ma in senso positivo.

Come mai hai deciso di cambiare e ampliare la tua linea musicale in questo ultimo progetto? E che riscontro stai avendo?

Ho voluto fare questo switch nel senso che io ho sempre amato il rap forte ed è un genere che mi ha sempre contraddistinta. Questa volta sono voluta uscire un po’ dalla mia zona di comfort perché sono dell’idea che comunque a sperimentare si possono avere belle sorprese e penso di aver dimostrato negli anni precedenti di saperlo fare il rap forte, quindi ho detto Ok, voglio dare qualcos’altro alle persone che mi ascoltano, voglio dare qualche cosa di più.

E devo dire che anche i riscontri che sto avendo mi confermano nella mia scelta, sono abbastanza pesanti nel senso che è un lavoro che tratta temi delicati quindi le persone che mi scrivono non mi dicono Oh bella il pezzo è una hit, ma mi parlano di loro esperienze personali in cui si ritrovano nei miei pezzi, quindi provo sensazioni forti e le cose sono delicate da trattare e pesanti. Però sono molto contenta e ancora emozionata.

A livello strutturale cosa nello specifico hai sperimentato?

A livello di sound mi sono divertita proprio a sperimentare, ti faccio un esempio. Cosa Voglio è un pezzo folle, fortemente al di fuori delle mie corde, ci sono io con l’autotune sparato a palla che faccio questi acuti assurdi ed esasperati volutamente per sperimentare. Ma a parte quel caso devo dire che in generale sono una tradizionalista perché il mio rap è veramente classic chic.

Invece a livello di scrittura sono voluta andare più a fondo, perché rispetto alla hit quando affronti temi più personali poi rimane dentro alle persone che ti ascoltano.

Ho cambiato moltissimo il mio approccio, prima ero una super testa hip hop, avevo come dei paraocchi e avevo paura di spingermi oltre la cosa che sapevo di fare molto bene e per cui ero stata apprezzata. Però a un certo punto ho detto F******, io la musica la faccio anche per gli altri sì, ma la faccio principalmente per me, cioè per una necessità veramente personale e quindi come sono cambiata io è cambiata la mia musica di conseguenza.

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Da che cosa nasce questa tua esigenza di esprimerti attraverso il rap?

Il rap è la mia arma e questa consapevolezza l’ho acquisita nel tempo, nel senso che io vado un po’ nel pallone quando si tratta di comunicare, paradossalmente perché l’ho voluto rendere il mio lavoro. Col tempo mi sono resa conto che è veramente la mia arma più forte, non mi sento legata né limitata da niente, sono un fiume in piena quando scrivo quindi riesco a comunicare e raccontare senza limiti.

Mi sono resa conto che il rap è il mio modo migliore di comunicare perché mi dimentico di chi sta dall’altro lato – dell’ascoltare – e mentre scrivo non penso a chi arriva, penso solo a svuotarmi.

Ciò mi riesce particolarmente bene perché non mi devo preoccupare di come mettere giù le parole, le devo solo dire poiché mi viene in maniera naturale l’esprimermi e non c’è ricercatezza. Non è mai nulla premeditato, è un processo spontaneo e naturale.

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E il tuo processo di creazione di una canzone parte prima dalla scrittura o prima dalla scelta della base? 

Dipende. Ci sono vari modi in cui avviene la magia.

Può succedere che sono in studio, Paolo dall’America mi manda una cartella di beat, io li ascolto e magari ne trovo uno che mi colpisce particolarmente e mi viene subito voglia di scriverci. Non scelgo gli argomenti a priori, scelgo sempre il beat ma gli argomenti vanno da sé. Le canzoni è come se si scrivessero da sole.

Diciamo quindi che ci sono occasioni in cui scelgo il beat e poi ci scrivo sopra perché mi sento trasportata dalla base, e ci sono altre occasioni in cui ho proprio la necessità di scrivere e porto in studio il brano e la base sotto viene composta a posteriori. 

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In un’intervista hai affermato che l’originalità è per te il carattere più importante per un artista, citando Leon Faun come uno dei giovani artisti che più ha osato senza remore. Sei ancora di questa idea e ci sono anche altri artisti emergenti che segui?

