C’è bisogno di un nuovo disco dei Club Dogo

Con una tendenza direttamente proporzionale allo trascorrere del tempo, aumenta la nostalgia e la voglia di un nuovo disco dei Dogo. E il terreno musicale del rap italiano non è mai stato così fertile.

Nel 2003 i Club Dogo pubblicarono Mi Fist, uno se non IL disco insieme a Mr. Simpatia a tenere la fiaccola accesa durante il medioevo del rap italiano. Successivamente con Vile Denaro, Dogograzia, Che Bello Essere Noi e Noi siamo Il Club, i Dogo hanno proseguito un’ascesa vincente, ma sempre ostica, a causa di accoglienze avvolte da scetticismo, mai incondizionate, che sfociavano sempre in un confronto con i progetti trascorsi.

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Oggi lo spettro dei Club Dogo è tangibile ma non per semplice nostalgia del passato, quanto per un’importante eredità stilistica che possono ancora riscattare e di cui potrebbero finalmente godere appieno.

Ogni ascoltatore di rap intellettualmente onesto con sé stesso spera in un nuovo disco dei Dogo. Di seguito si fa il punto della situazione artistica e le motivazioni per cui questa speranza non è del tutto vana.

Dove eravamo rimasti?

Tornando nel 2014 i Dogo pubblicano Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist, un disco dal titolo rinnegante e provocatorio, che non raggiunge aspettative di pubblico e critica, sancendo così la tacita interruzione produttiva del collettivo meneghino.

I motivi di questo stand by sono analizzabili solo ora a posteriori. Gli affezionati dei Dogo dell’epoca avevano aspettative bigotte e tradizionaliste, un progetto che li facesse tornare quelli di Mi Fist, mentre questi hanno proposto un album che si rivelò eccessivamente avanguardistico per quel periodo, che solo oggi è recepibile e apprezzabile, dopo 4 anni abbondanti di trap, di drill e superamento dei confini canonici del rap.

Nel 2015 all’alba dello tsunami trap tramontò uno dei più grandi riferimenti stilistici e attitudinali, precursore della stessa wave, che portò alla scissione ufficiosa del gruppo.

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Dopo la separazione

Dal 2015 ad oggi Gué Pequeno, Jake La Furia  e Don Joe hanno proseguito proficuamente i propri percorsi musicali solisti.

Gué non ha vacillato di mezzo centimetro, dal 2015 sgancia un progetto all’anno sempre più che qualitativo rispetto alla media dei colleghi italiani ed ha conquistato il Forum d’Assago. Imperterrito il Guercio rinnova e conferma il proprio status di padrino del rap game, offrendo, tra Vero, Santeria, Gentleman, Sinatra e Gelida Estate, massicce quantità di street banger diluite con sporadiche ma pregiate perle liriche.

Gué Pequeno feat Mahmood – Doppio Whisky (Sinatra; 2019)

Jake ha partorito il suo secondo disco, Fuori da qui. Successivamente ha continuato il percorso rap, dimostrando di dare il meglio di sé, sfigurando l’ospite, quando è in trasferta su tracce altrui, un istinto prevaricatore e mercenario che gli concede il titolo ammazza feat. Alcuni esempi sono F.A.K.E di Don Joe, Più Forte di Me e Avengers di Nerone, Glock Party di Nitro, 0Like di Night Skinny, Barracuda dei Boomdabash, Tocca a me di Vegas Jones, il remix di Rap in guerra di Fibra o addirittura Gli Occhi della Luna degli Ex Otago. Ma l’attività principale è divenuta la carriera reggaetoniana che lo impegna intelligentemente solo 2 canzoni all’anno circa, ed infine si dedica al business discografico parallelo con Big Fish, la Yalla Movement.

Night Skinny feat Jake La Furia – 0 Like (Mattoni; 2019)

Don Joe come Jake si è dato alla gestione della Dogozilla, label di producer, come Andry The Hitmaker, Kid Caesar, Boston George, Yung Snapp, Garelli e Nebbia ma anche di rapper come Vegas Jones, Le Scimmie (Vale Lambo, Lele Blade), Vaz Tè e Giovane Feddini. Nonostante gli impegni manageriali anch’esso prosegue il percorso artistico in prima persona firmando produzioni sgargianti e attuali come la sopracitata F.A.K.E. con Jake e Marra, Stazione Centrale di Vaz Tè, Posso con Egreen, Harem con Axos e Side o la malinconica Cos’è l’amore con Franco126 e Franco Califano.

Egreen – Posso (prod. Don Joe; 2018)

Questi 3 sentieri nonostante si siano distanziati, sembrano poter ricongiungersi in un’unica strada convergente, quella della riaffermazione.

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Perché dovrebbero fare un nuovo disco?

Nel 2019 le orecchie sono rodate a certe sonorità ed attitudini più stilistiche che contenutistiche. Autotune, autoaffermazione e la predilezione della forma rispetto al contenuto hanno reso fertile l’attuale terreno musicale, su misura per gli attuali Gué, Jake e Joe.

Gué nonostante il flow immortale, mai fuori luogo rispetto alle generazioni più giovani e sempre sul pezzo in quanto attitudine, fa intuire che il personaggio forever young che propone inizia a stargli stretto. Un progetto con i Club Dogo potrebbe confinare questa forzatura stilistica dovuta alle esigenze di mercato e al confronto con le nuove leve, e potrebbe conferirgli invece nuovi stimoli, magari più maturi, con la vecchia squadra.

Jake ha già dimostrato in due dischi di non aver fiato per reggere un progetto rap in solitaria, per non parlare del fronte concerti che non è mai riuscito a sostenere autonomamente. Certo la formula feat qua e la più traccia reggaeton primaverile è funzionale alla sopravvivenza nel music business, ma un disco coi Club Dogo, con una ridotta mole di lavoro grazie a blocchi di strofe dimezzate, potrebbe rivelarsi la formula più congeniale per un MC liricamente pigro come Jake.

Joe si sta togliendo i suoi sfizi come produttore di altri artisti, ma anche lui ha dimostrato di non aver risorse e tempo per dedicarsi alla propria figura artistica. Il producer album Ora o mai più si rivelò un fallimento, nonostante contenesse l’ultimo nonché uno dei più bei pezzi dei Dogo cioè Status Symbol, progetto che non sfociò mai in un tentativo di sequel. Con i Gué e Jake del momento e la miglior tolleranza degli ascoltatori, potrebbe sbizzarirsi nelle produzioni più svariate, dalle classicheggianti a quelle pop, da quelle dal taglio più indie a fino alle più latine, sfruttando una libertà sperimentale che oggi è ricercata dagli ascoltatori.

Club Dogo – Status Symbol (Ora o mai più; 2015)

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Conclusione

Gué ha dichiarato che odia le reunion, Jake che vuole vincere al Superenalotto per non fare più nulla e Joe in una recente intervista da Wad ha smentito possibili riavvicinamenti artistici.

Un’interpretazione del mito del Cerbero sostiene che ognuna delle 3 teste rappresenti  temporalmente passato, presente e futuro. I Dogo hanno rappresentato il rap italiano in un passato non troppo remoto, esplicitamente non ci sono prove ma la speranza per un ritorno del cerbero milanese nel presente e nel futuro della scena è l’ultima a morire perchè:

Nessuno supera i Dogo finché non saremo morti in tre

Jake La Furia – Teddy Boy

Uno psicologo tirocinante, un fondatore di Boh Magazine e una persona umana