Fabri Fibra era la chiave, oggi è la porta

L’esclusività che permeava le partecipazioni di Fibra Fibra è andata scemando negli ultimi due anni. La parabola del gran maestro Tarducci è sempre più discendente. Non temi per il disco nuovo?

Molti mi dicono che esagero quando dico che Fabri Fibra non ha più il blasone e il lustro di un tempo, eppure le ultime uscite non fanno che rafforzare la convinzione che il maestro Tarducci non solo sia nel ramo discendente della sua parabola artistica ma che si sia svalutato alla grandissima in poco tempo. Vogliamo parlarne?

Foto di Fabri Fibra e di un blasone che non c'è più

L’aura di esclusività che permeava la sua figura e le sua partecipazioni è andata e va tutt’ora scemando sempre di più, strofa dopo strofa elargita ormai a chiunque. E pensare che, a suo tempo, quando in Italia il rap italiano del grande pubblico era solo Fabri Fibra, di fatto, nemmeno appariva nei videoclip musicali se questi non di singoli propriamente suoi.

Giusto cambiare, giusto evolversi. Tutto giusto, ma vorrei portarti a riflettere su quanto oggi Fabrizio Tarducci si sia svalutato. Strofe per tutti come al Fuori tutto UniEuro, sembra che chiunque possa permettersi una sua strofa nel proprio singolo o album. Anche chi, come Nerone, non ha mercato. L’importante è mangiare.

La rescissione del contratto con Universal e la firma di Fabri Fibra con Sony ci hanno dato un segnale importante che qualcosa è cambiato ma, al netto di questo, ci sono altre considerazioni che vorrei portare alla luce. Andiamo con ordine.

Prima di iniziare: biografia ufficiale aggiornata di Fabri Fibra

(foto di copertina: Alessandro Levati)

Nelle (tante) puntate precedenti

Come in una serie TV cerco di riepilogare cosa è successo nelle tante puntate precedenti. Arriva Fenomeno nel 2017 e tre anni più tardi Il Tempo Vola 2002-2020, una sorta di greatest hits che dovrebbe celebrarne la storia, la rilevanza e il blasone musicale all’interno della scena rap italiana e che invece passa quasi del tutto inosservato.

Dal 2018 a oggi prende parte ad un fantastiliardo di album e singoli, senza limite e quasi senza criterio. Il comune denominatore sembra essere uno soltanto: l’importante è esserci. E infatti eccolo qua: 

Gloria a Spotify che mi aiuta a mettere insieme i cocci. Io avevo perso il conto qualche featuring fa. Mettici pure le partecipazioni a dischi che non sono di altri rapper italiani ma hanno bisogno di rapper italiani per farsi notare oggi come quello di Elodie e Francesca Michelin e mi pare che abbiamo passato in rassegna la qualunque. Strofe degne di nota? Ricordo ancora meno.

Da leggere: quanto guadagnano i rapper da Spotify?

Quantità senza qualità

Facile non sbagliare una strofa se pubblichi una volta ogni morte di Papa. Questo è vero. È anche vero, però, che se hai perso l’estro di un tempo o sei in un periodo di forma non invidiabile, sarà più facile notarlo nel momento in cui pubblichi con una frequenza che, fino a solo un paio di anni fa, non ti apparteneva nemmeno.

Le uscite in cui mi sento di promuovere questo Fibroga nella già citata modalità Fuori tutto UniEuro si contano sulle dita d’una mano. Altrimenti non ricordo più un grande idillio in termini di tecnica, flow, rime, spessore lirico e tutto ciò che rendeva Fabri Fibra un fenomeno vero

Il fuoriclasse non ha bisogno necessariamente di dare il 100% in campo: è sufficiente la giocata che ti cambia la partita e te la fa vincere. Fa sembrare facile quello che, ai più, appare come difficile. Oggi Fibra giunge alle mie orecchie da ascoltatore (e fanboy, ndr) come svogliato, rassegnato, rinunciatario. Va avanti a inerzia, come chi fa un lavoro che non apprezza più così tanto e vorrebbe mollare ma (ancora) non può. Le strofe prodotte toccano quasi gli stessi punti: il suo essere veterano, frecciatina ai social, critica alla trap e avanti così. Insomma, davvero poca varietà su tutti i fronti.

Per approfondire:

Fabri Fibra ha perso smalto e blasone. Le sue strofe non fanno troppo ben sperare sul nuovo disco con Sony Music
Fabri Fibra sembra non essere troppo in forma, aspettando il nuovo album con Sony Music. Foto dal suo profilo Instagram, di Matteo Bellomi

Ieri la chiave, oggi la porta

Anche altri artisti hanno un discreto numero di partecipazioni, penso a Guè Pequeno, penso a Lazza, penso a Gemitaiz (con o senza il congiunto MadMan). Non ho nulla in contrario sul battere cassa e sfogare la propria prolificità timbrando il cartellino ad ogni opportunità. Loro, a differenza del buon Fibroga, hanno dato alla loro penna un taglio di esclusività e valore diversi, percepiti nonostante una discreta dose di featuring un po’ ovunque.

La mia riflessione è proprio in quest’ottica di percezione dell’esclusività e quella di Fabri Fibra si è dissipata nel giro di un paio d’anni, data in pasto a strofe tutt’altro che di livello, al netto delle dovute eccezioni.

Esempio metaforico per rendere l’idea: cosa pensi di una chiave che apre tutte le porte? Perbacco, è cosa rara. Forse più unica che rara. Al contrario, cosa pensi di una porta che si fa aprire da tutte le chiavi possibili e immaginabili? Esatto, pensi bene che non sia troppo una sicurezza.

Fabri Fibra, dal mio personalissimo punto di vista, è passato dall’essere chiave a essere porta. Nell’ultimo featuring in ordine di tempo prima di questo editoriale, Bataclan con Nerone, sottolinea come faccia tutto questo per soldi

Domanda mi sorge spontanea: maestro, perdonami, prima facevi tutto pro bono? Non credo proprio. Eppure nel giro di poco la tua penna e il tuo blasone si sono inflazionati quanto basta da non essere più così unico come un tempo. Facts.

C’era una volta un Fenomeno

Concludo. Mille partecipazioni e davvero poco da segnalare o da ricordare. Questo è il Fabri Fibra degli ultimi due anni. Parlo da grande fan prima che da addetto ai lavori e penso che, se fossi io un rapper o un artista, considerata la mole di featuring elargiti di recente, sarei felice di averlo nel mio disco ma non così tanto come avrei potuto esserlo qualche anno fa.

All’orizzonte sembra esserci anche un nuovo album con Sony, una parte di me – quella più fanboy – si augura che il maestro Tarducci stia conservando le energie per la propria musica mentre la controparte da amichevole blogger di quartiere ha quasi timore di dover bollare Fabri Fibra come leggenda la cui fiamma è spenta già da un po’. C’era una volta un Fenomeno. C’era…

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Nano sardo col vizio di scrivere. Padre di Boh Magazine, fondatore di Beat Torrent, vecchio brontolone. Lavoro come WordPress Developer e mi occupo di scrittura online. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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