Leon si è riconfermato il grande talento che aveva dimostrato all’inizio, nel senso che è stato in grado di portare avanti con originalità, dopo lo scoppio, i suoi lavori e questo lo apprezzo tanto. Ci sono un sacco di ragazzi ultimamente che stanno facendo robe matte che mi fanno impazzire.

Il primo che mi viene in mente è Rhove che sta facendo roba fuori dai canoni, che in Italia non aveva mai fatto nessuno e infatti la cosa paga perché ha gli occhi addosso ora e si sta creando una bella fanbase molto solida. Penso anche a Low Red, un ragazzo sardo, della Nuova Sardegna, lo chiamano.

Penso che comunque il fatto di distinguerti ti dà quella cosa in più. Io però non sono così, sono molto naturale, non mi impegno più di tanto a strafare ma solo perché io il rap lo vivo veramente come una cosa naturale quindi sperimento più sul sound, cerco stili nuovi ma più a livello sonoro della base, perché io sono una tradizionalista con la penna. Qualche volta però capita, quando sono in studio col produttore, che si crea una bella atmosfera e proviamo a fare qualcosa di matto.

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Ti sei mai dedicata a provare anche la parte della produzione musicale o hai sempre lasciato il lavoro ai The Ceasars?

Sostanzialmente le produzioni le lascio fare a chi le sa fare, partiamo da questo presupposto. Mi è capitato ultimamente con l’ultimo progetto, siccome sto imparando a suonicchiare il piano, di cominciare a buttare delle linee io e poi rivederle insieme ai produttori. Però ho cominciato a stendere delle linee, passare delle bozzette dove suonavo una linea di piano, ma il grosso del lavoro lo fanno sempre loro: io gli dò l’dea e loro mi cuciono il vestito addosso.

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Cambiando un po’ argomento, com’è il tuo rapporto con i social?

Guarda ti direi che è combattuto. Io non amo i social e soprattutto mi indispone l’idea che per far girare la mia musica debba per forza stare sui social, perché è come se nella mia testa dicessi: Perché le persone devono per forza collegare un’immagine alla mia musica?

Io che ho vissuto il rap degli anni ’90, che mi ascoltavo artisti senza sapere che faccia avessero, questa cosa mi fa parecchio arrabbiare e non la concepisco. La verità è anche che i social sono un mezzo molto forte che abbiamo a disposizione, se volevi far girare la musica prima dovevi fare gli showcase, dovevi lasciare il dischetto alle persone che ti venivano a sentire e magari ti facevi un nuovo fan.

Quindi bello il potenziale dei social, ma che secondo me la gran parte delle volte viene sfruttato male. Poi io personalmente provo disagio a stare là sui social, usarli e fa’ le storie. Se sul palco sono un leone, invece sui social un po’ mi sento a disagio.

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Ci sono artisti italiani che hai preso come modello di riferimento e con cui vorresti collaborare?

Come modello ho sicuramente Marracash, che mi ha proprio cresciuto e a livello di scrittura ho preso davvero tanto da lui come anche nel modo di fare musica. Sarebbe assolutamente una delle collaborazioni sogno per me.

Un altro è Luchè che mi ha ispirato tantissimo a livello musicale e infine ti direi Mecna, i suoi dischi sono stata fonte di grande ispirazione per me negli anni così come i suoi testi.

Conclusioni

Leslie è una rapper e artista che nonostante si sia affermata negli ultimi anni attraverso lo stile, come da lei definito, di rap forte, ha voluto ascoltarsi e assecondare la propria esigenza espressiva creando un progetto intriso di esperienze e racconti personali e dolorosi, mostrando l’essere umano dietro la maschera dell’artista.

Indubbiamente è una donna con i controc**** che non ha alcun timore di dire la propria e anzi, la sua espressività artistica riesce ad arrivare dritto nei cuori degli ascoltatori più sensibili ed empatici creando un legame dato dalla condivisione delle stesse emozioni, sebbene dolorose.

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